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Misteriose scie chimiche nei cieli: cosa sono

Restano in cielo per ore e si allargano come nuvole: quando le scie degli aerei diventano lunghe e persistenti, spesso il maltempo è già in viaggio.

Andrea Meloni di Andrea Meloni
08 Giu 2026 - 08:24
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Wiki Meteo
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Nube di condensazione aereo, non sono scie chimiche.

Scie di condensazione nei cieli, cosa sono e cosa annunciano. Cosa c’è di chimico in queste scie

(METEOGIORNALE.IT) Alzando lo sguardo in una giornata limpida e mi capita di vedere un aereo che si lascia dietro una lunga riga bianca, dritta come un taglio nel cielo. Oppure come stamattina, guardo il Meteosat ad alta risoluzione e vedo delle lunghe scie nei cieli in Francia, a ridosso di una perturbazione oceanica.

Sono le scie di condensazione, in inglese contrails, e raccontano parecchio più di quanto si pensi. Scie che lasciano dietro ipotesi fantasiose, e spesso ricche di credenze che non hanno niente di scientifico. Caro lettore, queste scie non hanno nulla di misterioso, dietro c’è solo fisica, e una fisica nemmeno troppo complicata.

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Questa non è geoingegneria nei cieli.

Come nasce la scia bianca dietro l’aereo

I gas di scarico di un jet escono caldissimi e carichi di vapore acqueo, prodotto dalla combustione del cherosene. Quando quel vapore incontra l’aria gelida delle alte quote (spesso ci sono anche -50°C, a volte il comandante lo annuncia ai passeggeri). Questo pulviscolo condensa e congela istantaneamente con i -50°C, trasformandosi in una nube di minuscoli cristalli di ghiaccio. È lo stesso principio del fiato che “si vede” in una mattina d’inverno aria calda e umida che esce di bocca  che incontra freddo secco.

In effetti la scia non è altro che una nuvoletta artificiale, fabbricata in pochi metri dietro le turbine.

 

Questione di freddo

Quasi sempre oltre gli 8.000 metri, dove i grandi aerei di linea viaggiano in crociera e la temperatura crolla sotto i -40°C. Sotto quella soglia il vapore non resta vapore a lungo: ghiaccia. Più in basso, con aria meno fredda, la scia fatica a formarsi o non si forma affatto. Ecco perché un piccolo velivolo che vola a pochi chilometri di altezza non lascia striature, mentre il jet sì.

Ma il freddo, però, da solo non basta. Serve anche un altro ingrediente, ed è qui che la faccenda si fa interessante.

 

Perché le scie persistenti annunciano il maltempo

Non tutte le scie sono uguali. Alcune svaniscono in pochi secondi, altre restano sospese in cielo per ore e si allargano fino a confondersi con vere nuvole. In questi casi la differenza e dovuta all’umidità dell’aria in quota.

Quando l’aria alle alte quote è secca, i cristalli di ghiaccio evaporano quasi subito – scia corta, cielo che resta pulito, tempo stabile -.

Ma se quell’aria è già prossima alla saturazione, i cristalli non evaporano per niente: anzi, se ne aggregano altri, la scia si ispessisce e si dilata, a volte fino a stendersi in un velo di cirri. Un cielo “rigato” e lattiginoso, insomma, è un cielo che ha già fatto il pieno d’umidità lassù.

E qui torniamo alla foto. Prima del transito di una perturbazione, l’aria mite e umida scivola sopra il cuscino d’aria più fredda e densa, salendo lungo un piano inclinato che i meteorologi chiamano superficie frontale. Salendo, carica di vapore i piani alti dell’atmosfera. Risultato? Le scie degli aerei trovano il terreno perfetto: diventano lunghe, larghe, ostinate. Il cielo, a modo suo, ci avvisa con un giorno o due d’anticipo, ed anche meno come la foto del Meteosat che ho allegato a questo articolo.

Lo sapevano bene i vecchi marinai e i piloti di una volta, abituati a leggere l’aria senza radar né modelli numerici: scie che si dissolvono in fretta promettono bel tempo, scie che si attardano e si sfilacciano annunciano il fronte in arrivo. Una regola che non era come altre solo una valutazione approssimativa, non infallibile. Ma sorprendentemente affidabile, soprattutto in quelle ore che precedono il cambio del tempo.

La prossima volta che vedi quelle righe restare appese là sopra, allora, sai cosa guardare non c’è nessuna forza armata straniera, non c’è geoingegneria che intende alterare il clima, ma è una condizione del tutto naturale come viene ampiamente dimostrato da numerose pubblicazioni scientifiche.

  (METEOGIORNALE.IT)

Credit

  • Approfondimenti sulla fisica delle scie di condensazione e sulla loro persistenza sono disponibili presso il NASA Earth Observatory.
  • Materiali divulgativi su nubi, fronti e previsione osservativa del tempo sono offerti dal Met Office del Regno Unito.
  • Risorse tecniche su umidità in quota e dinamica dei sistemi frontali sono pubblicate dalla National Oceanic and Atmospheric Administration.
  • Studi peer-reviewed sull’impatto e la formazione dei contrails sono raccolti dall’American Meteorological Society.
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Sono un editore, imprenditore e appassionato studioso di meteorologia e climatologia. Nella mia carriera ho fondato e gestito numerosi portali meteo italiani e internazionali, affiancando a questa attività la creazione di blog di nicchia e piattaforme web dedicate al web marketing e alla visibilità digitale. La mia avventura nel digitale è iniziata nel 1995, agli albori di internet in Italia, quando pubblicavo i primi articoli meteo in lingua italiana su meteorologicando.it (recensito nel 1999 da La Repubblica "No Problem"), per poi dare vita, a fine 1999, a direttameteo.it, una delle prime piattaforme italiane complete di previsioni, dati satellitari e webcam. In assenza di percorsi accademici civili specifici in quegli anni, ho approfondito la materia privatamente su indicazione di un parente ufficiale dell'Aeronautica Militare. Questa solida preparazione mi ha permesso di fondare nel 2000 portali di riferimento storico come meteogiornale.it e tempoitalia.it (il primo in assoluto a offrire le previsioni meteo per tutti i comuni italiani), seguiti da meteosardegna.it. Da allora il mio lavoro si è diviso tra l'informazione al pubblico e i servizi B2B. Ho curato le sezioni meteo di grandi testate giornalistiche come meteo.corriere.it, meteo.gazzetta.it, Libero Quotidiano e Affari Italiani. L'emittente Rai 2 mi ha dedicato un servizio per l'innovazione: sono stato tra i primi a introdurre in Italia i video-meteo e il modello statunitense di una "meteorologia per tutti". Nel 1999, con il sostegno fondamentale di mia moglie, la professoressa Tonia Ivana Mereu, ho curato ed edito la pubblicazione del libro "Il grande gelo del 1985", scritto da Marco Rossi: un successo editoriale autoprodotto che ha superato le 10.000 copie vendute. Sul fronte aziendale, ho applicato i miei studi di marketing fornendo previsioni meteo alle piattaforme SMS di TIM e ai servizi 899. Ho ideato il primo "report della grandine" a livello globale, uno strumento fondamentale utilizzato da centinaia di aziende. Già nel 2001 abbiamo allestito un centro di calcolo per l'elaborazione di modelli matematici previsionali e software di post-elaborazione dati, collaborando con realtà di primo piano del calibro di ENI Italgas, Siemens, TIM, Eutelia, Milano Serravalle - Milano Tangenziali S.p.A. e molte altre compagnie nei settori delle energie rinnovabili, delle assicurazioni, dell'agricoltura e dei trasporti, esportando servizi meteo fino in Australia e Sud America. Questa fitta rete di servizi è supportata da un team storico di professionisti freelance attivi con me dal periodo 2000-2005. Negli anni ho integrato la passione per la meteorologia con uno studio imponente di SEO (Search Engine Optimization) e SEM, specializzandomi nelle dinamiche dell'ecosistema Google (Google Discover, Google Carousel). Oggi applico questa attitudine all'innovazione anche all'Intelligenza Artificiale avanzata, utilizzandola per ottimizzare i modelli matematici numerici e la precisione predittiva. Al contempo, sostengo attivamente la qualità dell'informazione contrastando l'editoria automatizzata e i contenuti a bassa affidabilità generati in massa dall'AI. Il mio focus principale resta la comprensione della nostra atmosfera. Ho cambiato città diverse volte per vivere in prima persona climi differenti e offrire una conoscenza diretta del tempo. Ho studiato e ricostruito i dati sulle due Piccole Ere Glaciali degli ultimi 2000 anni, sul Riscaldamento Medievale, sulle dinamiche del Vortice Polare Stratosferico e sull'impatto di El Niño e La Niña in Europa. Oggi mi concentro sul nowcasting e sui modelli a lungo termine di NOAA ed ECMWF, con l'obiettivo di creare prodotti di prevenzione efficaci a fronte di un clima che cambierà drammaticamente nei prossimi anni. Privilegio da sempre lo studio rigoroso, la ricerca sul campo e la direzione editoriale rispetto alla visibilità mediatica, scelta che mi ha portato a focalizzarmi sull'analisi approfondita di fenomeni complessi - come il ritiro dei ghiacciai o l'attenuazione della Corrente del Golfo - e a seguire da vicino i dibattiti internazionali, tra cui la Conferenza di Parigi sul Clima (COP21). Oggi esprimo questa autorevolezza coordinando in prima persona le redazioni di Meteo Giornale e Tempo Italia. Nella vita privata, che custodisco gelosamente, mi dedico al volontariato e alla promozione della cooperazione sociale.

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