Il termine è stato coniato in un documento di ricerca del 1980 dai meteorologi del MIT Frederick Sanders e John R. Gyakum. John R. Gyakum ha dichiarato che tale definizione è dovuta all’esigenza di comunicare meglio l’intensità delle tempeste al di fuori dell’estate e della stagione degli uragani.
In Italia si fa polemica per ogni nuovo termine, però come bomba d’acqua. Ma in Italia si polemizza su ogni cosa, e non essendovi un’istituzione meteorologica che rimodella i termini sulla base delle novità del clima, dei cambiamenti, utilizziamo parole anglosassoni che mal si coniugano con l’uso comune.
Gyakum disse durante un’intervista, che in considerazione dello sviluppo esplosivo di tali aree di bassa pressione è stato scelto un nome facile da comprendere per questi eventi meteo estremo. Ma in America la semplificazione della meteo per tutti è un dovere pubblico finalizzato alla prevenzione.
Infatti, alcune tempeste invernali hanno un’intensità simile agli uragani. In Nord America molte persone pensano che i gravi rischi di tempesta finiscano con il termine della stagione degli uragani. L’obiettivo era aiutare a sensibilizzare sul fatto che le tempeste dannose non si verificano solo durante l’estate. E a dirlo è sempre Gyakum, ora professore di scienze dell’atmosfera alla McGill University di Montreal.
Semplificare la terminologia da usare nei fenomeni meteo deve essere una prerogativa nazionale finalizzata alla prevenzione.
Bomb cyclone o ciclone bomba non è perciò un nuovo termine meteorologico, viene usato raramente, ed in coincidenza con fenomeni atmosferici estremi come quello avvenuto nel Natale nordamericano del 2022.
