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Vita Aliena, indizi nuovi per scoprirla

E se gli Alieni respirassero idrogeno?

Antonio Lombardi di Antonio Lombardi
30 Mag 2021 - 12:17
in Magazine
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esopopianeta
Arte dello spazio esterno: campo stellato. Nebulose. Fonte NASA.

(METEOGIORNALE.IT) Quando troveremo delle prove certe sull’esistenza di vita aliena su un pianeta orbitante attorno un’altra stella (esopianeta), probabilmente lo faremo grazie allo studio dei gas della sua atmosfera. Il numero di pianeti simili alla Terra che vengono via via scoperti aumenta di continuo e, prima o poi, verrà rilevato un nuovo pianeta che possieda dei gas atmosferici simili a quelli che permettono la vita sul nostro mondo.

 

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Cosa succederebbe, però, se una eventuale biologia aliena usasse sostanze chimiche diverse dalle nostre per mantenere e promuovere la vita? Un nuovo studio, pubblicato su Nature Astronomy, suggerisce che la nostra ricerca di pianeti simili alla Terra in fatto di atmosfera, andrebbe espansa anche ai pianeti che ne presentino una ad idrogeno.

 

Possiamo individuare la tipologia di atmosfera di un esopianeta osservandolo quando passa davanti alla sua stella. Quando avviene questo transito, la luce della stella deve attraversare l’atmosfera del pianeta per raggiungerci e parte di essa viene assorbita mentre passa. Osservando lo spettro della stella – ossia la scomposizione della sua luce – e rilevando quale tipologia di luce manchi all’appello, possiamo scoprire di cosa sia fatta l’atmosfera di quel pianeta.

 

Se trovassimo un’atmosfera con una differente composizione chimica rispetto a quella che ci aspetteremmo, una delle spiegazioni più semplici sarebbe quella di sostenere che essa sia mantenuta tale da processi biologici. Alla fine, è ciò che avviene sul nostro pianeta: l’atmosfera del nostro pianeta contiene metano (CH₄), il quale normalmente reagisce con l’ossigeno per formare anidride carbonica. Tuttavia, la concentrazione di metano si mantiene elevata grazie ai processi biologici degli organismi viventi.

 

Gli autori dello studio sostengono la necessità di indagare pianeta più grandi della Terra e che presentino atmosfere dominate dall’idrogeno.

 

L’idrogeno è la molecola più leggera fra tutti gli elementi e fugge molto facilmente nello spazio. Un pianeta roccioso, per avere una gravità abbastanza forte da gestire una atmosfera di idrogeno, dovrebbe essere una ”Super-Terra”, con una massa tra due e dieci volte quella della Terra. L’idrogeno potrebbe essere stato catturato direttamente dalla nube di gas in cui si formò il pianeta, o derivare da successive reazioni chimiche tra ferro e acqua.

 

La densità di un pianeta con atmosfera a idrogeno decade circa 14 volte meno rapidamente di quanto succeda con atmosfere a nitrogeno, come quella della Terra. Ciò significa che l’involucro di atmosfera attorno al pianeta sarà 14 volte più grande, rendendo anche più facile osservare le analisi sullo spettro. Queste grandi dimensioni ci permetterebbero, inoltre, di aumentare le possibilità di scoprire le caratteristiche questa atmosfera con l’uso dell’immagine diretta di un telescopio ottico.

 

Gli scienziati dietro lo studio non credono che ci siano effettive possibilità di trovare la vita in pianeti giganti particolarmente vicini a noi e provvisti di atmosfera a idrogeno come Giove. Tuttavia, la ricerca espande significativamente i pianeti possibili e da esaminare, includendo i grandi mondi ”Super-Terra” con atmosfere ricche in idrogeno e, sostanzialmente, raddoppiando i candidati su cui cercare l’agognato primo segno di vita extraterrestre. (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: atmosfera idrogenoextraterrestrivita
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Antonio Lombardi

Antonio Lombardi

Dopo aver conseguito la laurea in Geologia presso l’Università degli Studi di Milano nel 2000, ha proseguito il suo percorso accademico con una seconda laurea in Astronomia presso l’Università "La Sapienza" di Roma, ottenuta nel 2006. L'interesse per l'astronomia lo ha portato successivamente a intraprendere un Master di specializzazione in Astronomia presso l’University of Arizona (Tucson, USA), uno dei principali centri internazionali per la ricerca astrofisica. In ambito professionale, si occupa anche di insegnamento, sia in contesti scolastici che in corsi e laboratori rivolti al pubblico generale, con un forte focus sull’approccio interdisciplinare tra geologia, astronomia e scienze ambientali.

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