Ozono abbondante e scarsa CO2, segno di vita extraterrestre
La ricerca di pianeti abitabili e abitati
La ricerca di mondi al di fuori del nostro Sistema Solare che possano ospitare la vita è una delle sfide più affascinanti dell’astronomia moderna. La scoperta di esopianeti situati nella cosiddetta “zona abitabile”, ovvero a una distanza dalla loro stella che permette l’esistenza di acqua liquida in superficie, ha aperto nuove prospettive nella ricerca di vita extraterrestre. Tuttavia, la semplice presenza di un pianeta in questa zona non garantisce l’effettiva presenza di acqua. Un gruppo di ricercatori guidati dall’Università di Birmingham ha proposto un nuovo metodo per individuare la presenza di oceani su questi mondi lontani.
• La ricerca di pianeti abitabili e abitati
• Il confronto con Venere e Marte
• La strategia di rilevamento
• La misurazione dell’abbondanza di CO2
La firma dell’abitabilità
Il metodo proposto si basa sull’analisi della composizione atmosferica degli esopianeti, in particolare sulla quantità di anidride carbonica (CO2) presente. La CO2 è un gas serra che, in grandi quantità, può contribuire all’effetto serra e al riscaldamento globale, come sta accadendo sulla Terra. Tuttavia, la presenza di oceani può ridurre significativamente la quantità di CO2 atmosferica, poiché l’acqua liquida è in grado di assorbire e sequestrare questo gas. Pertanto, un pianeta con una bassa abbondanza di CO2 rispetto agli altri pianeti del suo sistema potrebbe indicare la presenza di vasti oceani.
Il confronto con Venere e Marte
Per sviluppare questa teoria, i ricercatori hanno preso in considerazione i pianeti rocciosi del nostro Sistema Solare: la Terra, Venere e Marte. La Terra, con i suoi oceani, presenta livelli di CO2 atmosferica significativamente inferiori rispetto a Venere e Marte, che non hanno acqua liquida in superficie. Questa osservazione suggerisce che un simile squilibrio nella composizione atmosferica potrebbe essere un indicatore affidabile della presenza di oceani su altri pianeti.
La strategia di rilevamento
La conferma dell’atmosfera
Il primo passo per applicare questo nuovo metodo è confermare che i pianeti di un sistema abbiano un’atmosfera. Questo può essere fatto osservando la presenza di CO2, che dovrebbe essere il componente principale delle atmosfere planetarie. Gli scienziati suggeriscono che, utilizzando lo strumento Nirspec del telescopio spaziale James Webb, sarebbe possibile rilevare l’impronta della CO2 negli spettri di trasmissione dei pianeti dopo almeno dieci transiti.
La misurazione dell’abbondanza di CO2
Il secondo passo consiste nel misurare la quantità di CO2 in diversi pianeti del sistema per identificare eventuali anomalie. Se un pianeta mostra livelli significativamente più bassi di CO2 rispetto agli altri, ciò potrebbe indicare che è abitabile, ovvero che ha grandi quantità di acqua liquida in superficie.
Infine, per determinare se un pianeta non solo è abitabile ma anche abitato, i ricercatori propongono di cercare la presenza di ozono nell’atmosfera. Sulla Terra, l’ozono si forma quando l’ossigeno, prodotto da piante e alcuni microbi, reagisce con la luce ultravioletta del Sole. La presenza di ozono, insieme a bassi livelli di CO2, potrebbe quindi suggerire la presenza di vita su larga scala.
Il nuovo metodo di ricerca proposto si basa su tecnologie già disponibili, come il telescopio spaziale James Webb, che può rilevare sia l’anidride carbonica che l’ozono nell’atmosfera dei pianeti. Questo approccio potrebbe non solo confermare la presenza di acqua liquida su pianeti lontani, ma anche aprire la strada alla scoperta di vita extraterrestre.
