
(METEOGIORNALE.IT) Dibattito e prese di posizione contro il cambiamento climatico hanno ripreso vigore dopo la battuta d’arresto imposta dalla più contingente emergenza pandemica. Malgrado le iniziative politiche ai più alti livelli siano sempre più frequenti, anche gli allarmi lanciati dagli scienziati si fanno di anno in anno più perentori.
L’ultimo rapporto dell’IPCC, il panel di monitoraggio del clima istituito in sede ONU, ha decretato come praticamente irreversibili alcuni dei cambiamenti climatici in atto, a cominciare dallo scioglimento dei ghiacci e dal conseguente innalzamento dei mari, avvertendo che per limitare la violenza delle conseguenze dell’innalzamento delle temperature, questa dovrà attestarsi entro 1.5°C. Un dato che per altro, si raggiungerà con dieci anni di anticipo, ovvero nel 2030.
In un contesto di governi che spesso faticano a coniugare politiche di sviluppo sostenibile e crescita economica, si afferma sempre più come centrale il ruolo delle metropoli, i grandi agglomerati urbani in cui si concentra il 55% della popolazione mondiale ed il 60% di consumi ed emissioni clima-alteranti.
Post-COVID19, emergenza climatica e sviluppo sostenibile
Proprio l’uscita dall’emergenza pandemica, con la necessità di politiche di stimolo economico e sociale, ha offerto l’occasione per destinare importanti risorse alla transizione ecologica, come nell’ambito del Next Generation EU, finanziando iniziative che mirano a ridurre l’impatto ambientale di produzione energetica e trasporti.
Tuttavia, se il problema scaturisce in buona misura dalle metropoli allora è lì che si devono trovare soluzioni e politiche che invertano la tendenza. Una presa di coscienza cui hanno certo contribuito i risultati preliminari di alcune ricerche scientifiche, secondo cui gli alti tassi d’inquinamento dell’aria hanno favorito la diffusione del virus e il contagio.
Metropoli post-Covid19 e transizione ambientale
Alcune grandi città sono già da tempo protagoniste di iniziative contro il cambiamento climatico: non è un caso che i primi cittadini di alcune delle più grandi città americane abbiano assunto posizioni e promosso politiche in aperto contrasto con l’indirizzo negazionista impresso dal governo federale prima dell’elezione del presidente Biden.
Nel 2021, nel pieno della campagna di vaccinazione, il rientro degli USA nell’ambito degli accordi di Parigi 2015 ha rafforzato il ruolo stabilizzante avuto dalle città su queste politiche. Un ruolo da protagoniste emerso già durante le prime fasi della pandemia, quando molti governi stentavano a introdurre politiche efficaci e coerenti ed i primi cittadini si coordinavano tra loro per mettere a punto una risposta condivisa.
Se durante la pandemia lo smart working è stato imposto come misura sanitaria, alcuni primi cittadini provano a sperimentare soluzioni innovative in favore dell’ambiente
Città come Parigi e Milano, per esempio, stanno tentando una prima sperimentazione della cosiddetta “15 minutes city”, la città da 15 minuti: un’organizzazione innovativa che consente di avere casa, lavoro e ogni altro impegno quotidiano entro una distanza percorribile in massimo quindici minuti. Ovvero l’esatta metà della cosiddetta costante Marchetti, dal nome del fisico italiano che nel 1994 pubblicò l’illuminante studio dal titolo Anthropological Invariants in Travel Behavior.
Le città devono contare di più
Emerge chiaramente che laddove si produce il maggiore inquinamento e si consuma la fetta più importante di risorse energetiche, là dove vive la maggioranza della popolazione mondiale faticano ad arrivare le risorse e le attenzioni necessarie per produrre quel cambiamento di cui l’ambiente ha urgente bisogno. E come durante la prima risposta all’emergenza Covid19, anche in questo caso sono spesso i primi cittadini delle grandi città a coordinarsi con iniziative avviate nell’attesa che i governi producano azioni efficaci quanto estese.
Le città devono contare di più nelle decisioni prese nell’ambito dei singoli governi, delle organizzazioni sovranazionali e dei summit internazionali perché è solo nelle città, a partire dalle grandi metropoli, che le politiche di contrasto al cambiamento climatico possono tramutarsi in nuovi paradigmi di consumo ed emissione. (METEOGIORNALE.IT)
