Scie di condensazione nei cieli, cosa sono e cosa annunciano. Cosa c’è di chimico in queste scie
(METEOGIORNALE.IT) Alzando lo sguardo in una giornata limpida e mi capita di vedere un aereo che si lascia dietro una lunga riga bianca, dritta come un taglio nel cielo. Oppure come stamattina, guardo il Meteosat ad alta risoluzione e vedo delle lunghe scie nei cieli in Francia, a ridosso di una perturbazione oceanica.
Sono le scie di condensazione, in inglese contrails, e raccontano parecchio più di quanto si pensi. Scie che lasciano dietro ipotesi fantasiose, e spesso ricche di credenze che non hanno niente di scientifico. Caro lettore, queste scie non hanno nulla di misterioso, dietro c’è solo fisica, e una fisica nemmeno troppo complicata.
Come nasce la scia bianca dietro l’aereo
I gas di scarico di un jet escono caldissimi e carichi di vapore acqueo, prodotto dalla combustione del cherosene. Quando quel vapore incontra l’aria gelida delle alte quote (spesso ci sono anche -50°C, a volte il comandante lo annuncia ai passeggeri). Questo pulviscolo condensa e congela istantaneamente con i -50°C, trasformandosi in una nube di minuscoli cristalli di ghiaccio. È lo stesso principio del fiato che “si vede” in una mattina d’inverno aria calda e umida che esce di bocca che incontra freddo secco.
In effetti la scia non è altro che una nuvoletta artificiale, fabbricata in pochi metri dietro le turbine.
Questione di freddo
Quasi sempre oltre gli 8.000 metri, dove i grandi aerei di linea viaggiano in crociera e la temperatura crolla sotto i -40°C. Sotto quella soglia il vapore non resta vapore a lungo: ghiaccia. Più in basso, con aria meno fredda, la scia fatica a formarsi o non si forma affatto. Ecco perché un piccolo velivolo che vola a pochi chilometri di altezza non lascia striature, mentre il jet sì.
Ma il freddo, però, da solo non basta. Serve anche un altro ingrediente, ed è qui che la faccenda si fa interessante.
Perché le scie persistenti annunciano il maltempo
Non tutte le scie sono uguali. Alcune svaniscono in pochi secondi, altre restano sospese in cielo per ore e si allargano fino a confondersi con vere nuvole. In questi casi la differenza e dovuta all’umidità dell’aria in quota.
Quando l’aria alle alte quote è secca, i cristalli di ghiaccio evaporano quasi subito – scia corta, cielo che resta pulito, tempo stabile -.
Ma se quell’aria è già prossima alla saturazione, i cristalli non evaporano per niente: anzi, se ne aggregano altri, la scia si ispessisce e si dilata, a volte fino a stendersi in un velo di cirri. Un cielo “rigato” e lattiginoso, insomma, è un cielo che ha già fatto il pieno d’umidità lassù.
E qui torniamo alla foto. Prima del transito di una perturbazione, l’aria mite e umida scivola sopra il cuscino d’aria più fredda e densa, salendo lungo un piano inclinato che i meteorologi chiamano superficie frontale. Salendo, carica di vapore i piani alti dell’atmosfera. Risultato? Le scie degli aerei trovano il terreno perfetto: diventano lunghe, larghe, ostinate. Il cielo, a modo suo, ci avvisa con un giorno o due d’anticipo, ed anche meno come la foto del Meteosat che ho allegato a questo articolo.
Lo sapevano bene i vecchi marinai e i piloti di una volta, abituati a leggere l’aria senza radar né modelli numerici: scie che si dissolvono in fretta promettono bel tempo, scie che si attardano e si sfilacciano annunciano il fronte in arrivo. Una regola che non era come altre solo una valutazione approssimativa, non infallibile. Ma sorprendentemente affidabile, soprattutto in quelle ore che precedono il cambio del tempo.
La prossima volta che vedi quelle righe restare appese là sopra, allora, sai cosa guardare non c’è nessuna forza armata straniera, non c’è geoingegneria che intende alterare il clima, ma è una condizione del tutto naturale come viene ampiamente dimostrato da numerose pubblicazioni scientifiche.
Credit
- Approfondimenti sulla fisica delle scie di condensazione e sulla loro persistenza sono disponibili presso il NASA Earth Observatory.
- Materiali divulgativi su nubi, fronti e previsione osservativa del tempo sono offerti dal Met Office del Regno Unito.
- Risorse tecniche su umidità in quota e dinamica dei sistemi frontali sono pubblicate dalla National Oceanic and Atmospheric Administration.
- Studi peer-reviewed sull’impatto e la formazione dei contrails sono raccolti dall’American Meteorological Society.