
Il fulcro di questa ricerca risiede nellโuso di metodi di analisi genetica computerizzata per esaminare quasi 300.000 set di dati. Stefan Seitz, capogruppo al DKFZ, ha rivelato che grazie a questi strumenti avanzati รจ stato possibile identificare una vasta gamma di nidovirus, che comprendono 13 nuovi tipi di coronavirus, in diverse specie vertebrate, dai pesci ai roditori. Questi virus condividono una caratteristica comune nel loro materiale genetico, lโRNA, ma differiscono notevolmente per dimensioni del genoma e altre proprietร .
Un aspetto particolarmente preoccupante emerso dallo studio รจ la frequente ricombinazione genetica tra virus ospitati nello stesso animale, che puรฒ portare alla formazione di virus con proprietร completamente nuove. Questi eventi possono alterare significativamente lโaggressivitร dei virus e la loro capacitร di legarsi agli ospiti. Seitz sottolinea che tali scambi genetici sono stati osservati non solo nei pesci, ma si verificano probabilmente anche nei mammiferi, come dimostra il caso dei pipistrelli, spesso portatori di molteplici virus.
Il team di ricerca ha anche scoperto che, a seguito di scambi genetici, spesso cambia la proteina spike, che i virus utilizzano per agganciarsi alle cellule ospiti. Questo cambiamento puรฒ incrementare la loro infettivitร o permettere loro di passare da un ospite allโaltro, facilitando cosรฌ la diffusione del virus, come dimostrato dalla pandemia di coronavirus.
Lโimpiego di supercomputer per lโanalisi dei dati ha non solo ampliato la nostra conoscenza dei reservoir naturali dei virus, ma ha anche aperto la strada a nuove strategie per prevenire la loro diffusione. Seitz propone che questa tecnologia possa essere utilizzata per esaminare sistematicamente i pazienti affetti da cancro o immunocompromessi alla ricerca di virus che potrebbero innescare tumori maligni, dato che alcuni virus sono noti per essere carcinogeni.
In sintesi, la ricerca ha messo in luce come lโevoluzione virale attraverso scambi genetici possa rappresentare un fattore cruciale nella comparsa di nuove malattie infettive. Questi risultati non solo migliorano la nostra comprensione dei meccanismi di trasmissione e mutazione dei virus, ma offrono anche nuove prospettive per il monitoraggio e la prevenzione delle future epidemie. La capacitร di prevedere e controllare la diffusione di nuovi virus potenzialmente pericolosi potrebbe infine tradursi in strategie piรน efficaci per proteggere la salute pubblica globale.