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Aereo, si rompe finestrino, ceduto in volo, passeggero quasi risucchiato fuori

Otto minuti dopo il decollo da Salonicco un boato secco, poi il vetro che si sfonda in piena salita. La cronaca di un volo Ryanair finito in atterraggio di emergenza, fra maschere dell'ossigeno calate di colpo e un salvataggio improvvisato a mani nude.

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Scena creata con l’uso di intelligenza artificiale ai fini di dare un’idea di cosa potrebbe accadere in simili circostanze.

Finestrino ceduto in volo, passeggero quasi risucchiato fuori: a salvarlo è la moglie aggrappata a lui

C’è già chi lo racconta come il volo di un incubo. Un uomo di 61 anni è rimasto ferito a bordo di un Boeing 737 della Ryanair dopo che, in quota, un finestrino ha ceduto di schianto. Con l’aereo lanciato in salita, il pericolo era enorme. E secondo le prime testimonianze a trattenere il passeggero, perché non venisse risucchiato all’esterno, è stata la moglie seduta accanto a lui. Una scena che riporta alla memoria un altro Boeing 737, negli Stati Uniti, nel 2018. Là, però, finì in tragedia.

Uomo trattenuto per non finire nel vuoto

Non c’è stato quasi il tempo di capire. Diciamolo, in casi così i secondi pesano come minuti. Uno dei viaggiatori, accanto al finestrino sul lato del motore 2, quello di destra, ha avuto la peggio: testa e spalle spinte verso l’apertura dal violento sbalzo di pressione. La moglie lo ha afferrato, tenendolo con tutte le forze, aiutata da almeno un’altra persona. Cinque minuti così, aggrappati. Nel frattempo le maschere dell’ossigeno erano calate di colpo, mentre in cabina si scatenava il panico. Non capita spesso che i vetri di un aereo cedano mentre è in volo, eppure è successo di nuovo.

Perché la pressione risucchia verso l’esterno

Ma perché un corpo rischia di essere trascinato fuori? La ragione sta tutta nella differenza di pressione. Alle quote di crociera, intorno agli 11.000 metri, dove volano di norma gli aerei di linea, la pressione atmosferica esterna precipita a circa 225 hPa, poco più di un quinto di quella che respiriamo al livello del mare, che si aggira sui 1.013 hPa.

In cabina, al contrario, l’aria viene mantenuta artificialmente a un valore ben più alto e sopportabile, attorno ai 970-1000 hPa, l’equivalente di trovarsi a in una condizione normale: un compromesso studiato per non affaticare l’organismo, cardiopatici compresi. Quando quel guscio si apre di colpo, l’aria interna si getta verso l’esterno, e con essa qualunque cosa non sia fissata. Oggetti, effetti personali. E, nei casi peggiori, anche le persone che in quel momento non hanno la cintura allacciata. Nel caso di Salonicco l’aereo era ancora in salita, più in basso, ma il meccanismo non cambia.

Ecco perché il consiglio, ripetuto fino alla noia dal personale di bordo, resta sempre lo stesso: tenere la cintura allacciata anche in quota di crociera, proprio quando ci si sente ormai al sicuro. Non solo per episodi estremi come questo, ma soprattutto per le turbolenze improvvise, che possono sorprendere persino a cielo sereno e che, complice un clima sempre più irrequieto, si fanno via via più frequenti.

Il boato in fase di salita

Tutto comincia la mattina di venerdì 10 luglio. Il volo FR1879 decolla da Salonicco alle 6.12 ora locale, le 5.12 in Italia, diretto a Memmingen, in Germania. Otto minuti più tardi, in piena ascesa e a circa 600 chilometri orari, diversi passeggeri raccontano di aver sentito un rumore fortissimo, quasi un’esplosione, provenire dal motore 2. Un attimo dopo, sempre da quel lato, il finestrino si sfonda. Il resto è cronaca di quei minuti concitati.

La discesa e il rientro a Salonicco

Incrociando i racconti di chi era a bordo con i dati di Flightradar24, il Boeing 737 è sceso rapidamente di quota, dai 5.000 metri iniziali fino a circa 1.800 metri, l’altitudine che consente di respirare senza maschere dell’ossigeno. Poi la rotta invertita e il rientro allo scalo di partenza, con la pista toccata alle 7.09. Non è certo il primo velivolo costretto a un atterraggio di emergenza con feriti a bordo, e ogni volta la paura resta identica.

La versione della compagnia

La nota della low cost è asciutta. «L’aereo da Salonicco a Memmingen, nella mattinata di venerdì, è rientrato a Salonicco poco dopo il decollo a seguito del distacco di un finestrino passeggeri durante il volo», conferma Ryanair in una comunicazione. «Un passeggero ha richiesto e ricevuto assistenza medica a terra a Salonicco. Per ridurre al minimo il ritardo è stato predisposto un aeromobile sostitutivo per trasportare i passeggeri a Memmingen, partito da Salonicco alle 9.53 ora locale». Poche righe, insomma, per una vicenda che poteva chiudersi in modo ben diverso. Del resto, statistiche alla mano, l’aereo resta il mezzo di trasporto più sicuro: ed è proprio questo a rendere episodi simili così clamorosi.

Il precedente che fa ancora paura: il volo Southwest del 2018

Perché la mente corre lì, al 17 aprile 2018. Sul volo Southwest 1380, la passeggera Jennifer Riordan morì dopo che i detriti di un motore frantumarono un finestrino della cabina, provocando una decompressione improvvisa. La pressione la spinse in parte fuori dall’apertura, prima che altri viaggiatori riuscissero a riportarla dentro. Non ce la fece, per le ferite riportate. Era madre di due figli e aveva la cintura allacciata. E che ricorda quanto la sicurezza del volo si giochi sempre su margini sottili.

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