• Privacy Cookie
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Privacy settings
lunedì, 4 Maggio 2026
METEO GIORNALE
  • Home
  • Previsioni Meteo
  • Cronaca Meteo
  • Mappe
  • Diretta Meteo
  • Magazine
  • Viaggi
  • Old news
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Home
  • Previsioni Meteo
  • Cronaca Meteo
  • Mappe
  • Diretta Meteo
  • Magazine
  • Viaggi
  • Old news
  • Chi siamo
  • Contatti
Meteo Giornale
Home Cronaca Meteo

Meteo e durata del manto nevoso alpino: i dati che allarmano

Luca Martini di Luca Martini
04 Mar 2023 - 17:00
in Cronaca Meteo
A A
Share on FacebookShare on Twitter

(METEOGIORNALE.IT) La prima parte dell’articolo, estratto dalla pubblicazione presente su nature.com a firma di ricercatori del CNR, è disponibile a questo link.

I risultati dello studio: manto nevoso al minimo da sei secoli

Il manto nevoso mostra un’elevata variabilità annuale, da anni in cui dura quasi tutto l’anno, come nel 1431, 1541 o 1705, ad anni in cui dura meno di 200 giorni, cioè circa 2 mesi in meno rispetto al valore medio a lungo termine di 251 giorni, come ad esempio nel 1532, 1875 o 2012.

LEGGI ANCHE

Cina, 538 mm di pioggia in mezza giornata: 148 mm in un’ora

Mosca, tempesta di neve da record: vento a 130 km/h

Si possono, però, identificare periodi in cui il manto nevoso ha avuto mediamente una lunga durata, come i ventenni 1440-1460 e 1780-1800, altri in cui è durato mediamente meno, come il 1940-1960 caratterizzato da scarse nevicate. La riduzione della durata del manto nevoso, iniziata intorno alla fine del XIX secolo, emerge come un evento più importante negli ultimi 600 anni.

 

I primi due decenni di questo secolo, con una media di 215 giorni, registrano il punto più basso della durata della copertura nevosa, 36 giorni in meno rispetto alla media di lungo periodo.

La variabilità a breve e lungo termine della durata del manto nevoso deriva principalmente dalla combinanzione tra le precipitazioni della stagione fredda (in forma di neve) e le temperature annuali, principalmente dell’autunno e dell’estate.

Il segnale misto di temperatura e precipitazione, codificato nella larghezza dell’anello di ginepro, rispecchia l’interazione complessa e dinamica della temperatura dell’aria e delle precipitazioni che influenzano la durata del manto nevoso ma anche la dinamica del ghiacciaio.

 

Il confronto con altri studi e fonti documentarie

Le ricostruzioni di 500 anni del cambiamento di estensione di sette ghiacciai alpini effettuate da un altro studio, presentavano un cambiamento a lungo termine analogo a quello calcolato da questo studio per il manto nevoso, dove una fase centenaria di stabilità, dal XVI alla metà del XIX secolo, è stata seguita da un rapido ritiro interrotto in modo effimero da una breve fase di recupero tra il 1960 e l’inizio degli anni ’80.

 

Il confronto con le fonti storiche documentarie mostra molte conferme: dei cinque gravi eventi di siccità (1540, 1590, 1616, 1718 e 1719) descritti per l’Europa centrale, 1540, 1718 e 1719 risultano anche come anni con breve durata del manto nevoso. Ulteriori anni con anomalie rilevanti nel manto nevoso, come le stagioni di brevissima durata del 1532 e 1552 (rispettivamente, 60 e 41 giorni più brevi della media a lungo termine) o il lunghissimo manto nevoso del 1692 (74 giorni più lungo ), trovano consistenti evidenze documentali in diverse aree alpine limitrofe che riportano mesi invernali molto caldi e scioglimento precoce della neve, con inizio vegetativo precoce o, al contrario, un manto nevoso insolitamente persistente.

 

L’inverno 1916/17, quando in Europa infuriava la prima guerra mondiale, è ricordato per le condizioni meteorologiche avverse e l’eccezionale quantità di precipitazioni nevose che uccisero migliaia di soldati, in numero paragonabile a quello causato dal fuoco nemico. La ricostruzione di questo studio mostra il 1917 come l’anno di copertura nevosa più persistente del XX secolo con 67 giorni oltre la media di lungo periodo.

 

Al contrario, diversi noti inverni rigidi in tutta Europa, come il 1740 e il 1985, non presentano particolari anomalie nel manto nevoso, segno che anche un periodo di freddo estremo o alcune nevicate eccezionali possono non indurre necessariamente un manto nevoso persistente.

 

Conclusioni

La forte associazione tra manto nevoso e temperatura estiva e autunnale suggerisce che il recente restringimento della durata del manto nevoso è principalmente correlato al riscaldamento verificatosi nel secolo scorso, mentre la variabilità da un anno all’altro sembra essere principalmente associata alla variabilità tipica nelle precipitazioni della stagione fredda.

L’assenza di una significativa tendenza al ribasso delle precipitazioni della stagione fredda, insieme al recente verificarsi di numerosi eventi di nevicate record in ottobre (2001, 1977, 1983) riducono la percezione di quanto sia notevole la riduzione a lungo termine della persistenza del manto nevoso negli ultimi decenni. Tuttavia, quegli eventi estremi di accumulo di neve non si sono trasformati in un manto nevoso eccezionale e di lunga durata poiché le attuali temperature più calde stanno inducendo uno scioglimento della neve più rapido.

 

Le Alpi con il loro manto nevoso svolgono un ruolo chiave sia nei sistemi ambientali naturali sia per la ricchezza di settori socio-economici che ruotano attorno alla disponibilità di neve invernale e di acqua. Una persistente riduzione della quantità e della durata della neve produrrà probabilmente effetti profondi su questi sistemi con gravi impatti a cascata sul benessere umano.

Nel 2022 le Alpi meridionali hanno vissuto un inverno senza neve eccezionale, seguito da un’estrema siccità estiva, insieme all’improvviso crollo di luglio del ghiacciaio della Marmolada nelle Dolomiti, con il suo tragico bilancio delle vittime.

Bisogna rendersi conto che quei singoli eventi fanno parte di una tendenza alla riduzione continua e senza precedenti della durata del manto nevoso negli ultimi sei secoli e prendere coscienza della necessità di sviluppare strategie di adattamento e iniziare a pensare a una riforma di alcuni dei settori socio-economici più sensibili.

 

Per chi volesse approfondire, lo studio integrale “Recent waning snowpack in the Alps is unprecedented in the last six centuries” è reperibile su Nature.com. (METEOGIORNALE.IT)

Seguici su Google News
Tags: alpicnrginepromanto nevoso
CondividiTweetInvia
Articolo precedente

Meteo, dimentichiamoci del FREDDO, il TEPORE di primavera è dietro l’angolo

Prossimo articolo

Meteo NAPOLI. Cambia tutto, ma non sarà niente di definitivo

Luca Martini

Luca Martini

Meteorologo e geoscientist con background in Scienze Naturali, specializzazione in meteorologia e geologia applicata. Mi occupo di modellistica atmosferica, analisi di dati meteo-climatici, nowcasting per eventi estremi e valutazioni geotecniche/geomorfologiche a supporto di infrastrutture e protezione civile. Esperienza in contesti internazionali (UK, Germania). Orientato a risultati, chiarezza dei prodotti previsionali e trasferimento alle decisioni operative. Modellistica numerica; assimilazione dati, downscaling, validazione modelli Python per data analysis (xarray, pandas) GIS (QGIS/ArcGIS Pro) Gestione progetti e divulgazione tecnica

Prossimo articolo

Meteo NAPOLI. Cambia tutto, ma non sarà niente di definitivo

Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
  • Privacy Cookie
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Privacy settings

Innovazione Scienza S.r.l. unipersonale P.IVA/C.F. 10463560960- Milano (MI)
Credit immagini: le immagini utilizzate su questo sito sono con licenza e copyright di Adobe Stock, Canva, Shutterstock, Dreamstime e Freepik.

Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
  • Home
  • Previsioni Meteo
  • Cronaca Meteo
  • Mappe
  • Diretta Meteo
  • Magazine
  • Viaggi
  • Old news
  • Chi siamo
  • Contatti

Innovazione Scienza S.r.l. unipersonale P.IVA/C.F. 10463560960- Milano (MI)
Credit immagini: le immagini utilizzate su questo sito sono con licenza e copyright di Adobe Stock, Canva, Shutterstock, Dreamstime e Freepik.