
Nel corso degli ultimi decenni è stato facile assistere ad una presa di coscienza, più o meno attiva, da parte di molti Stati del Mondo della necessità di occuparsi della qualità dell’acqua e del cibo che i propri popoli erano soliti consumare per evitare che agenti patogeni più o meno gravi potessero comprometterne salute e qualità della vita.
Ma in alcuni Paesi, specie dell’Asia, proliferano mercati illegali che stranamente rimangono aperti, dove la trasmissione di virus all’uomo è altamente probabile, anche in considerazione delle pessime condizioni igieniche.
Al contrario, un simile approccio e, conseguentemente, un’attenzione maggiore non è stata presa in considerazione quando c’era da valutare la reale incidenza della qualità dell’aria sulla salute dei cittadini. E non parliamo solo di inquinamento atmosferico causato da polveri sottili, ma degli agenti patogeni che possono svilupparsi all’interno di vari spazi privi di ventilazione.
La recente e, purtroppo, ancora attuale pandemia di Covid-19 ci ha dimostrato con maggiore evidenza che la qualità dell’aria che respiriamo è direttamente collegata al manifestarsi di infezioni respiratorie e, considerando che il Coronavirus non è l’unico agente patogeno presente nell’aria o che potrebbe ripresentarsi, è fondamentale che tutti, dalle più alte sfere politiche e finanziarie fino ai più semplici e comuni cittadini, valutino, e impongano approcci finalizzati a garantire una maggiore sicurezza dell’aria che respiriamo.
Questa necessità non più rinviabile è stata presa in esame proprio recentemente all’interno di un forum voluto da politici e scienziati – i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Science – che ha sicuramente evidenziato l’importanza dell’utilizzo di costanti raccomandazioni riguardo i modi migliori per prevenire vari tipi di trasmissioni di infezioni respiratorie. Essi hanno soprattutto rimarcato la necessità di prendere seri provvedimenti, anche grazie all’uso di una tecnologia avanzata e di una scienza sempre più all’avanguardia, per mitigare il rischio che una nuova pandemia che colpisce le vie respiratorie, lieve o grave che sia, possa rivelarsi nuovamente così letale e devastante per tutto il Mondo.
Recentemente l’OMS ha pubblicato una specie di roadmap sulla corretta ventilazione presente all’interno di edifici chiusi, sia pubblici che privati, ma ciò sembra esser rimasto sulla carta.
Il Covid-19 ha messo l’intero pianeta di fronte alla sua totale impreparazione dinanzi ad una pandemia, nonostante il fatto che nei secoli passati l’umanità avesse già superato altre pandemie, ma, evidentemente, senza lasciare troppi insegnamenti per le generazioni future. Però, in precedenza il mondo era molto diverso da quello che è oggi. E superare questa pandemia sta diventando uno sforzo insormontabile.
Le conclusioni a cui si è giunti nel forum scientifico riguardano la necessità di occuparsi della qualità dell’aria che respiriamo esattamente come facciamo per l’acqua che beviamo o il cibo che ingeriamo, perché anche l’aria, esattamente come l’acqua, il cibo o le superfici con cui veniamo a contatto, può contenere virus anche molto gravi per la nostra salute.
Un cambio di paradigma diventa, quindi, necessario anche e soprattutto che tutti gli studi hanno dimostrato come il Coronavirus si diffonda principalmente attraverso l’aria attraverso vettori aerei di patogeni respiratori infettivi.