(METEOGIORNALE.IT) Ogni inverno attendiamo notizie attendibili su un’eventuale rottura del Vortice Polare, essendo questo l’innesco per ravvivare stagioni invernali statiche, o quasi statiche. Il quasi è d’obbligo, durante questo inverno (quello meteorologico si è concluso comunque il 1° marzo), in fase di Vortice Polare intenso, tra le varie nel nostro Emisfero, oltre temperature mediamente sopra la media, si sono avute numerose ondate di gelo, comunque.

L’ondata di freddo più vicina all’Italia è stata quella sulla Grecia è tra il 23 ed il 26 gennaio 2022. E’ stata generata da una tempesta battezzata con il nome Elpis, nota anche come tempesta Elpida in Grecia.
L’ondata di freddo ha colpito Atene e le isole egee. Abbiamo visto le immagini di Andro, Santorini e Mykonos sotto una consistente coltre di neve. La temperatura più bassa di è avuta a Lefkochori e Phthiotis con -18,1°C.
L’eccessivo contrasto termico ha causato persino una tromba di neve ad Andros. La Grecia e la Turchia del nord sono state paralizzate dall’evento meteo. Il direttore dell’Osservatorio nazionale di Atene Kostas Lagouvardos ha dichiarato che la capitale non aveva visto eventi meteo del genere dalla tempesta Medea del 16 febbraio 2021. Ovunque, migliaia di automobilisti sono rimaste bloccate dalle tempeste di neve, intimando da parte delle autorità, il temporaneo divieto di utilizzo di auto private.
Poi le nevicate recentissime, ennesime a dire il vero, che ci sono state nel lontano Giappone, poi quelle che adesso giungono sui rilievi della California, dove però c’è stato l’anticiclone come da noi tutto l’inverno.

Eppure, il Vortice Polare è stato intenso per tutto il periodo, come lo è attualmente.
Marlene Kretschmermi, che ha svolto un eccellente lavoro, encomiato da vari scienziati sull’ondata di freddo del Texas del febbraio 2021. Illustra che la previsione di ondate di freddo deve seguire una nuova logica, e che tali eventi succedono anche con un Vortice Polare forte. Essi sono correlati al forte riscaldamento dell’Artico.
Lo studio illustra le dinamiche e le cause, ma soprattutto avverte che nel futuro avremo più intense e frequenti ondate di gelo fulminee innescate dal clima più caldo dell’Artico.
Nel video, gli effetti fulminei di ondate di freddo tardive.
Pertanto, c’è molto che non capisco nemmeno io che sto a leggere le numerose pubblicazioni. La scarsa letteratura in merito non aiuta, e ci espone ad essere impreparati su eventi meteo rigidi improvvisi.
Ma l’inverno nella sua essenza è alla fine, ed è opportuno prevedere quanto e come il Vortice Polare influenzerà il nostro tempo atmosferico. Ed il rischio è che si mostri cattivo in Primavera.
Per prevedere con precisione come potrebbe presto evolvere il clima europeo, i meteorologi stagionali come, ad esempio, Judah Cohen di Atmospheric and Environmental Research in Massachusetts stanno cercando di capire come gli eventi nella Stratosfera si ripercuoteranno verso il basso nella Troposfera, lo strato dell’atmosfera in cui si verifica la maggior parte del tempo.
E parliamo non solo di Strat Warming, essendo il Vortice Polare una circolazione di bassa pressione in Stratosfera.
Gli eventi di riscaldamento stratosferico, ovvero lo Strat Warming, sono un fattore scatenante noto, ma non garantito, per squilibrare il Vortice Polare. L’instabilizzazione del Vortice Polare è innescato da un flusso di energia verso l’alto sotto forma di onde atmosferiche su larga scala dalla bassa atmosfera, secondo Amy Butler, ricercatrice presso il Laboratorio di scienze chimiche della National Oceanic and Atmospheric Administration.
In questa fase la Stratosfera è pronta a trasferire energia tramite onde atmosferiche che si muovono verso il basso nella bassa atmosfera. Ma la difficoltà preliminare è quella di determinare quali aree saranno sepolte dalle bufere di neve e quali avranno condizioni insolitamente miti.
I venti nella Stratosfera circolano da ovest a est attorno al Polo Nord, attorno a un’area di bassa pressione. Ma il rapido riscaldamento dell’ordine di almeno 30°C è un elemento di rottura del Vortice Polare (split, rallentamento dei venti). Questo studio è stato recentemente pubblicato da Butler.
Tale condizione ha la possibilità, quindi non certezza, di inverte le correnti sino alla bassa atmosfera. In Europa tale fenomeno genera il travaso di aria fredda dalla Siberia, con un’ondata di gelo.
Insomma, per intenderci, gli effetti di un riscaldamento stratosferico possono essere molteplici, e quindi anche l’influenza sul meteo nei bassi strati. Per altro, si nota che si stanno verificando anche nelle stagioni intermedie, generando uno scompiglio atmosferico.
Come spesso avviene, gli studi più qualificati avvengono negli USA, e riguardano quel territorio, che per altro, è molto più vulnerabile rispetto all’Europa alle ondate di gelo.
Lo Split del Vortice Polare dell’inverno del 2013-14 trasformò Chicago si in “Chiberia”. Mentre da Washington a Boston, New York compresa, si ebbero terribili tempeste di neve. L’evento invernale 2009-10, produsse l’inverno più nevoso mai registrato a Washington.
Ed in Europa? Il nostro freddo è figlio delle pianure siberiane. Sempre nell’inverno 2009-10, una massa d’aria gelida presente in Mongolia potrebbe aver appena battuto il record mondiale di alta pressione atmosferica superficiale.
Quindi i lobi del Vortice Polare stratosferico possono innescare condizioni meteo molto avverse, e estremamente gelide.
Lo studio della Stratosfera è marginale, sono pochi gli scienziati che se ne occupano. Cohen sostiene che indipendentemente da quanto sia impressionante il riscaldamento stratosferico o il movimento del Vortice Polare, nessuno se ne preoccuperà finché non ci sarà neve e gelo nel proprio orticello.
Gli Stati Uniti e l’Europa in particolare sottovalutano molto lo studio della Stratosfera. I cambiamenti climatici, il meteo inspiegabilmente rigido con un Vortice Polare intenso, probabilmente finanzieranno prossime ricerche, ed avremo previsioni meteo sulle ondate di gelo più affidabili. (METEOGIORNALE.IT)
