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Meteo, la pioggia non c’è, facciamo piovere in Italia con il cloud seeding

Federico De Michelis di Federico De Michelis
30 Giu 2022 - 09:31
in Alla Prima Pagina Meteo
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(METEOGIORNALE.IT) Viviamo condizioni meteo di lunga siccità su gran parte d’Italia. Le nubi transitano e lasciano cadere poca pioggia. Eppure, c’è una tecnica utilizzata in varie aree del Pianeta per vari scopi per far piovere.

 

Durante le Olimpiadi Invernali avvenute in Cina dello scorso Inverno, il freddo non mancava, ma la neve si, essendo quell’area notoriamente caratterizzata da un clima siccitoso. Eppure, al primo passaggio di nubi i cinesi han fatto nevicare per imbiancare le montagne desolanti e secche tutto attorno alle piste da sci

 

La pioggia artificiale, chiamata in anglosassone è un processo noto come cloud seeding, altro non è che una tecnica mirata a modificare le condizioni meteo, con l’obiettivo di modificare la quantità ed il tipo di precipitazione attraverso la disseminazione nelle nubi di sostanze chimiche che rimpiazzino i naturali nuclei di condensazione per favorire le precipitazioni.

 

La tossicità di questa pratica l’abbiamo affrontata su un altro articolo.

 

Questa tecnica viene usata sia per aumentare la piovosità e per prevenire la formazione di grandine nei temporali. Le sostanze generalmente sono disperse da aerei, oppure sparate da terra con dei cannoni, o ancora, rilasciate da dispositivi a terra.

 

Per produrre la pioggia, le sostanze vengono lasciate cadere sopra o all’interno delle nubi.

 

Tali sostanze, una volta iniettate nella nube, vengono disperse dai venti in quota e traghettate verso l’alto dalle correnti ascensionali. Nei nuclei artificiali che si generano microscopiche gocce di vapore acqueo che iniziano ad aggregarsi e generano le gocce di pioggia che tendono poi a cadere verso il suolo.

 

A questo punto si innesca un processo a catena, e altre piccole gocce d’acqua si formano e agiscono come nuclei di condensazione, crescendo in gocce più grandi che cadono dalla nuvola. Questo processo provoca un ciclo bagnato-secco in cui le goccioline più piccole si accumulano e poi evaporano prima che possa cadere nuova pioggia.

Questo processo è in grado di incrementare notevolmente la quantità di pioggia, ma anche di far piovere dalle nubi transitate questi giorni in Val Padana senza far piovere, o con scarsissima pioggia.

 

La pioggia artificiale si rivela utilissima per integrare le precipitazioni naturali e aumentarne l’intensità.

 

La pioggia artificiale non è un concetto nuovo: nel corso della storia sono stati sviluppati diversi metodi per seminare le nuvole. Nel XIX secolo, lo scienziato inglese John Tyndall studiò i lahar rilasciati dal Monte Tambora in Indonesia e scoprì che avevano un’efficienza maggiore se erano indotti artificialmente piuttosto che in modo naturale. Coniò il termine “cataclisma artificiale” e iniziò a ricercare come questa semina potesse essere utilizzata per scopi agricoli.

 

Nel 1869, il chimico americano Wilbur Olin Atwater creò un metodo per produrre acido solforico altamente concentrato utilizzando il carbone a basso costo come fonte di energia invece dei costosi prodotti petroliferi come il cherosene o l’olio combustibile. Questo processo fu chiamato Processo Cataract dal nome della Cataract Manufacturing Company di Atwater, dove fu applicato per la prima volta a livello commerciale nel 1881.

 

Attualmente, le sostanze maggiormente utilizzate sono lo ioduro d’argento e il ghiaccio secco (o biossido di carbonio congelato).

 

Gli USA utilizzarono queste tecniche per ridurre la potenza degli uragani tropicali che si abbattono sulle coste del Golfo del Messico, ma questo progetto fu poi abbandonato perché ritenuto non sicuro. Ma l’obiettivo altrove è quello di far piovere.

 

In Israele è comune far piovere artificialmente. Progetti analoghi furono sperimentati una ventina d’anni fa in Puglia con l’ausilio di un articolato sistema radar che individuava le nubi ideali per far piovere, ma il programma fu improvvisamente abbandonato.

 

In Spagna, Argentina, Georgia viene utilizzato per evitare le grandinate devastanti. In Argentina i voli aerei con ioduro d’argento (la sostanza tra le più utilizzate) e ghiaccio secco d’estate sono regolari verso le regioni con colture intensive, che spesso sono investite da temporali con grandine. Più occasionalmente per lo stesso motivo gli aerei si alzano in volo in Spagna, mentre in Georgia, dove le grandinate devastanti sono tra le più frequenti al Mondo, c’è un sistema radar a terra fisso e mobile. Quest’ultimo si sposta nel territorio e affianca decine e decine di cannoni che lanciano nelle nubi sostanze per far piovere e ridurre il rischio di devastanti grandinate.

 

La tecnica c’è, perché non utilizzarla anche in Italia? Potrebbe essere utilizzata anche d’inverno se non nevica sulle Alpi al posto dei cannoni che sparano neve. Ne gioverebbe anche l’inquinamento, l’uso di energia e acqua. Ma soprattutto, perché non usare questo sistema subito durante gli svariati sistemi temporaleschi che transitano nel Nord Italia?

Va detto che questo sistema non può essere improvvisato, è necessario eseguire dei test, ma tuttavia, l’esperienza svolta in altri Paesi sarebbe utile per far piovere, e avviare un programma come Israele anche da noi, da utilizzare nelle future emergenze climatica.

 

Sul tema della pioggia artificiale c’è da anni un ampio dibattito sulla reale efficacia, ci sono test in tutto il Pianeta. In particolare, dai professionisti del Weather Modification Association, World Meteorological Organization e la American Meteorological Society (AMS), e vari altri Enti, Università, Servizi Meteo.

 

Ci risulta che gli italiani sono ad oggi tra i migliori al Mondo a mettere in pratica questo sistema, e operano soprattutto nei paesi arabi. In Italia, dalla bibliografia che abbiamo reperito, il progetto è stato chiuso nel 1996.

 

Non siamo esperti dell’argomento, ma con il clima che cambia, potrebbe essere di supporto. Nel frattempo, le previsioni meteo climatiche non sono ottimistiche per tutto luglio, agosto e settembre. (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: cloud seedingemergenza siccitàpioggia artificiale
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Federico De Michelis

Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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