Gli anni scorsi, lo ricorderete, il tema dominante fu sempre quello: l’Alta Pressione. Conseguentemente le alte temperature, conseguentemente la pochissima neve e le pochissime piogge. Furono stagioni terribili, che lasciarono in dote una siccità capace di proseguire anche nei mesi successivi.
I timori che potesse ripetersi qualcosa del genere c’erano anche quest’anno, ma fin dal principio i segnali provenienti dall’atmosfera indicavano ben altri scenari. Soprattutto la debolezza del Vortice Polare, destinata a far discutere anche nelle prossime settimane. Ed ecco quindi che l’atmosfera è risultata fin da subito ben più vivace, dinamica, mai statica.
Ciò si è tradotto, come ben sappiamo, in un lunghissimo periodo fatto di maltempo, fatto di perturbazioni atlantiche, fatto di incredibili cicloni mediterranei. Oltre un mese di piogge, ma anche di tantissima neve in alcune aree alpine. Insomma, oltre un mese di incessanti precipitazioni.
Talmente incessanti e abbondanti che hanno causato disagi enormi, oltre che localmente altrettanti danni. Ed è per questo che in tanti parlano di un Inverno “eccezionale”. Ed è per questo che altri, al contrario, paragonano l’Inverno in corso con gli Inverno del passato. Ma allora, dove sta la verità?
Dovendo necessariamente discernere le impressioni dalla realtà dei fatti la risposta è la seguente: è un Inverno anomalo. Lo è anche e soprattutto se dovessimo paragonarlo a quelli del passato. D’altronde basterebbe raffrontare la quantità di pioggia caduta finora con le medie pluviometriche trentennali.
Un paragone che, ve lo diciamo subito, non regge. Ha piovuto molto di più del normale, magari non ovunque, ma su tante regioni d’Italia sì. Così come sulle Alpi occidentali ha nevicato più del solito. Così come il freddo è stato praticamente assente su gran parte del Centro Sud e tra le due Isole Maggiori.
Tutti dati che confermano anomalie imponenti, termiche, pluviometriche, nivometriche. Ed allora, a questo punto, vi chiediamo: è stato un Inverno normale? Lasciate perdere la percezione, col “sentiment” non si fanno le statistiche. Per quelle servono i numeri e i numeri parlano chiaro. C’è poco altro da aggiungere.
