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      Home » G20, obiettivo Clima. Il Pianeta è allo sbando, irresponsabili molti Stati. Cataclismi meteo e milioni di morti
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      G20, obiettivo Clima. Il Pianeta è allo sbando, irresponsabili molti Stati. Cataclismi meteo e milioni di morti

      G20, sul clima responsabilità comuni ma differenziate.

      Federico De Michelis
      Federico De Michelis
      Pubblicato: 31/10/2021
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      5 Min Lettura
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      https://vimeo.com/640898444

      È una perdita di tempo quella di impegnarsi da parte di alcuni Stati nella riduzione di gas serra del Pianeta al fine di abbattere di agenti responsabili dei galoppanti cambiamenti climatici. Purtroppo, numerosi Paesi del Mondo, non fanno quasi niente per ridurre le emissioni di gas serra, che attraverso il G20 vengono fissate a circa, 1,5°C circa, un valore comunque gravissimo, che porterebbe soprattutto i Paesi delle fasce tropicali e subtropicali alla fame. Un valore che conferma gli accordi di Parigi sul Clima, ma sono solo parole per gran parte dei Paesi nel Mondo.

       

       

      Va rammentato che l’aumento di temperatura 1,5 °C non sarà uniforme in tutto il Pianeta, questo lo sostengono tutti gli scienziati, i quali dimostrano anche che sono soprattutto le latitudini citate prima saranno quelle a partire i maggiori cambiamenti del clima, che sono poi anche le zone più popolate del Pianeta, con la maggior crescita di emissioni di gas serra.

       

      In primis l’India, che ben presto supererà come popolazione la Cina, rischia di trovarsi ben sotto il caos climatico, con una popolazione che supera ormai 1, 4 miliardi di abitanti, i quali in percentuali molto elevate vivono in estrema povertà. Ma ci sono anche altri Paesi minori del sud-est asiatico a trovarsi nella medesima situazione, con una galoppante crescita della popolazione, e che subiscono gli effetti gravissimi dei cambiamenti del clima.

       

      Nessuno esperto in clima e meteo può credere che gli impegni a mantenere entro 1,5 °C l’aumento della temperatura mondiale saranno mantenuti, anche perché il benessere e il progresso di certi Paesi dipende proprio dall’uso massiccio di combustibili di origine fossile, che poi sono all’origine per buona parte dell’emissioni di gas serra. E tali Paesi rischiano quindi carestie e milioni di vittime per la fame.

       

      Vittime per la fame che ci sono ogni giorno per il clima che cambia, come anche per gli eventi meteo estremi.

       

      Ma non solo, enormi aree metropolitane rischiano di essere interessate da tempeste tropicali sempre più intense e alluvioni, di rimanere inondate per molte settimane all’anno, con la conseguenza che quegli Stati tenderanno a impoverirsi ancor più degli altri.

       

       

      Alcuni economisti hanno calcolato che l’aumento climatico determinerà una perdita notevole del prodotto interno lordo mondiale. E con le risorse economiche in calo, ci saranno i costi da sostenere per riparare i danni causati dalle condizioni meteorologiche avverse, dalla siccità, e soprattutto dal maggior costo delle derrate alimentari.

       

      Se noi Paesi ricchi possiamo comunque contare sul danaro che abbiamo per acquistare beni di prima necessità, tra cui il cibo delle nostre tavole, che paghiamo a costi relativamente modici, anche se prodotti nell’altro Emisfero. Ciò non è e sarà alla portata delle popolazioni dei Paesi poveri.

       

      Stabilire in maniera non ben precisa dei paletti per ridurre le emissioni di gas serra equivale a un fallimento della civiltà moderna, che a causa del clima che cambierà, in un futuro comunque lontano forse di 50, forse 100 anni, diminuirà sensibilmente nel numero dei suoi abitanti, con una mutazione delle popolazioni residenti, essendo ampie aree del Pianeta non più vivibili e prospere come lo sono attualmente.

      E si, ecco che allora, forse, anche perché i combustibili fossili andranno esaurendosi, e quando disponibili costeranno una fortuna, avremo un crollo di emissioni di gas serra, ed il clima tra qualche centinaio di anni, sarà regolato dalle sue normali fluttuazioni.

       

      Si fa davvero poco per un’emergenza che è di portata biblica. Ormai questo è certo, già si sapeva per la presunta manomissione di documenti da parte di alcuni Paesi e aziende che hanno interessi economici di ampia portata. È facile individuare anche colpevoli di questo disastro.

       

      Tuttavia, nella realtà più spicciola, molti Paesi possono fare ben poco per cambiare lo stato delle cose, è necessario essere realisti su questo, in quanto per ridurre le emissioni di gas serra e quindi l’utilizzo di combustibili fossili, sono necessari notevoli investimenti economici. In una società moderna e ricca come la nostra che non è in grado di contenere anche in paesi non di certo poveri come il sud est asiatico un’epidemia, nonostante le notevoli risorse a disposizione, è fantascienza credere che gli impegni porteranno a buon fine ogni proposito.

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      TAG:alluvionifame nel mondog20
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