
Gli acidi grassi omega-3 sono associati a una riduzione del 30% del comportamento aggressivo, indipendentemente da età e genere, secondo l’analisi di Raine che ha esaminato 29 studi. Le persone che consumano regolarmente pesce o integratori di olio di pesce assumono questi acidi grassi essenziali, cruciali per la salute cerebrale. È stato dimostrato costantemente che le carenze nella funzione cerebrale possono portare a comportamenti aggressivi e violenti, con la cattiva alimentazione come significativo fattore di rischio.
Dopo aver condotto cinque studi controllati randomizzati in vari paesi e osservato effetti significativi, Raine ha cercato di determinare se questi risultati potessero essere replicati al di fuori del suo laboratorio. La sua ulteriore ricerca ha confermato l’efficacia della supplementazione di omega-3 attraverso una meta-analisi di 29 studi controllati randomizzati, mostrando effetti modesti a breve termine, stimando una riduzione del 30% nell’aggressività, indipendentemente da età, genere, diagnosi, durata del trattamento e dosaggio.
Raine, autore principale di un nuovo articolo pubblicato sulla rivista Aggressive and Violent Behavior, insieme a Lia Brodrick della Perelman School of Medicine, afferma: “È giunto il momento di implementare la supplementazione di omega-3 per ridurre l’aggressività, indipendentemente dal contesto, sia esso comunitario, clinico o del sistema di giustizia penale”. Egli riconosce che gli omega-3 non sono una soluzione definitiva per il problema della violenza nella società, ma sostiene fermamente che possano essere d’aiuto.
L’analisi ha mostrato che gli omega-3 riducono sia l’aggressività reattiva, che è un comportamento in risposta a una provocazione, sia l’aggressività proattiva, che è pianificata. Lo studio ha incluso 35 campioni indipendenti da 29 studi condotti in 19 laboratori indipendenti dal 1996 al 2024, con 3,918 partecipanti, trovando effetti statisticamente significativi.
Solo uno dei 19 laboratori ha effettuato un follow-up con i partecipanti dopo la fine della supplementazione, quindi l’analisi si è concentrata sui cambiamenti nell’aggressività dall’inizio alla fine del trattamento per i gruppi sperimentali e di controllo, un periodo medio di 16 settimane. Il documento sottolinea l’importanza di valutare se gli omega-3 possano ridurre l’aggressività a lungo termine.
Il documento suggerisce diverse altre possibili vie per la ricerca futura, come determinare se l’imaging cerebrale mostri che la supplementazione di omega-3 migliora il funzionamento prefrontale, se la variazione genetica influisce sui risultati del trattamento con omega-3 e se le misure di autovalutazione dell’aggressività forniscono prove più robuste dell’efficacia rispetto ai rapporti degli osservatori.
In conclusione, gli autori sostengono che la supplementazione di omega-3 dovrebbe essere considerata come un complemento ad altre interventi, sia psicologici che farmacologici, e che i caregiver dovrebbero essere informati dei potenziali benefici della supplementazione di omega-3.