Il lato orientale dell’alta pressione delle Azzorre, che quest’anno si è spostato più a ovest, rende l’Italia particolarmente vulnerabile agli eventi climatici che avverranno nell’Europa orientale per le prossime due o tre settimane. I modelli di previsione indicano la possibile formazione di aree di bassa pressione nei mari italiani, portando con sé cattivo tempo, venti di burrasca e un notevole abbassamento delle temperature che, entro fine novembre, potrebbero scendere al di sotto della media.
Le ultime analisi meteo suggeriscono che anche il Nord Italia potrebbe essere interessato da significative precipitazioni, in coincidenza con il calo delle temperature. Questo significa che potrebbe nevicare anche in Valle Padana, anche senza la presenza del Buran o di intense ondate di freddo. Tuttavia, per avere una visione più chiara dell’evoluzione meteorologica a lungo termine è necessaria ulteriore conferma.
Non è sempre possibile prevedere una grande ondata di gelo con largo anticipo, come dimostra l’ondata di freddo e neve del gennaio 1985. Quell’inverno iniziò in maniera anonima senza freddi significativi fino a dicembre. Il primo giorno di dicembre portò grandi gelate sul Mar Caspio, mentre in Italia, Europa occidentale e Scandinavia il clima rimase relativamente mite. Il 2 dicembre, la Scandinavia subì un ulteriore riscaldamento a causa di un’avvezione calda dall’Italia, mentre nell’Italia nord occidentale si raffreddò leggermente.

Il 7 e l’8 dicembre, l’Italia godette di bel tempo, mentre nubi stratificate si formarono sulle Alpi settentrionali. La Spagna fu interessata da nuvolosità sparsa e piogge, con un fronte atlantico che raggiunse le Isole Britanniche. Il 9 dicembre, una depressione d’Islanda rimase lontana dall’Italia, dove prevalse il bel tempo. Alcune nubi stratificate coprirono la Spagna e le Isole Britanniche.
Il 10 dicembre, mentre una perturbazione atlantica si spostava sui Balcani, l’Italia rimase prevalentemente serena. Tra il 10 e il 15 dicembre, un notevole raffreddamento interessò la Russia, specialmente ad est degli Urali, con formazioni nebbiose in Francia e nella valle dell’Ebro in Spagna. Il 14 dicembre ci fu una crisi meteorologica con precipitazioni su Venezie e Marche e, il giorno seguente, correnti instabili portarono nuvolosità in Sardegna e in alcune regioni nord-occidentali italiane, con piogge in Spagna.
In generale, l’Europa centro-occidentale, Italia inclusa, vide un’insolita presenza di masse d’aria più miti. La prima parte dell’inverno non lasciò presagire gli eventi gelidi che avrebbero caratterizzato il mese successivo, sorprendendo anche i più esperti meteorologi.
Il meteo subito dopo il Capodanno del 1985 segnalava l’inizio di quella che sarebbe diventata una delle più intense ondate di gelo degli ultimi cinquant’anni. Il 1° gennaio, l’ondata di gelo stava ancora prendendo forma, ma un’analisi approfondita dell’atmosfera ad alta quota già forniva indicazioni importanti. A queste altezze, è più facile valutare l’evoluzione delle condizioni meteorologiche. In particolare, lo studio dei movimenti atmosferici a una quota di pressione di 500 hPa, che in inverno si trova a circa 5500 metri di altezza, è fondamentale per comprendere come si muovono le masse d’aria calde e fredde.
A queste alte quote, le masse d’aria si spostano liberamente, senza incontrare ostacoli come l’attrito con il suolo o le barriere naturali come le catene montuose. Le Alpi, ad esempio, con i loro 4000 metri di altezza, rappresentano un ostacolo significativo per le correnti aeree dei bassi strati atmosferici.
All’una di notte del 1° gennaio, secondo l’orario italiano (00 UTC), a 500 hPa si osservava un fenomeno interessante: l’Anticiclone delle Azzorre iniziava a spingersi verso nord, espandendosi dalle coste spagnole verso l’Islanda. Questo movimento si congiungeva con l’Anticiclone Polare, situato a latitudini molto elevate, creando le condizioni per un’ondata di freddo eccezionale.
Anche al livello del mare si percepisce chiaramente l’intensa espansione dell’Anticiclone Atlantico, che si dirige verso nord. Questo fenomeno è supportato anche dalle condizioni atmosferiche in quota e determina un blocco completo della normale circolazione occidentale delle masse d’aria. In Italia, questo scenario favorisce il passaggio di correnti fredde attraverso l’Arco Alpino, che si dirigono verso il settore nord-orientale del paese.
Contemporaneamente, un fronte perturbato si posiziona tra l’Abruzzo e la Campania, creando una netta divisione tra l’aria fredda al nord e l’aria ancora calda presente al sud. Questo fronte dà origine a una zona di forte maltempo, che si abbatte in particolare sulla Basilicata.
La Francia, nel frattempo, si trova sotto la minaccia di un fronte freddo caratterizzato da una isoterma di -5°C, che si estende dal Golfo di Biscaglia fino alla Danimarca. Questa situazione rappresenta l’inizio di un’invasione di aria artica marittima, che è solo l’antesignano del grande gelo che sta per abbattersi sull’Europa.

