
(METEOGIORNALE.IT) L’isola di El Hierro, la più piccola delle isole Canarie, tra il luglio e settembre 2001 fu interessata da uno sciame sismico. Qui è presente un vulcano ancora attivo. Ed in effetti una eruzione vulcanica si è verificata dal 10 ottobre 2011, nei pressi di una fessura vulcanica presente sul fondale oceanico situata circa 1 km a sud dell’isola, per poi terminare nel marzo del 2012. Dopo la cessazione della precedente eruzione vulcanica, una nuova attività vulcanica in data incrementandosi, però senza però manifestare fenomeni eruttivi, ciò ha fatto ipotizzare che in un futuro non troppo lontano una nuova isola, attualmente in formazione, potrebbe affiorare in quella regione di mare.
Il National Geographic Institute (IGN) e l’Istituto Vulcanologico delle Isole Canarie continuano a registrare periodicamente piccoli terremoti, generalmente tra 1 e 3 gradi della scala Richter. La maggior parte dei terremoti sono stati registrati a una profondità compresa tra 5 km e 15 km. Secondo Actualidad Volcánica de Canarias (AVCAN), la stragrande maggioranza delle scosse sono state registrate nel nord-ovest dei 278,5 chilometri quadrati dell’isola, a El Golfo. In quella posizione 50,000 anni fa una grossa frana generò uno tsunami che raggiunse i 100 metri d’altezza.
Del rischio tsunami causato dal cedimento di una parte di quest’isola se ne sono occupati negli anni numerosi scienziati. Tra questi anche due geologi che hanno partecipato a un programma della BBC nell’ottobre del 2000, descrivendo la possibilità di una frana di proporzioni bibliche, che in futuro spaccherà l’isola in due generando un maremoto dimensioni apocalittiche.
Nel sottosuolo dell’isola di El Hierro è presente una frattura che la spezza in due. La parte dell’isola che rischia di crollare è tenuta dal peso della stessa, ma in futuro si staccherà, crollando mare. Ciò potrà avvenire in un tempo vicino oppure lontano dai giorni nostri. Non è possibile per il momento fare previsioni, di certo non ci sono i presagi che ciò avvenga nell’imminenza.
Se la montagna scivolasse in mare potrebbe potenzialmente generare un’onda gigantesca, un mega tsunami probabilmente alto tra 650 e 900 metri. L’onda si propagherebbe attraverso l’Atlantico fino a inondare la costa orientale del Nord America, compresi gli Stati Uniti, i Caraibi e le coste settentrionali del Sud America. Ma raggiungerebbe anche tutte le coste europee oceaniche europee, spazzerebbe le coste dell’Isole Canarie, dove vive gran parte della popolazione. Nelle coste europee oceaniche causerebbe un disastro di dimensioni inimmaginabili, devastando città esposte, come ad esempio Lisbona, ma anche nel Nord Africa, come le città del Marocco.
Si stima che lo tsunami raggiungerebbe con onde alte oltre i 49 metri le coste oceaniche del Nord America. Alcuni modelli di calcolo prospettano che lo tsunami potrebbe propagarsi fino a 25 km nell’entroterra delle coste del continente americano.
Ma nel Pianeta non è solo l’isola delle Canarie che rischia di crollare e causare tsunami di proporzioni bibliche. Altre catastrofi potrebbero essere causate dal crollo di gigantesche masse di terra e roccia su laghi e mare. Tuttavia, l’evento dalle Canarie è tra i più ragguardevoli. Uno tsunami come quello previsto, causerebbe milioni di vittime. (METEOGIORNALE.IT)
