
Le configurazioni atmosferiche che vediamo sono le peggiori se si spera in un inverno con basso rischio di ondate di gelo in Europa. Così anche per il maltempo in Italia, ove insisterà per almeno due settimane la corrente oceaniche proveniente, all’incirca dalle Isole Azzorre, che traghetta profondissime aree di bassa pressione e perturbazioni che già dal breve termine si annunciano intense.
Il maltempo in Italia e nel Mediterraneo centro occidentale è favorito da un indice di comportamento del clima denominato NAO che è negativo. In Atlantico vediamo ribollire, come non si vedeva da molto tempo, una schiera di aree di bassa pressione e fronti, mentre aria artica tende a stabilizzarsi verso le Isole Britanniche e le Alpi, miscelandosi a tratti con quella gelida della Siberia occidentale.
Ma ci sono due elementi di notevole impatto da tener conto, la formazione di due blocchi anticiclonici, uno in Groenlandia e l’altro negli Urali che sono interconnessi tra loro nell’area polare. Questi due elementi hanno il potere di indirizzare aria fredda verso l’Europa, e raffreddare anche le condizioni meteo nel Mediterraneo, dove però la combinazione con la NAO negativa manterrà maltempo e via, via probabilmente più freddo.
Il maggior rischio freddo appare plausibile per il Nord Italia, dove la temperatura media è attesa in diminuzione con associato maltempo, ed ecco che la possibilità di neve sino alla pianura si va palesando già da questa settimana ad iniziare dal Piemonte.


Però, non è affatto trascurabile l’eccesso di mitezza che si rileva nella Penisola italiana e le Isole Maggiori, dove l’inverno sembra essere un miraggio, ed il clima autunnale avanzato nemmeno si è visto ad ora, se non per poche ore. Di certo non sono mancate le piogge, ma non è affatto normale avere temperature così miti come quelle attuali nella prima decade di maggio. Tutto ciò mantiene un mare ben più caldo rispetto alla media.
Ma è il blocco delle alte pressioni ad avere una rilevanza non da poco in questo periodo dell’anno. Innanzitutto, quello della Groenlandia ostacola eventuali aperture al transito di perturbazioni verso nord, come è avvenuto quantomeno nell’ultimo decennio. E anzi, favorisce le irruzioni di aria artica di estrazione polare verso l’Europa. Tale blocco indirizza il maltempo severo anche nel Mediterraneo.
Il blocco dell’alta pressione che appare persistere negli Urali altro che non è l’anticiclone siberiano che sembra stabilirsi in tutta la Russia europea, di fatto congelandola, e nutrendo teorie di eventuali eventi di Burian, ovvero di gelo dalla Siberia verso l’Europa.
L’aggravante delle basse pressioni mediterranee non è una condizione marginale, in quanto hanno la forza di trascinare verso sud, quindi anche verso l’Italia, il freddo che miscelato con l’aria umida porta probabilmente anche la neve diffusa anche in pianura.
Orbene, le varie congetture viste ad oggi di eccezionalità della circolazione atmosferica nel nostro Emisfero, per altro rigorosamente basate su dati scientifici, sembrano prevalere, e l’inverno, figlio del tardivo autunno, potrebbe esordire con diversi eventi rigidi, e innescare nevicate anche nel resto d’Italia, e non solo nelle regioni del Nord.
I paragoni con il passato portano a complicare la serie di concetti espressi qui, pertanto or ora preferisco non inserirli, però quanto vediamo è una situazione che indica elevato rischio di freddo e neve anche in Italia.
E i cambiamenti del clima poco non ci tolgono il rischio di ondate di gelo. Lo sottolineiamo per i detrattori del Global Warming a cui rammentiamo che il meteo estremo è la massima espressione del cambiamento climatico.
