Il ruolo dell’Oceano Artico nel ciclo del carbonio e il suo impatto sul cambiamento climatico
(METEOGIORNALE.IT) L’Oceano Artico, nonostante sia il più piccolo del mondo, svolge un ruolo cruciale nel ciclo del carbonio terrestre. Si stima che le sue acque fredde assorbano fino a 180 milioni di tonnellate metriche di carbonio all’anno, più del triplo delle emissioni annue di New York City, rendendolo uno dei principali serbatoi di carbonio del pianeta. Tuttavia, recenti scoperte indicano che il disgelo del permafrost e il deflusso ricco di carbonio dal fiume Mackenzie in Canada stanno provocando un rilascio di anidride carbonica (CO2) in alcune parti dell’Oceano Artico superiore al suo assorbimento.
Il fiume Mackenzie e il suo impatto sull’Oceano Artico
Il viaggio del fiume Mackenzie
Il fiume Mackenzie, il secondo più grande sistema fluviale del continente nordamericano, inizia il suo percorso vicino all’Alberta e termina dopo mille miglia nel Mar di Beaufort, una regione dell’Oceano Artico. Durante il suo tragitto, il fiume trasporta nutrienti minerali e materia organica e inorganica, che si riversano nel mare sotto forma di una miscela di carbonio disciolto e sedimenti.
Il riscaldamento globale e il disgelo
Le temperature significativamente più calde degli ultimi anni hanno portato a un aumento dello scioglimento e del disgelo dei corsi d’acqua e dei paesaggi nell’area del delta del Mackenzie, con conseguenze dirette sul ciclo del carbonio.
La ricerca e la modellazione computerizzata
La sfida dei dati
La parte sud-orientale del Mar di Beaufort è stata considerata una debole o moderata fonte di assorbimento di CO2, ma la mancanza di dati provenienti da questa remota regione ha reso difficile una valutazione precisa.
Il modello ECCO-Darwin
Per colmare questa lacuna, un team di ricerca internazionale ha adattato un modello biogeochimico globale dell’oceano chiamato ECCO-Darwin, sviluppato presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA in California e il Massachusetts Institute of Technology a Cambridge. Il modello integra quasi tutte le osservazioni oceaniche disponibili raccolte per oltre due decenni da strumenti basati su mare e satelliti.
Utilizzando il modello, gli scienziati hanno simulato il deflusso di acqua dolce e gli elementi e composti che trasporta, inclusi carbonio, azoto e silice, per quasi 20 anni (dal 2000 al 2019).
I risultati della ricerca
La ricerca ha rivelato che il deflusso del fiume stava innescando un’intensa fuoriuscita di CO2 nel sud-est del Mar di Beaufort, ribaltando il bilancio del carbonio e portando a una netta emissione di 0,13 milioni di tonnellate metriche di CO2 all’anno, equivalente alle emissioni annuali di circa 28.000 auto a benzina. Il rilascio di CO2 nell’atmosfera variava a seconda delle stagioni, risultando più pronunciato nei mesi più caldi, quando il deflusso del fiume era elevato e c’era meno ghiaccio marino a coprire e intrappolare il gas.
Implicazioni per il cambiamento climatico
Le scoperte sono fondamentali per comprendere il contributo delle periferie costiere e dei fiumi al ciclo del carbonio artico. Circa la metà dell’area dell’Oceano Artico è composta da acque costiere, dove la terra incontra il mare in un abbraccio complesso. Sebbene lo studio si sia concentrato su un angolo particolare dell’Oceano Artico, può aiutare a raccontare una storia più ampia di cambiamenti ambientali in atto nella regione.
Dal 1970, l’Artico si è riscaldato almeno tre volte più velocemente di qualsiasi altra area della Terra, trasformando le sue acque e gli ecosistemi. Alcuni di questi cambiamenti favoriscono una maggiore fuoriuscita di CO2 nella regione, mentre altri portano a un maggiore assorbimento di CO2. Ad esempio, con il disgelo dei terreni artici e lo scioglimento di neve e ghiaccio, i fiumi stanno fluendo più rapidamente e trasportando più materia organica dall permafrost e dalle torbiere nell’oceano. D’altra parte, il fitoplancton microscopico vicino alla superficie dell’oceano sta sfruttando il ridursi del ghiaccio marino per fiorire nelle nuove acque aperte e alla luce del sole, catturando e riducendo la CO2 atmosferica durante la fotosintesi.
Gli scienziati stanno monitorando questi cambiamenti, grandi e piccoli, nell’Artico e oltre, poiché le acque oceaniche rimangono un tampone critico contro un clima in cambiamento, sequestrando fino al 48% del carbonio prodotto dalla combustione di combustibili fossili. (METEOGIORNALE.IT)

