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      Home » Coronavirus, mutazioni in diversi ceppi. In Europa quello più pericoloso
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      Coronavirus, mutazioni in diversi ceppi. In Europa quello più pericoloso

      Un gruppo di ricercatori dell’Università di Zhejiang ha scoperto che il virus sarebbe mutato in circa 30 ceppi, di cui 19 mai visti prima.

      Rita Abis
      Rita Abis
      Pubblicato: 22/04/2020
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      4 Min Lettura
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      In un articolo evidenziato su medRxiv.org, si legge una descrizione dello studio che tratta i diversi ceppi riscontrati. 

      Illustrazione in 3D di Coronavirus, Credits iStockPhoto

      Ci sono in ballo due epidemie: quella di tipo A ha colpito, negli Stati Uniti, la costa occidentale, e si è diffusa dalla Cina; quella di tipo B, invece, si è diffusa maggiormente a New York, e pare sia arrivata proprio dall’Europa.

       

      Si suppone che queste mutazioni in differenti ceppi siano avvenute per superare la resistenza al sistema immunitario in diverse popolazioni. 

      Lo studio è stato effettuato analizzando i ceppi virali di 11 pazienti affetti da Covid-19 in Cina. La carica virale è stata valutata in tutte le cellule dopo una, due, quattro e otto ore, e poi ancora il giorno successivo e dopo 48 ore.

       

      Hanno poi analizzato gli effetti citopatici, ovvero l’insieme di cambiamenti morfologici che una cellula infetta da virus può assumere, fino a tre giorni dopo l’esperimento. I ceppi più aggressivi hanno creato una carica virale fino a 270 volte in più rispetto al ceppo meno potente, producendo una carica virale talmente alta che a sua volta ha determinato una più alta morte cellulare.

       

      Questa analisi non esclude ovviamente la pericolosità di tutti gli altri ceppi: infatti, seppure a Wuhan pare girasse un ceppo più debole, ci sono comunque stati casi molto gravi.

      I pazienti Covid-19 hanno ricevuto tutti lo stesso trattamento in ospedale, indipendentemente dal ceppo. Si ritiene che i diversi ceppi, logicamente, possano richiedere diversi sforzi. “Lo sviluppo di farmaci e vaccini – dicono i ricercatori – devono tener conto dell’impatto di queste mutazioni che si accumulano”.

       

      Giuseppe Novelli, genetista dell’Università di Tor Vergata di Roma e coordinatore del progetto GEFACOVID, il più importante studio internazionale che esamina in dettaglio tutte le informazioni genetiche relative al Covid-19, ha rilasciato un’intervista dove spiega che i virus a RNA, come il coronavirus, mutano poiché fa parte della loro natura. Studiare le mutazioni dovrebbe aiutare a capire se si avrà bisogno di più armi, ovvero più di un vaccino e più di un anticorpo monoclonale per combattere il virus.

       

      “Il lavoro che arriva dalla Cina è certamente interessante, ben fatto e ben accurato. Ovviamente va confermato e il fatto stesso che sia un articolo in attesa di revisione, significa che deve ancora superare le analisi relative ai sistemi di revisione, dunque bisogna essere cauti. I dati confermano che i virus a RNA mutano, e già lo sapevamo. E’ nella loro natura, fanno semplicemente il loro lavoro, replicandosi e diffondendosi in differenti forme, tipi e sottotipi”, spiega Novelli, e aggiunge “Il nostro obiettivo è quello di individuare i punti deboli di questo virus e costruire armi contro le parti del virus che non cambiano o che cambiano poco”.

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      TAG:analisicoronavirusletalità virusmutazionepandemia da coronavirusricercaSARS-CoV-2scienza
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