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      Home » Sonda Chang’e 6 della Cina: verso il lato nascosto della Luna per decifrare un importante enigma
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      Sonda Chang’e 6 della Cina: verso il lato nascosto della Luna per decifrare un importante enigma

      Luigi Barbieri
      Luigi Barbieri
      Pubblicato: 18/05/2024
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      5 Min Lettura
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      La missione cinese Chang’e-6 rappresenta un passo significativo nella nostra comprensione della luna, in particolare del suo lato più misterioso e meno esplorato: il lato opposto. Lanciata il 3 maggio, questa missione ha l’obiettivo di atterrare all’inizio di giugno nel bacino di impatto doppio anello di Apollo, situato all’interno del più vasto bacino del Polo Sud-Aitken (SPA). Quest’ultimo, con i suoi 2.400 per 2.050 chilometri di estensione, è la più grande caratteristica di impatto del suo genere nel sistema solare, formatasi circa 4,3 miliardi di anni fa.

       

      Il bacino di Apollo, sebbene più giovane, rappresenta il più grande sito di impatto sovrapposto allo SPA, con una struttura a doppio anello che include un anello interno di picchi montuosi di 247 chilometri di diametro e un anello esterno di circa 492 chilometri.

      Chang’e-6 si distingue per essere la prima missione di ritorno di campioni dal lato lontano della luna, con l’intento di riportare sulla Terra circa 2 chilogrammi di prezioso materiale lunare. La particolarità del lato lontano risiede nella sua composizione, essendo coperto solo per circa l’1% da pianure vulcaniche, a differenza del lato vicino che ne è ricoperto per circa il 31%.

       

      La missione GRAIL (Gravity Recovery and Interior Laboratory) della NASA, nel 2011, ha scoperto che la crosta del lato lontano è mediamente 20 chilometri più spessa rispetto a quella del lato vicino. Questa differenza di spessore è considerata una possibile spiegazione per le distinte caratteristiche vulcaniche dei due lati della luna. La teoria prevalente suggerisce che, a seguito del gigantesco impatto che ha dato origine alla luna circa 4,5 miliardi di anni fa, il calore della Terra, completamente fusa, abbia influenzato il lato vicino mantenendolo più caldo per un periodo più lungo. Questo avrebbe causato la vaporizzazione delle rocce sul lato vicino e la loro condensazione sul lato più freddo e lontano, risultando in una crosta più spessa.

       

      Nonostante ciò, il SPA e il bacino di Apollo, entrambi situati sul lato lontano, presentano alcune contraddizioni. Questi siti di impatto hanno perforato profondamente la crosta lunare e, alla base di questi siti, la crosta è più sottile rispetto ad altre aree del lato lontano. Anche se esistono pianure vulcaniche all’interno di questi bacini, solo il 5% della loro area è coperta da flussi di lava basaltica, il che sembra contraddire l’idea che lo spessore della crosta determini l’attività vulcanica.

      Un’altra possibilità suggerisce che il lato vicino potrebbe contenere più elementi radioattivi rispetto al lato lontano, generando più calore e causando la fusione del mantello inferiore, risultando in più magma e una crosta più sottile, e quindi, più vulcanismo.

       

      La regione del bacino di Apollo, dove Chang’e-6 atterrerà, contiene materiali diversi che meritano ulteriori indagini. Alcune evidenze indicano che ci sono state due grandi eruzioni vulcaniche nella regione, una circa 3,35 miliardi di anni fa e l’altra circa 3,07 miliardi di anni fa, con caratteristiche diverse in termini di contenuto di titanio.

      Questi campioni diversificati potrebbero offrire importanti intuizioni per risolvere una serie di questioni scientifiche lunari nascoste nel bacino di Apollo. La ricerca condotta da un team internazionale, incluso Joseph Michalski di Hong Kong, suggerisce che il materiale campionato vicino al cratere Chaffee S potrebbe offrire i maggiori benefici scientifici, con basalto ricco di titanio sopra e basalto povero di titanio sotto, oltre a vari pezzi di ejecta dagli impatti.

       

      Questi risultati potrebbero non solo ampliare la nostra comprensione dei processi magmatici che hanno avuto luogo sul lato lontano della luna, ma anche fornire confronti cruciali con i campioni del lato vicino restituiti dalle missioni Apollo, contribuendo a spiegare perché il vulcanismo è stato così limitato sul lato lontano.

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