
(METEOGIORNALE.IT) Le ondate di calore marino colpiscono pure i fondali e non solamente la superficie. No. non è uno scherzo e anzi possono perfino essere più intense e durature di quelle che interessano le acque superficiali (shallow waters).
Lo dimostra la prima vera analisi completa delle ondate di calore marino, condotta sulle acque che ricoprono la piattaforma continentale del Nord America.
Lo studio: il primo della Storia!
Lo studio è pubblicato su Nature Communications da un team di ricercatori della NOAA. Per sopperire alla mancanza di dati, gli scienziati son partiti dalle osservazioni fatte sulla superficie del mare (grazie a satelliti, navi e boe) e li hanno inseriti in alcuni modelli predittivi. Essi permettono di simulare le correnti oceaniche e le caratteristiche dell’atmosfera, in modo da ricostruire le temperature dei fondali.
L’analisi si è focalizzata sulle coste orientali e occidentali del Nord America, sulla base dei dati raccolti tra il 1993 e il 2019 (milioni di numeri), e ha prodotto simulazioni ad altissima risoluzione (8 chilometri circa).
I risultati: sono scioccanti!
I risultati indicano che le ondate di calore marino sui fondali tendono a persistere più a lungo (mesi o metà anno!) e talvolta sono più intense di quelle osservate in superficie nella stessa località. Basti pensare che alcuni aumenti della temperatura vengono compresi tra 0,5 e 3 gradi, su un lasso temporale di diverse mensilità.
Le ondate di calore superficiali e quelle profonde tendono a essere sincrone nelle regioni in cui le acque sono più basse e si rimescolano meglio. Questo è logico, mentre laddove le acque sono profonde il riscaldamento acuto dei fondali riesce ad avvenire pure in assenza di relativi segnali in superficie.
C’è una brutta conseguenza per noi umani. I pescatori rischiano di percepire il fenomeno solo quando diventano visibili gli effetti sull’ecosistema marino. Ecco che, alla luce di ciò, sarebbe necessario un sistema di monitoraggio a lungo termine. (METEOGIORNALE.IT)
