Gli squali più longevi del pianeta sfidano l’invecchiamento oculare
Gli squali della Groenlandia (Somniosus microcephalus), tra i vertebrati più longevi mai conosciuti, vivono nelle acque gelide e oscure dell’Artico per oltre 400 anni. Sorprendentemente, nonostante questa estrema longevità, non perdono la vista. Una scoperta che ha lasciato perplessi i ricercatori e che oggi apre nuove strade nello studio dell’invecchiamento.
Occhi intatti dopo secoli di vita
Secondo uno studio recente condotto da Lily Fogg dell’Università di Basilea e dal suo team, gli occhi di questi squali non mostrano alcun segno di degenerazione retinica, nemmeno in esemplari ultra-centenari. Un risultato inaspettato, dato che molte specie animali, compreso l’essere umano, manifestano un naturale deterioramento della retina con l’età.
Nonostante il buio perenne delle profondità marine dell’Artico, dove la luce solare penetra a fatica, questi animali conservano una struttura oculare sorprendentemente integra. L’ipotesi, fino a poco tempo fa, era che questi squali fossero quasi ciechi, vittime dell’ambiente estremo in cui vivono. Ma i dati raccolti smentiscono questa teoria.
Le chiavi genetiche della longevità visiva
Il team svizzero ha analizzato otto squali della Groenlandia deceduti in modo naturale e ha sequenziato il loro DNA, identificando varianti genetiche potenzialmente responsabili della straordinaria conservazione oculare. I geni coinvolti sembrano influenzare la protezione cellulare, la risposta allo stress ossidativo e la riparazione del DNA, tutti fattori cruciali per la sopravvivenza a lungo termine delle cellule retiniche.
Questi adattamenti genetici potrebbero essere il risultato dell’evoluzione per garantire funzionalità visiva anche in condizioni ambientali estreme, dove la vista, seppur limitata, resta un senso fondamentale per la sopravvivenza.
Implicazioni per la scienza umana
Le ricerche sugli squali della Groenlandia non si fermano alla curiosità biologica. La loro resistenza all’invecchiamento sta attirando l’attenzione della medicina rigenerativa e della biogerontologia. Comprendere i meccanismi genetici che proteggono i loro occhi potrebbe aprire la strada a nuove terapie contro la degenerazione maculare e altre malattie oculari legate all’età negli esseri umani.