Ai tempi dโoggi vestiamo abbigliamento termico sempre piรน spesso, specie nel Nord Italia dโinverno, anche se gli inverni sono divenuti piรน miti rispetto al passato. Il mio pensiero va indietro nel tempo, quando non cโerano i materiali che abbiamo oggi per proteggerci dal freddo, dalle intemperie. Mi domando quante vittime faceva il grande freddo anche in Italia con i picchi a -30ยฐC in Valle Padana.
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Immaginate il Tamigi. Non quello torbido e veloce di oggi, ma una piazza solida, immobile, un lastricato di ghiaccio dove si arrostiscono buoi interi e si stampano giornali clandestini. Spostatevi con la mente piรน a sud, nella Laguna di Venezia. Cancellate le gondole, dimenticate il rollio dellโacqua. Al loro posto, una distesa bianca e silenziosa dove carri pesanti trascinano merci dalla terraferma fin dentro Piazza San Marco. Sembra lโincipit di un romanzo distopico, un poโ alla Day After Tomorrow, e invece no. ร storia pura.
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Stiamo parlando della Piccola Era Glaciale (PEG), quel periodo turbolento che va dallโinizio del XIV secolo alla metร del XIX. Non fu un blocco unico di gelo, intendiamoci, ma unโepoca di instabilitร climatica violenta, unโaltalena impazzita che ha regalato allโemisfero settentrionale alcuni degli inverni piรน feroci a memoria dโuomo. E scavando tra le vecchie cronache parrocchiali, tra diari ingialliti e prime rilevazioni scientifiche, emerge un quadro che ha dellโincredibile. Un mondo dove il freddo non era solo un fastidio: era un mostro.
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1709: Lโanno in cui il tempo si fermรฒ
Se dovessimo scegliere un anno simbolo, un annus horribilis inciso a fuoco โ anzi, a ghiaccio โ nella memoria collettiva, quello รจ senza dubbio il 1709. In Francia lo chiamano ancora Le Grand Hiver. Tutto accadde nella notte dellโEpifania, tra il 5 e il 6 Gennaio. Fino a quel momento lโinverno era stato quasi banale, piovoso, mite. Poi, il tracollo. Un fronte di aria gelida, probabilmente scivolato giรน dalla Russia o dallโartico siberiano, investรฌ lโEuropa con una violenza che oggi faremmo fatica a comprendere.
A Parigi, le cronache raccontano di temperature crollate a -23ยฐC in centro e -26ยฐC nei sobborghi. Non stiamo parlando di stime fatte a caso: gli astronomi dellโepoca usavano giร i termometri ad alcool. Il vino nelle cantine del Re Sole a Versailles congelรฒ, spaccando le bottiglie come fossero di carta velina. Il pane? Diventรฒ pietra. Per mangiarlo bisognava letteralmente prenderlo a colpi dโascia. Una scena apocalittica. Ma fu a Berlino che il termometro toccรฒ il fondo: -29,4ยฐC. Nelle campagne, probabilmente, si arrivรฒ a -35ยฐC. Gli uccelli cadevano in volo, stecchiti. Lepri e lupi venivano trovati congelati nelle tane. Insomma, una strage biologica.
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LโItalia nella morsa del bianco
Siamo abituati a pensare allโItalia come al giardino dโEuropa, protetta dalle Alpi e coccolata dal Mediterraneo. Beh, nel 1709 quelle difese saltarono. Tutte. La Pianura Padana divenne una propaggine della steppa siberiana. Le temperature scesero regolarmente sotto i -20ยฐC con picchi di -30ยฐC. Ma il dato che fa davvero tremare i polsi riguarda Venezia.
La stazione meteorologica registrรฒ circa -17,5ยฐC. La Laguna non fece una crosticina: congelรฒ del tutto. Si andava a piedi dalle Fondamenta Nuove fino a Murano. I carri con i rifornimenti passavano sul ghiaccio, unica via di salvezza per una cittร che, con le barche bloccate, rischiava di morire di fame. E non fu un caso isolato: successe anche nel 1491 (con tanto di tornei a cavallo sul ghiaccio!) e nel 1788. Anche il Sud non fu risparmiato. A Napoli il mare โfumavaโ per il contrasto termico e la neve arrivรฒ sulla costa. Ma il vero dramma si consumรฒ nelle campagne. In Toscana, Umbria e Puglia, il freddo fece strage di ulivi. Lโulivo รจ tosto, resiste, ma sotto i -10ยฐC alza bandiera bianca. Gli alberi secolari si spaccarono in due per il congelamento della linfa. Un disastro economico che cambiรฒ il volto dellโagricoltura italiana per decenni.
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Cannoni sul ghiaccio americano
Dallโaltra parte dellโoceano, le cose non andavano meglio. Lโinverno del 1779-1780 รจ leggenda negli Stati Uniti. Siamo nel pieno della Guerra dโIndipendenza. A New York City il termometro segnรฒ -27ยฐC. Temperatura reale, non quella del vento di cui oggi i meteorologi americani fanno ampio utilizzo nei bollettini meteo.
Il porto di New York si trasformรฒ in una pianura solida. Il ghiaccio era talmente spesso che lโesercito britannico potรฉ spostare cannoni pesanti e rifornimenti da Manhattan a Staten Island semplicemente trascinandoli su slitte. Lโacqua, che doveva essere una difesa naturale, era diventata unโautostrada per lโinvasione.
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Vivere (e sopravvivere) al freddo
Ma come si sopravviveva? Niente Gore-Tex, niente doppi vetri, niente riscaldamento centralizzato. Nelle campagne del Nord Italia, la soluzione fu un ritorno alle origini, quasi bestiale: la โcultura della stallaโ. Dimenticate il salotto. La vita sociale si spostรฒ accanto alle mucche. Un bue emana circa 800 watt di calore: una stufetta vivente. Le famiglie mangiavano, cucivano e facevano filรฒ (le chiacchiere serali) sedute sulla paglia, respirando lโodore acre degli animali pur di non morire assiderati ai piani superiori.
A letto, la situazione era critica. Le lenzuola di canapa gelide erano una condanna. Lโunica salvezza era il โpreteโ, quel telaio di legno con appeso lo scaldino pieno di braci, infilato sotto le coperte. E poi, il cibo. La polenta divenne la regina indiscussa. Calda, saziante, facile da conservare. Certo, povera di nutrienti (la pellagra era dietro lโangolo), ma riempiva la pancia e scaldava le budella. Si mangiava grasso, lardo, strutto: il corpo bruciava calorie come una fornace solo per non spegnersi.
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Lโarte nata dal gelo e dai vulcani
Paradossalmente, dobbiamo ringraziare questo clima infame per alcuni capolavori. Prima della PEG, i paesaggi invernali nellโarte erano rari. Poi arrivรฒ Pieter Bruegel il Vecchio. Il suo Cacciatori nella neve (1565) non รจ una cartolina natalizia: รจ un reportage. Il cielo รจ di quel verde plumbeo tipico della neve che sta per cadere, i fuochi sono accesi ovunque. ร la cronaca visiva di un mondo ostile.
E poi cโรจ il 1816, lโanno senza estate. Colpa del vulcano Tambora, in Indonesia, che eruttando oscurรฒ il cielo globale. Neve a Luglio, gelo ad Agosto. Un gruppo di intellettuali, bloccati in casa dalla pioggia incessante sul lago di Ginevra, decise di fare una gara a chi scriveva la storia piรน spaventosa. Mary Shelley scrisse Frankenstein. Il mostro, in fondo, รจ figlio di quel freddo, nato dal buio di unโestate che non arrivรฒ mai.
Oggi ci preoccupiamo del Riscaldamento Globale, ed รจ sacrosanto. Ma guardare indietro, a quei carri sul ghiaccio di Venezia o ai cannoni nella baia di New York, ci ricorda quanto siamo fragili. Il clima non รจ un amico fedele; รจ una bestia volubile. E la nostra normalitร climatica รจ solo una parentesi fortunata in una storia fatta di estremi.
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Credit
- NASA Earth Observatory โ The Little Ice Age
- NOAA Climate.gov โ History of cold winters
- Met Office UK โ The Great Frost of 1709
- Britannica โ The Year Without a Summer
- Smithsonian Magazine โ How the Little Ice Age Changed History