Il⁢ libero arbitrio e la neuroscienza: una nuova prospettiva

Il⁢ libero arbitrio e la neuroscienza: una nuova prospettiva

Un team di neuroscienziati dell’Università‌ HSE ha messo in discussione le ⁤conclusioni di​ studi famosi, in particolare quelli di ⁣Benjamin Libet, ⁢che mettono in‍ dubbio l’esistenza del libero​ arbitrio. Gli esperimenti di Libet negli anni ’70 e ’80 utilizzavano l’EEG per ​dimostrare che l’attività cerebrale ‍indicante una​ decisione avveniva prima che gli individui fossero consapevoli della loro intenzione di agire. La recente ricerca ‍del team⁣ HSE suggerisce difetti ⁣nella misurazione ⁢dell’intenzione di consapevolezza di ‍Libet e afferma che il potenziale di prontezza non‍ si correla direttamente‍ con la decisione stessa. Le loro scoperte sottolineano la‌ necessità ‍di ​un nuovo‌ approccio ⁢al dibattito sul libero arbitrio.

Non⁣ puoi incolpare il ​tuo cervello per le tue azioni!

Contesto ⁢storico del ‌dibattito sul​ libero arbitrio

Il punto di vista dell’Università HSE sul paradigma

Non⁣ puoi incolpare il ​tuo cervello per le tue azioni!

I neuroscienziati dell’Università HSE hanno ⁢sfidato ​i famosi studi che mettono in ‍discussione il libero ⁤arbitrio delle nostre decisioni. Non è possibile trasferire la responsabilità ⁤delle proprie azioni al cervello. I risultati del nuovo lavoro sono stati recentemente pubblicati sulla rivista Neuropsychologia.

Contesto ⁢storico del ‌dibattito sul​ libero arbitrio

La controversia su quanto libero arbitrio ‍le​ persone abbiano nel prendere⁢ le loro decisioni dura da decenni. I neuroscienziati si sono uniti a questa discussione ‍grazie agli​ esperimenti elettroencefalografici ⁢(EEG) di Benjamin Libet. Negli anni ’70-’80, ha ‍dimostrato che 0,5-1,5 secondi prima ​della consapevolezza ​cosciente dell’intenzione di eseguire un movimento, i soggetti emettono un’attività EEG che predice questo movimento. Risulta quindi che il cervello prende una decisione e invia un potenziale ​di prontezza prima che una ​persona se ne renda⁢ conto, e ‌le nostre​ azioni non sono altro che il risultato di un processo fisiologico inconscio nel cervello.

I risultati degli esperimenti di⁣ Libet⁢ hanno generato molte controversie sul libero ‌arbitrio, e alcuni neurofisiologi hanno addirittura concluso‍ che non esiste.⁢ Inoltre, l’esperimento di Libet è stato ripetuto utilizzando l’imaging a risonanza magnetica‌ funzionale, e risulta che la decisione del soggetto⁣ può essere ‍predetta anche 6-10 secondi prima della loro consapevolezza cosciente di essa.

Il punto di vista dell’Università HSE sul paradigma

Il personale dell’Istituto di Neuroscienze‌ Cognitive dell’HSE ha ⁤messo in discussione questo paradigma sperimentale e nel loro nuovo studio ‌ha confermato che il momento della consapevolezza dell’intenzione negli esperimenti di Libet è stato determinato in‍ modo errato.⁢ Inoltre, l’attività EEG, o il segnale cerebrale che indica la prontezza di una decisione, ‍che è​ stato⁤ registrato da ⁣Benjamin Libet prima che la decisione fosse presa, in​ realtà non ha alcun legame diretto con questa decisione.

Nell’esperimento originale di Libet,⁤ ai soggetti veniva chiesto⁣ di piegare occasionalmente i⁣ polsi e allo stesso⁣ tempo di ricordare il ⁢momento in cui si sentivano pronti a eseguire questa azione. Il momento della⁢ consapevolezza dell’intenzione veniva registrato dalle parole degli ⁢stessi soggetti:‌ osservavano un punto che si muoveva lungo il quadrante dello schermo, simile a‌ una‌ lancetta dell’orologio, e⁤ indicavano ⁢la posizione del punto quando sentivano ⁣il desiderio di piegare la mano. Il momento ​della decisione finale veniva determinato dalla lettura‍ esatta‍ del sensore attaccato al polso dei soggetti.

I neuroscienziati dell’HSE hanno ripetuto l’esperimento con due gruppi di soggetti, apportando piccole modifiche al compito‌ in uno​ dei gruppi.‍ Utilizzando rapporti comportamentali e tecniche EEG ipersensibili,‍ gli scienziati hanno indagato la correlazione tra il momento della consapevolezza dell’intenzione e il momento della⁣ decisione finale. Si è scoperto che ‌il momento della consapevolezza ‌può essere influenzato dalle ‍procedure sperimentali:‍ ad esempio, senza‌ un certo addestramento,⁢ i soggetti sono a malapena in ‍grado di ⁣determinare le loro intenzioni, e ⁢il tradizionale paradigma di Libet li spinge a sentire che possono determinare il momento della decisione e dell’intenzione. Apparentemente, l’istruzione stessa nel compito di Libet fa sentire ai partecipanti che l’intenzione dovrebbe emergere molto prima​ che la ‌decisione finale sia presa.

Inoltre, lo studio⁢ ha confermato che ​non esiste un ‍legame ‍diretto tra l’attività del cervello che precede l’azione ⁤e l’intenzione di eseguire ⁤l’azione. Il senso dell’intenzione emergeva nei soggetti in ‌momenti diversi, mentre il potenziale ⁤di prontezza veniva sempre registrato più o meno allo ⁤stesso tempo. Pertanto, il ‍potenziale di prontezza ‍può riflettere la dinamica generale del processo decisionale riguardo all’esecuzione di ⁣un⁤ movimento, ma ciò non significa che⁢ l’intenzione di agire sia già stata generata.

“Il nostro studio evidenzia l’ambiguità della ricerca di Libet e dimostra l’assenza ⁤di ⁣una‍ correlazione diretta tra il segnale cerebrale e il processo decisionale. Sembra ⁢che il classico‍ paradigma di Libet non ⁤sia adatto per rispondere alla domanda se abbiamo il libero arbitrio nel prendere decisioni. Dobbiamo ideare un nuovo​ approccio a questo estremamente interessante ‍rompicapo ‌scientifico”, afferma⁣ Dmitry⁤ Bredikhin, autore della ricerca e giovane ricercatore presso il Centro⁤ per la Cognizione ⁤e la Decisione.

“La neuroscienza cerca di rispondere a domande chiave nella nostra vita, tra cui quelle sul libero arbitrio e la responsabilità delle ⁣nostre azioni. Dobbiamo ​essere particolarmente precisi per ‍trarre⁣ conclusioni che influenzano la nostra visione del mondo e il nostro‍ atteggiamento verso la vita. Pertanto, ⁣abbiamo cercato di capire​ la predeterminazione delle nostre‌ decisioni‌ e abbiamo ⁣confermato una serie ‌di difetti nei famosi esperimenti di⁢ Benjamin Libet. Questo non significa che abbiamo chiuso questa questione sulla natura illusoria del nostro libero ‌arbitrio, ma​ piuttosto ⁢sottolinea ‌che la discussione continua. Questa potrebbe essere una delle domande più interessanti⁣ della scienza moderna, alla quale dobbiamo⁢ ancora dare una risposta definitiva”, commenta Vasily Klucharev, coordinatore del progetto e ‌ricercatore senior dell’Istituto di⁢ Neuroscienze Cognitive.