Nell’immaginario collettivo la vita a bordo della Stazione Spaziale Internazionale sembra un’esperienza affascinante, fatta di panorami mozzafiato e ricerche all’avanguardia. Ma la realtà quotidiana degli astronauti nasconde anche disagi molto più ordinari: tra questi, il naso chiuso.
Un nuovo studio condotto dal dipartimento di Otorinolaringoiatria e Chirurgia della Testa e del Collo del Methodist Hospital di Houston ha mostrato che ben l’85% degli astronauti coinvolti ha riferito sintomi legati ai seni paranasali durante le missioni. Congestione, pressione al volto e difficoltà respiratorie sono stati tra i disturbi più comuni.
I seni paranasali, quelle piccole cavità ossee che circondano il naso e il cranio, hanno un ruolo essenziale: filtrano l’aria, regolano la pressione e mantengono in equilibrio i fluidi della testa. Sulla Terra, questi disturbi sono spesso associati a raffreddori, allergie o infezioni. Ma nello spazio la causa è diversa: la microgravità. Senza la forza di gravità che aiuta i fluidi a scendere, il muco tende ad accumularsi e a creare la sensazione di “naso tappato”.
Il professor Masayoshi Takashima, autore principale dello studio, ha spiegato che anche se questi sintomi possono sembrare banali, nello spazio diventano un ostacolo serio. Un sonno disturbato dalla difficoltà respiratoria può compromettere le funzioni cognitive, rallentare i tempi di reazione e ridurre la capacità di concentrazione, elementi fondamentali per portare a termine una missione in sicurezza.
La ricerca ha inoltre rivelato che gli astronauti impegnati nelle passeggiate spaziali risultano particolarmente vulnerabili. L’esposizione ai cambiamenti di pressione può causare disfunzioni della tuba di Eustachio, i piccoli condotti che collegano orecchie e gola, aggravando ulteriormente i problemi.
Negli ultimi anni gli scienziati hanno già osservato come la vita in microgravità influenzi la massa muscolare, il sistema cardiovascolare e perfino la resistenza alle radiazioni cosmiche. Questo nuovo studio sottolinea che, oltre ai rischi più gravi, anche i sintomi apparentemente “minori” vanno considerati con la massima attenzione, perché incidono direttamente sul benessere quotidiano e sulle prestazioni operative degli astronauti.
La ricerca è stata pubblicata il 5 agosto sulla rivista Laryngoscope Investigative Otolaryngology.
Credit:
Laryngoscope Investigative Otolaryngology
Space.com
NASA
ESA