
(METEOGIORNALE.IT) Il Vortice Polare è una circolazione atmosferica ad alta quota, ne abbiamo parlato numerose volte. Eppure, influenza la Troposfera, dove si svolgono i fenomeni meteorologici. La novità di questo Inverno è stata l’assenza di uno Split del Vortice Polare, eppure si sono avute ondate di gelo in varie aree dell’Emisfero.
Il nostro focus è indirizzato ad un cambiamento stagionale ormai imminente, quello della Primavera meteorologica che inizierà il 1° Marzo, ovvero 3 settimane prima rispetto a quella astronomica. Questo appuntamento avviene ogni anno per un accordo internazionale.
Di fatto, però, la prima fase della Primavera conserva una circolazione atmosferica invernale. Per altro, nelle aree a clima continentale dove avviene il maggior raffreddamento invernale, si registrano le più basse temperature dell’anno. Ma dopo la prima metà di Marzo, l’avvio verso un cambio reale di stagione sarà ben più tangibile. E gradualmente, il nostro Emisfero vivrà la Primavera 2022.
Quest’anno ci sono alcune forzature: innanzitutto, l’imponenza e persistenza del Vortice Polare che non è andato in Split, anche se con i suoi lobi ha favorito diverse novità in tutto il nostro Emisfero, dalle tempeste oceaniche in Europa, per altro con intensità estrema, alle tempeste del Nord America, a quelle in Asia. Insomma, il Vortice Polare ha un ruolo non indifferente, e la sua forza così marcata con l’inizio della Primavera è un pessimo ingrediente sull’evoluzione meteo.
Il Vortice Polare, per sua natura, nel corso delle prossime settimane, e quindi parliamo di Marzo e gran parte di Aprile, aumenterà la frequenza nello sviluppare lobi e variazioni della sua forma intensità, e queste andranno a contrastare con masse d’aria calde che dai Tropici si metteranno in movimento verso nord.
Non solo, il Vortice Polare potrebbe andare in Split, specie nella prima parte del periodo primaverile, a questo punto sfruttando contrasti termici considerevoli.
Quando ciò succede si realizzano le burrasche di Primavera. Queste in una prima fase hanno caratteristiche invernali, nel seguito assumono connotati più prossimi all’Estate, salvo eccezioni (maggio 2019), con nevicate alle basse quote, citiamo d’esempio l’ormai lontano aprile 2003, quando si ebbero bufere di neve sul mare in Adriatico, e gelo in Italia.
Andrebbe sempre rammentato che le anomalie climatiche generano le condizioni per altre situazioni anomale. Stiamo gradualmente uscendo da un inverno meteorologico europeo mitissimo, peraltro in molte aree estremamente asciutto, come non succedeva da molti decenni. E questo è un vero problema, dato che ampie aree stanno patendo la siccità che si è manifestata in un periodo dell’anno che solitamente è caratterizzato dal picco massimo di precipitazioni annuale.
Anche in Italia tutto ciò è avvenuto sia al Sud e in parte e delle Isole Maggiori, quelle che maggiormente sono caratterizzate da un clima mediterraneo, dove le precipitazioni invernali sono state estremamente deficitarie. Abbiamo osservato le linee di tendenza sul lungo termine prospettate dai modelli matematici, ebbe, queste promettono una ripresa delle precipitazioni, ma salvo cambiamenti, potrebbero non esserci grandi piogge laddove ci sarebbero dovute essere in pieno inverno, ciò quindi presume una condizione di siccità che precede poi quella della tarda primavera e soprattutto dell’estate.
Qualche giorno fa vi abbiamo parlato di un riscaldamento della Stratosfera, ma è ancora prematuro osservarne le conseguenze. Le proiezioni prospettano una linea di tendenza meteo verso un calo della temperatura, però, oltretutto su buona parte d’Europa anche il ritorno a condizioni di maltempo, Italia compresa. (METEOGIORNALE.IT)
