Diciannove galassie a spirale pronte all’uso

Diciannove galassie a spirale pronte all’uso

Le meraviglie dell’universo vicino

Il James Webb Space Telescope (Jwst), il telescopio spaziale della Nasa lanciato alla fine del 2021,‌ ha catturato immagini straordinarie di diciannove galassie a spirale situate ⁢nell’universo vicino, ovvero entro un raggio di circa 65 milioni di anni luce da noi. Queste​ immagini, ricche di dettagli ⁤mai visti prima, rivelano stelle, gas e polveri che ci offrono‌ nuove informazioni ⁤sulla struttura delle galassie ⁤e sui⁣ processi di formazione ed evoluzione stellare.

Le meraviglie dell’universo vicino

Dettagli inediti grazie all’infrarosso

Strutture galattiche e formazione stellare

Il progetto Phangs e le nuove scoperte

Obiettivi e⁣ ricerche di Phangs

Un catalogo di ammassi e nuove linee di ricerca

Dettagli inediti grazie all’infrarosso

La qualità delle immagini è dovuta alla combinazione di dati ⁢ottenuti⁤ nel vicino e medio infrarosso , grazie a strumenti come NirCam (Near-Infrared Camera) e Miri (Mid-Infrared Instrument) a bordo del Jwst. NirCam ha immortalato ⁢milioni di stelle visibili nelle immagini nei toni del blu , alcune⁣ delle quali si trovano nei ⁤bracci ⁣di ​spirale delle galassie o raggruppate in ammassi stellari. Miri,‌ invece, evidenzia la polvere incandescente, mostrando le zone in cui questa si localizza⁣ intorno e tra le stelle. Inoltre,⁤ a queste lunghezze d’onda sono visibili ‌ nei​ toni ⁣del rosso ⁢ le stelle che⁣ non si sono ancora formate completamente e sono ancora avvolte nel gas e nella polvere che ne alimentano la crescita.

Strutture galattiche e formazione stellare

Le ⁤strutture ⁣di una galassia, come ampi gusci sferici nel gas e nella polvere, sono ricche di informazioni sulla ⁤distribuzione del gas e della‍ polvere al suo interno. Studiare queste strutture in dettaglio è fondamentale per comprendere come ⁣i processi di formazione stellare si inneschino, si mantengano e infine si interrompano. Seguendo la traccia dei ‌bracci delle spirali galattiche, ⁤si trovano estese ​regioni di gas‍ caratterizzate ⁤dai colori rosso e arancione, che potrebbero essere il residuo di esplosioni di una ​o più stelle.

Il progetto Phangs e le nuove scoperte

Le immagini prodotte da Jwst fanno parte del progetto ⁣ Phangs (Physics at High Angular resolution in Nearby GalaxieS), che coinvolge oltre ⁢centocinquanta astronomi di tutto il mondo e comprende ⁤osservazioni su tutto lo spettro elettromagnetico con i più grandi osservatori sia da terra che dallo spazio, tra cui ​Alma, Vlt‌ e Hst.

Obiettivi e⁣ ricerche di Phangs

Il progetto Phangs mira a studiare il processo⁤ di formazione stellare e⁤ come questo sia influenzato dall’ambiente circostante e viceversa. Francesco Belfiore , dell’Inaf di Arcetri e unico ricercatore dell’Istituto Nazionale ​di Astrofisica a partecipare al progetto, spiega che il ciclo della materia all’interno dell’ecosistema galattico è un processo multiscala e multifase. Le galassie vicine offrono un punto di vista unico per collegare la scala cosmologica⁢ e ‍quella galattica. Con Phangs, gli scienziati sperano di ottenere ‌una visione complessiva su questi processi e determinare l’efficienza del processo di formazione stellare e il futuro evolutivo delle galassie.

Un catalogo di ammassi e nuove linee di ricerca

Grazie ai dati combinati di Phangs, esistono molte linee di ricerca possibili che gli scienziati possono iniziare a percorrere. Il ‍numero senza precedenti di stelle risolte dal telescopio spaziale James Webb rappresenta un ottimo‍ punto di partenza. Inoltre, la collaborazione Phangs ha reso pubblico anche un catalogo di circa 100mila ammassi , il più grande mai realizzato. Questa enorme mole ⁤di dati è ora a disposizione di tutta la comunità scientifica che vorrà contribuire ⁤alle nuove scoperte in questo campo.

Le ‌immagini e i dati raccolti dal James Webb ‌Space Telescope e dal progetto‍ Phangs rappresentano un passo avanti significativo nella nostra comprensione dell’universo e⁢ dei processi che regolano la formazione e ‌l’evoluzione​ delle galassie. ‌Con queste nuove informazioni, gli astronomi sono meglio equipaggiati ​per svelare i misteri dell’universo e​ forse, un giorno, rispondere a domande fondamentali sulla nostra esistenza e sul nostro posto nel cosmo.