Le ultime analisi sul fenomeno di El Niño, emerso nella zona definita 3.4 dell’Oceano Pacifico, mostrano che esso continuerà a manifestarsi durante la stagione fredda, come confermato da vari modelli climatologici focalizzati sull’osservazione degli Oceani. Il fenomeno di El Niño si articola in 4 livelli: leggero, moderato, intenso e molto intenso. Secondo gli attuali modelli, durante l’inverno potremmo assistere a un El Niño di intensità moderata, ma non escludiamo che possa intensificarsi ulteriormente. Alcune previsioni lo indicano verso intensità forte.
Molti collegano El Niño a condizioni costantemente calde, ma questa è una semplificazione errata. Infatti, El Niño può portare a variazioni climatiche stagionali. Durante l’inverno, per esempio, amplifica la probabilità di freddo estremo in Siberia. Approfondiamo questo tema ora perché settembre rappresenta un momento di passaggio verso la nuova stagione fredda, durante la quale assisteremo a notevoli variazioni meteorologiche, particolarmente nelle zone con clima continentale. In Siberia iniziano le nevicate, cadono le foglie dagli alberi a Mosca.
Se El Niño è associato al freddo siberiano, La Niña, che ha caratterizzato gli ultimi tre semestri, coincide con un notevole effetto dell’area siberiana, dove le temperature più alte portano anche a una maggiore presenza di neve. Secondo alcune ricerche, una copiosa copertura nevosa siberiana in settembre può preannunciare un inverno più freddo in Nord America, e potenzialmente anche in Europa. Tuttavia, in Europa, la diffusione del freddo siberiano è ostacolata dall’aumentata influenza dell’oceano, sia nella sua componente secca (alta pressione) che in quella umida (bassa pressione).
Nelle nostre regioni, però, cresce anche l’impatto delle correnti tropicali umide durante il predominio di El Niño, con un aumento delle depressioni atmosferiche e una minore frequenza di pause prolungate dal maltempo invernale. Ciò comporta la persistenza di condizioni umide, nevicate in montagna e periodi freddi a quote più basse.
Un esempio emblematico dell’effetto di El Niño fu la stagione 1992, quando diverse aree del nostro Emisfero subirono intense ondate di freddo e neve.
Relativamente alle precipitazioni, El Niño non ha un legame diretto nel Mediterraneo ed in Italia. Queste sono piuttosto influenzate da sistemi come l’indice NAO, che potrebbe avere una correlazione negativa con El Niño, portando a un clima più perturbato in Italia.
È fondamentale sottolineare che il fenomeno di El Niño, ovvero l’innalzamento delle temperature nella zona 3.4 dell’Oceano Pacifico, non va confuso con il cambiamento climatico. Mentre La Niña ha generalmente effetti contrapposti, la sua influenza varia in base a durata, intensità e posizione. Una peculiarità di questo El Niño riguarda la sua massima espressione nella regione 3.4, che diventerà sicuramente oggetto di ulteriori studi, dato l’importante impatto sul nostro emisfero durante i mesi freddi.
Le stagioni in cui si è registrato un El Niño di intensità media sono state: 1951-1952, 1963-1964, 1968-1969, 1986-1987, 1994-1995, 2002-2003 e 2009-2010. Non è consigliabile basare previsioni climatiche soltanto su questi dati. L’influenza di El Niño sulle nostre regioni è modulata da vari fattori atmosferici. Tuttavia, comprendere l’intensità e la posizione di El Niño è un punto di partenza fondamentale per approfondimenti scientifici futuri.
Quale sarà l’effetto di questo fenomeno sulla nostra stagione invernale? In generale, El Niño porta a un impatto limitato del freddo siberiano sulle nostre aree, in contrasto con La Niña, che intensifica l’effetto siberiano su regioni come il Medio Oriente, causando un aumento delle gelate. Ancora una volta, si nota l’incremento dell’effetto delle correnti tropicali umide durante il predominio di El Niño, con conseguenti frequenti condizioni piovose e nevose. La stagione del 1992 rimane emblematica per le sue tempeste nevose che colpirono diverse aree.
Per quanto riguarda le precipitazioni, come detto, non esiste un nesso diretto tra questo fenomeno e le piogge nella nostra zona. Ciò dipende principalmente dalla posizione delle depressioni e dalle dinamiche dei venti a livello regionale. Ma quest’anno abbiamo un Mediterraneo molto caldo e la propensione ad avere una NAO negativa, questo indice di comportamento del clima potrebbe favorire maltempo, e con un mare caldo, maggiori precipitazioni.
Non è poi affatto trascurabile la presenza di basse pressioni nel Mediterraneo, le quali generalmente catalizzazano masse d’aria, comprese quelle d’aria fredda che si affacceranno verso la Russia europea, favorendone l’nvasione nel meteo invernale con nevicate improvvise e ondate di gelo.