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      Enigma cosmico: gli astronomi hanno spiegato il mistero dei fullereni nello spazio

      Luigi Barbieri
      Luigi Barbieri
      Pubblicato: 02/05/2024
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      5 Min Lettura
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      La struttura molecolare dei fullereni e il loro ruolo nellโ€™organizzazione dellaโ€‹ materia organica nellโ€™universo

      I fullereni sono molecole di carbonioโ€‹ di grandi dimensioni e complesse, note perโค la loro resistenza. Gli atomi che li compongono sono disposti in strutture sferiche tridimensionali che presentano un modelloโ€ di esagoni eโข pentagoni alternati. Questa disposizione ricorda un pallone da calcio nel caso dei โฃfullereni C60 e โขun pallone da rugby per i fullereni C70.

      Contents
      • La struttura molecolare dei fullereni e il loro ruolo nellโ€™organizzazione dellaโ€‹ materia organica nellโ€™universo
        • Unโ€™improntaโข chimica sconosciuta
        • Una nuova origineโ€‹ per i fullereni

      Queste molecole sono state scoperte in laboratorio nel 1985, evento che ha portato al conferimento del Premio Nobel per la Chimica ai tre scopritori 11 anni dopo. Da allora, sonoโ€ state molteplici le proveโฃ osservative della loro esistenza nello spazio, in particolare allโ€™interno delleโ€‹ nubi di gas attorno a stelle morenti delleโ€Œ dimensioni del Sole, chiamate nebulose planetarie, che sono state espulse dagli stratiโ€‹ esterni delle stelle verso la fine della โ€‹loro vita.

      Dato che queste molecole sono altamente stabili โ€‹e difficiliโ€Œ da distruggere,โ€ si pensa che iโค fullereni possano agire come gabbie per altre molecole e atomi, in modo tale da poter aver trasportato molecole complesse sulla Terra, fornendo un impulso allโ€™avvio della vita. Pertanto, il loro studio รจ importante per la โ€Œcomprensione dei processi fisici di base โ€‹che partecipano allโ€™organizzazione della materia organica nellโ€™universo.

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      Unโ€™improntaโข chimica sconosciuta

      La spettroscopiaโข รจ fondamentale per la ricerca e lโ€™identificazione dei fullereni nello โ€Œspazio. La spettroscopia ciโ€Œ permette di studiare il materialeโข che compone lโ€™universo analizzando le impronte chimiche lasciate da atomi e molecoleโ€‹ sulla luce che ci raggiunge da essi.

      Uno studio recente, condotto interamente dallโ€™IAC, ha analizzato dati spettroscopici infrarossi ottenuti in precedenza da telescopi spaziali, dalla nebulosa planetaria Tc1. โ€‹Questi โ€‹spettri mostrano linee spettrali che indicano laโค presenza di fullereni, ma mostrano โคanche bande infrarosse piรน ampie, (UIR per le loro iniziali inโ€ inglese) che sono rilevate ampiamente nellโ€™universo, dai piccoli corpi nel โ€‹Sistema Solareโ€‹ fino a galassieโข lontane.

      โ€œLโ€™identificazione โขdella specie chimica che causa questa emissione infrarossa, ampiamente presente nellโ€™universo, era un mistero astrochimico, โคsebbene si sia sempre pensato probabile che fosse ricca di carbonio, uno degli elementi fondamentali della vitaโ€, spiega Marco A. Gรณmezโข Muรฑoz, ricercatoreโค dellโ€™IAC che ha guidato โ€questo studio.

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      Una nuova origineโ€‹ per i fullereni

      Per identificare queste misteriose bande, ilโฃ team di ricercaโ€‹ ha riprodotto lโ€™emissione infrarossa della nebulosa planetaria Tcโ€Œ 1. Lโ€™analisi delle bande di emissioneโข ha mostrato โคla presenza โ€‹di granuli di carbonio amorfoโข idrogenato (HAC). Questi composti di carbonio e idrogenoโ€Œ in uno โขstato altamente disordinato, โขmolto abbondantiโฃ negli โขinvolucri โ€Œdi stelle morenti, possono spiegare lโ€™emissione infrarossa di questaโข nebulosa.

      โ€œAbbiamo combinato per la prima volta, le costanti ottiche di HAC, ottenute da esperimenti di laboratorio, con โ€modelli di fotoionizzazione, e facendoโ€‹ ciรฒ abbiamo riprodotto lโ€™emissione infrarossaโ€ della nebulosa planetaria Tc 1, che รจ molto ricca diโ€‹ fullereniโ€, spiega Domingo Anibal Garcรญa Hernรกndez, ricercatore dellโ€™IAC e coautore dellโ€™articolo.

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      Per il team di ricerca, la presenza nello stesso oggetto di HAC e fullereni supporta la teoria secondo cui i fullereni potrebbero essersi formati โ€‹durante il processo di distruzione dei granuli di polvere, adโ€Œ esempio per interazione con la radiazione ultravioletta, molto piรน energetica โคdella luce visibile.

      Con questoโฃ risultato, gli scienziatiโ€Œ hanno aperto la strada a future ricerche basate sulla collaborazione tra chimica di laboratorio e astrofisica. โ€œIl nostro lavoro mostra โคchiaramente il grande potenziale della scienza e della tecnologia interdisciplinare per fare progressi fondamentali in astrofisica e โ€Œastrochimicaโ€, conclude Gรณmez Muรฑoz.

      Riferimento:โ€Œ โ€œHydrogenated โ€‹amorphous carbon grains as an alternative carrier of โ€the โข9โ€“13 โ€‹ฮผm plateau feature in the fullereneโข planetary nebula Tc 1โ€ di M. A. Gรณmez-Muรฑoz, D. โ€ŒA. Garcรญa-Hernรกndez, R. Barzaga, A. Manchado e โฃT. Huertas-Roldรกn, 21 febbraio โค2024, Astronomy & Astrophysics.โ€ DOI: 10.1051/0004-6361/202349087

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