Giappone, anomala serie di terremoti. Cause sconosciute
Un’intensa sequenza di terremoti che ha avuto inizio alla fine del 2019 nella penisola di Noto, nel nord-est del Giappone, è stata collegata a fluidi rilasciati da antiche attività magmatiche, o forse da attività moderne non ancora sconosciute. Questa scoperta, pubblicata su JGR Solid Earth, sfida le precedenti ipotesi secondo le quali tale attività sismica non potrebbe verificarsi in aree prive di attività vulcanica da oltre 10 milioni di anni.
Lo studio scientifico, pubblicato di recente su JGR Solid Earth, ha collegato l’intensa sequenza di terremoti in corso nella penisola di Noto, nel nord-est del Giappone, al rilascio di fluidi da antiche attività magmatiche o da attività moderne non ancora riconosciute. Fino alla fine del 2019, la regione, priva di attività vulcanica dal Miocene medio (15,6 milioni di anni fa), non aveva mai sperimentato una tale sequenza.
Gli studiosi hanno utilizzato posizioni di terremoti determinate con precisione e riflettori sismici per indagare sulla causa di questa sequenza. Una revisione del rilocamento di 10.940 terremoti con magnitudo superiore a 1 ha rivelato che tutti avevano un’origine crostale e si erano spostati verso l’alto, attivando una complessa rete di faglie a profondità inferiori a 20 km. L’inizio della sequenza è avvenuto a una profondità localmente elevata (z = 17 km), e la distribuzione locale dell’ipocentro ha mostrato un caratteristico schema circolare.
Secondo gli autori dello studio, “I terremoti si sono spostati da profondità elevate a profondità più basse attraverso molte faglie, molto simili alle sequenze di terremoti vicino ai vulcani”. Il più forte di questi terremoti, con una magnitudo di 5.4, si è verificato vicino al fronte di migrazione sulla struttura planare più significativa. Il team ha avvertito che potrebbero verificarsi ulteriori terremoti in questa parte superficiale della faglia.
La scoperta chiave dello studio è stata il rilevamento di un distinto riflettore di onde S, che suggerisce una fonte di fluido, nelle vicinanze del punto di inizio della sequenza. Gli ipocentri locali mostrano uno schema circolare analogo alla faglia anulare sopra un serbatoio di magma. Queste osservazioni indicano che l’attività sismica in corso è influenzata da fluidi legati a antiche attività magmatiche o a attività moderne non ancora riconosciute.
Implicazioni della scoperta
Le scoperte dello studio evidenziano che anche in regioni in cui non si osserva attività vulcanica da più di 10 milioni di anni, strutture e fluidi indotti da magma nascosto possono generare terremoti.
In conclusione, la ricerca ha dimostrato che l’attività sismica può essere influenzata da fluidi legati a antiche attività magmatiche o a attività moderne non ancora riconosciute, anche in regioni prive di attività vulcanica da oltre 10 milioni di anni. Questa scoperta sfida le precedenti ipotesi e apre nuove prospettive per la comprensione dei terremoti.
