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      Home » L’ESA osserva la più forte tempesta geomagnetica dal 2017
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      L’ESA osserva la più forte tempesta geomagnetica dal 2017

      Luca D'Angelo
      Luca D'Angelo
      Pubblicato: 28/03/2024
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      4 Min Lettura
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      La tempesta​ solare più intensa dal ⁤settembre ‌2017 è ‍stata tracciata con‍ successo‌ dai⁤ satelliti SMOS e Swarm dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), segnando un importante traguardo nel monitoraggio ​di questi fenomeni⁢ potenzialmente pericolosi. Il 23 marzo 2024, un brillamento solare di classe X1.1 e ⁢un’eiezione di massa coronale (CME) hanno colpito la Terra ‍il ⁢giorno successivo, provocando una tempesta geomagnetica di livello G4 – Severa.

       

      I ‌satelliti Swarm, progettati specificatamente per monitorare il campo magnetico terrestre, si sono rivelati‍ fondamentali nell’osservazione degli effetti della tempesta. ‌Ognuno dei tre ⁣satelliti Swarm è dotato‌ di un magnetometro che consente misurazioni precise della forza e delle variazioni del campo magnetico. Il satellite Swarm Alpha è ‍stato il primo ‌a segnalare alterazioni ‌significative nel campo magnetico, seguito da Swarm Bravo che ⁢ha fornito ⁢dati aggiuntivi, indicando cambiamenti estesi‌ a latitudini più basse, insoliti per eventi di ⁣questo tipo.

      Parallelamente, il satellite⁣ SMOS dell’ESA, che si concentra principalmente sulla⁣ misurazione dell’umidità ⁤del suolo ⁢e della salinità oceanica, ha svolto un ruolo inaspettato ⁢nel monitoraggio della tempesta ‌solare. La capacità di ​SMOS di rilevare le onde​ radio L-band⁤ emesse dal Sole durante i brillamenti solari gli ha permesso di catturare ‌il ⁤burst radio solare⁤ associato al brillamento​ del 23 marzo. Questi segnali,​ normalmente considerati disturbi ⁣nelle osservazioni⁣ primarie di SMOS, hanno fornito dati⁤ preziosi sull’impatto del⁣ brillamento ⁤sui sistemi di navigazione satellitare ‍globale (GNSS), sui radar di volo ⁢e sulle comunicazioni L-band.

       

      La collaborazione tra ⁢SMOS ⁢e Swarm in questo evento ha dimostrato l’adattabilità e le capacità estese delle missioni Earth Explorer dell’ESA oltre i loro ⁤scopi‍ iniziali. Le loro osservazioni combinate offrono una visione completa degli effetti delle tempeste​ solari, dalle ‌emissioni solari al loro⁤ impatto sul campo magnetico terrestre, migliorando la nostra comprensione della dinamica⁢ del clima spaziale.

       

      Il monitoraggio di ⁢questo evento è particolarmente rilevante in quanto il ⁤Sole si avvicina al suo massimo solare,‍ previsto nel 2025. Durante questa ‍fase, si prevede‍ un aumento dell’attività solare, inclusi brillamenti solari⁢ più frequenti ​e intensi.⁣ Le capacità ‌di allerta e osservazione avanzate di SMOS⁤ e Swarm⁢ forniscono intuizioni ‍preziose sulle interazioni ‍tra i fenomeni solari e l’ambiente ‌terrestre, contribuendo a⁢ migliorare la ​preparazione agli eventi⁤ meteorologici spaziali.

       

      Il monitoraggio del clima spaziale è un ruolo chiave del Programma​ di Sicurezza‌ Spaziale‌ dell’ESA, un’iniziativa destinata a ricevere‌ un significativo impulso dalla prossima missione Vigil. Previsto per ⁢il lancio nel 2031, Vigil mira ‍a migliorare le nostre capacità di rilevamento ‌e preparazione ai fenomeni solari osservando il lato del Sole non visibile dalla​ Terra. Questa missione “prima nel suo⁢ genere” identificherà aree di attività solare potenzialmente pericolose ben prima che rappresentino una minaccia diretta per il nostro pianeta.

      Offrendo dati operativi continuativi dallo spazio profondo per la prima volta,‍ Vigil ‌estenderà ‌il periodo di preavviso per gli effetti meteorologici ​spaziali ⁢critici dalle⁣ attuali 12-18 ore a un impressionante ‌periodo di ⁤quattro-cinque giorni, migliorando notevolmente la nostra preparazione agli eventi solari che potrebbero portare ⁢a tempeste geomagnetiche distruttive e fornendo una comprensione più ampia delle potenziali sfide che potremmo affrontare.

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