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      Home » Oceani: rischiamo di perdere per sempre la biodiversità!
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      Oceani: rischiamo di perdere per sempre la biodiversità!

      Davide Santini
      Davide Santini
      Pubblicato: 30/05/2023
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      2 Min Lettura
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      Contents
      • Una considerazione
      • Ci sono un sacco di specie del tutto sconosciute
      • Cosa chiedono gli scienziati a gran voce

      Si teme che rischiamo di perdere per sempre ben 2,2 milioni di organismi che vivono negli oceani. Le logiche conseguenze sarebbero davvero imprevedibili per l’approvvigionamento alimentare umano e per la regolazione del clima. Questo fatto, oltre che essere estremamente grave dal punto di vista etico, lo è pure per l’uomo. Andiamo a vedere cosa comporta.

       

      Una considerazione

      Di solito non se ne parla. Oltretutto, si potrebbe cadere in un facile pensiero. Magari pensando che gli ambienti marini più profondi siano, a prima vista, molto distanti e insignificanti. Ma ricordiamo che questo è un pensiero superficiale, oltre che del tutto errato.

      L’oceano profondo, quello tra i 200 e gli 11 mila metri di profondità, è l’habitat più grande del Pianeta Terra e copre più della metà della superficie terrestre.

      Basti pensare che è del tutto essenziale per la regolazione del clima globale, immagazzinando anidride carbonica e calore e mantenendo la biodiversità planetaria.

       

      Ci sono un sacco di specie del tutto sconosciute

      La conoscenza delle specie che vivono in questo ambiente cosi strano, grottesco e remoto è un primo passo indispensabile per la loro protezione. Sembrano lontane e intatte, ma in realtà ricordiamo ai nostri lettori che sono sempre più esposte all’inquinamento, all’acidificazione degli oceani e alla plastica.

      In particolare, il riscaldamento globale e l’esaurimento delle risorse potrebbero portare a drammatici cambiamenti nella biodiversità delle profondità marine, con effetti tuttora completamente ignoti.

       

      Cosa chiedono gli scienziati a gran voce

      I ricercatori chiedono quindi supporto per sviluppare strategie di ricerca internazionale, infrastrutture e cooperazione. Nonché di salvaguardare queste zone remote, ma al tempo stesso essenziali.

      Come si legge nel documento: “la conservazione delle specie che si trovano in aree al di fuori della giurisdizione nazionale è particolarmente impegnativa”. Non è vero che è “terra di nessuno”, di fatti lo è di tutti. Pensiamoci per bene.

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      TAG:biodiversitàoceani
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