Ai Mondiali in corso negli Stati Uniti basta un fulmine rilevato nel raggio di 13 chilometri da uno stadio per sospendere la partita di calcio all’istante. E non è finita qui: il gioco può riprendere soltanto dopo 30 minuti senza ulteriori scariche elettriche nei dintorni. Vi pare esagerato? E’ una forma di prevenzione diffusa, succede anche nelle spiagge, ad esempio, che durante un temporale distante appena 13 km venga imposta l’evacuazione. Ogni nuovo fulmine, sempre nel raggio di 13 km fa ripartire il cronometro da zero. Un meccanismo severo? Dietro c’è una logica ferrea, costruita su decenni di dati e – purtroppo – di incidenti anche mortali dovuti ai fulmini.
Il pericolo che non si vede arrivare
I fulmini non colpiscono solo sotto la nuvola che li genera, ma ovunque, anche in Italia, possono scaricarsi a diversi chilometri di distanza dal cuore del temporale, e la NOAA – l’agenzia americana per l’atmosfera e gli oceani – è categorica: all’aperto, durante un temporale, non esiste un posto sicuro. L’unica vera protezione è stare al chiuso. Se si sente il tuono, la minaccia è concreta.
C’è poi un equivoco diffuso, e lo spiega bene Chris Vagasky, meteorologo ed esperto di sicurezza del National Lightning Safety Council: quando si pensa a una fulminazione, l’immagine mentale è quella del colpo diretto. In realtà è la modalità meno frequente con cui le persone vengono colpite, ma invece gli incidenti succedono con vie anche molto differenti, e come detto, si è al sicuro solo a 13 km distanti dai fulmini. Una pratica non in uso in Italia, ma i fulmini ci sono anche da noi, e per altro, anche con tempeste elettriche.
Stadi coperti e stadi scoperti, due mondi diversi
In un impianto sportivo il discorso si complica: uno stadio con copertura totale offre una protezione nettamente superiore rispetto a una struttura aperta, perché è l’edificio stesso a condurre l’elettricità lontano dalle persone. Alcuni impianti coprono le tribune ma lasciano il campo esposto; altri sono aperti sui lati o sul tetto, e lì giocatori, arbitri, staff e pubblico restano di fatto in balia dell’ambiente esterno. Se cercate su YouTube sono decine e decine i fulmini ripresi cadere nel campo di calcio o altri sport.
I dati storici di Vaisala Xweather, riferiti al periodo dei Mondiali – dall’11 giugno al 19 luglio, anni 2016-2025, entro 50 chilometri dagli stadi – mostrano città come San Francisco e Seattle con un’attività elettrica quasi trascurabile, e questo era noto, mentre Miami e Kansas City hanno un’elevata frequenza di fulmini e stati allo scoperto. Tutto in queste ultime località si complica se si gioca lì nel pomeriggio.
Al pomeriggio l’attività elettrica attorno agli stadi raggiunge il piccosino alla prima serata, la stessa fascia oraria in cui è programmata buona parte delle partite.
Cosa succede quando scatta l’allerta
Quando l’allarme fulmini viene diramato, gli spettatori vengono spostati verso aree interne chiuse, tipicamente i corridoi e gli spazi di servizio. In ambienti con pareti, tetto, impianti idraulici ed elettrici, un’eventuale scarica viene deviata attraverso tubature e cablaggi anziché attraverso i corpi delle persone. Le tribune scoperte, invece, restano zone vietate durante un temporale: anche con parafulmini e sistemi di protezione, gli esperti avvertono che il fulmine non sempre si è al sicuro.
E il problema non si esaurisce dentro gli impianti. Fan zone, maxischermi, snodi dei trasporti e piazze possono radunare migliaia di persone in spazi completamente esposti. Per orientarsi, Vagasky offre una regola semplice quanto efficace: se riesci a sentire il tuono, il fulmine può colpirti. La domanda che viene spontanea è come mai in Italia ed in Europa, specie nelle aree a maggior concentrazione fulmini, non si fa prevenzione, e non mi riferisco ai campi di calcio.
Credit:
- NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration, Lightning Safety
- National Lightning Safety Council
- Vaisala Xweather
