Il meteo di queste estati ci sta raccontando una storia molto diversa rispetto a quella che conoscevamo fino a pochi decenni fa. Viviamo ormai in un contesto di estate estrema, dove il clima mostra una progressiva estremizzazione che interessa l’intero bacino del Mediterraneo e gran parte dell’Europa centro-occidentale, un’area diventata ormai uno degli hotspot del cambiamento climatico globale. È una trasformazione che ci accompagna da circa un ventennio e che sta modificando profondamente il modo in cui si sviluppano le stagioni estive.
Estate estrema significa inevitabilmente anche fenomeni estremi. Lo abbiamo visto più volte negli ultimi anni con temporali di eccezionale intensità, nubifragi, grandinate sempre più frequenti e dannose, non soltanto al Nord, ma anche sulle regioni centrali e meridionali. Il cambiamento non riguarda esclusivamente le temperature elevate, ma soprattutto la maggiore energia disponibile nell’atmosfera, capace di alimentare eventi meteorologici molto più violenti rispetto al passato.
La differenza rispetto alle estati di qualche decennio fa è sostanziale. Per lungo tempo il protagonista della stagione calda è stato l’anticiclone delle Azzorre, una figura barica che garantiva sì condizioni stabili, ma con temperature decisamente più contenute rispetto a quelle odierne. I temporali non mancavano, soprattutto lungo l’arco alpino e la dorsale appenninica, e talvolta interessavano anche la Pianura Padana, ma erano generalmente fenomeni più circoscritti e meno frequenti, anche se di forte intensità. Oggi, invece, assistiamo a un deciso aumento sia del numero dei temporali sia della loro capacità distruttiva.
Guardando al prosieguo di luglio, i principali modelli previsionali mostrano una nuova e importante rimonta dell’anticiclone africano verso l’Europa occidentale. Dopo la Spagna, che ha già sperimentato temperature prossime ai 43 °C nelle aree di confine con il Portogallo, anche Francia e resto dell’Europa occidentale potrebbero essere investiti da una nuova intensa ondata di caldo africano.
Alcune elaborazioni modellistiche ipotizzano addirittura l’arrivo dell’isoterma di +25 °C a 850 hPa fin nel cuore della Francia, uno scenario che, se confermato, potrebbe tradursi in valori al suolo dell’ordine dei 43-44 °C, con punte localmente vicine ai 45 °C. Si tratta comunque di proiezioni ancora da confermare, poiché non tutti i modelli convergono sulla medesima evoluzione.
Successivamente anche l’Italia sarà coinvolta in maniera sempre più evidente. La seconda decade di luglio potrebbe infatti essere caratterizzata da anomalie termiche molto marcate, con temperature diffusamente superiori alle medie climatiche e una nuova fase di caldo intenso di matrice africana destinata a interessare gran parte della Penisola.
Esiste però una possibile evoluzione che merita attenzione. Uno dei principali modelli previsionali, ECMWF, intravede infatti la possibilità che una saccatura di origine nord-europea riesca a indebolire il promontorio subtropicale africano, soprattutto sulle regioni settentrionali e parte di quelle centrali. Se questo scenario dovesse concretizzarsi, il contrasto tra l’aria più fresca in quota e quella molto calda e umida presente nei bassi strati, in particolare sulla Pianura Padana, potrebbe favorire lo sviluppo di temporali molto intensi, accompagnati da forti raffiche di vento, grandinate e nubifragi. Il periodo più favorevole a questa evoluzione sarebbe il finire della seconda decade di luglio, mentre il Centro-Sud resterebbe probabilmente ancora sotto la protezione dell’anticiclone africano.
Il meteo continua dunque a confermare una tendenza ormai consolidata: l’estate mediterranea è profondamente cambiata. L’anticiclone delle Azzorre, che in passato si disponeva lungo i paralleli limitando le incursioni calde dal Nord Africa e garantendo un clima più temperato e stabile, ha progressivamente lasciato spazio al promontorio africano. Il risultato è una stagione caratterizzata da ondate di calore sempre più intense, maggiore umidità nei bassi strati e un’atmosfera ricca di energia, il carburante ideale per temporali sempre più violenti. È questa la nuova normalità climatica con cui, ormai da circa vent’anni, siamo chiamati a convivere.
Ci ritorneremo.
Credit: l’articolo è stato redatto su analisi scientifica con dati dei modelli matematici ECMWF e Global Forecast System del NOAA, ICON e ARPEGE.