(METEOGIORNALE.IT) Ad ottobre 2021, i ricercatori impegnati nel progetto Above (Aerial based Observations of Volcanic Emissions), mediante l’utilizzo di droni appositamente modificati, hanno effettuato delle rilevazioni inedite su alcuni vulcani pericolosi ed inaccessibili.

Tali apparecchi tecnologici volanti, con le dovute modifiche, sono giunti laddove nessun essere umano avrebbe potuto spingersi.
I dati raccolti sono stati elaborati dai ricercatori dell’University College di Londra, dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e del Dipartimento di Vulcanologia dell’Università di Palermo, per condurre uno studio sui vulcani.
I droni, localizzati in aree inaccessibili agli studiosi, hanno effettuato rilevazioni sulle emissioni gassose persino sugli zampilli di lava incandescente.
Le informazioni, opportunamente integrate con quelle ottenute da Terra e dallo spazio, renderanno lo studio dell’attività dei vulcani molto più efficiente e, in aggiunta, anche le previsioni di eventuali eruzioni dovrebbero risultare più precise ed affidabili.
Attraverso il progetto Above, i ricercatori hanno costruito dei droni, muniti di sofisticati sensori, in grado di effettuare rilevazioni di gas, spettrofotometrie e campionamento dell’anidride carbonica.
Questa nuova modalità di ricerca, accompagnata anche dall’uso di droni, è stata già utilizzata nel 2019 per due vulcani della Papua Nuova Guinea, ovvero il Manam e il Rabaul.
Essendo entrambi tra i maggiori produttori di anidride solforosa sulla Terra, fino a quel momento non era stato possibile eseguire delle rilevazioni, proprio a causa dell’inaccessibilità dei loro pennacchi.
Grazie all’uso dei droni, i ricercatori locali sono riusciti ad ottenere dati inediti, prima inaccessibili.
Le rilevazioni dei droni permettono di valutare in modo più accurato i livelli di anidride carbonica; inoltre, essendoci una registrazione di valori più accurati, anche le previsioni di eventuali eruzioni vulcaniche potranno essere molto più attendibili. (METEOGIORNALE.IT)
