Durante le giornate estive più calde e afose si sente spesso dire che la temperatura percepita è più alta di quella reale. Quante volte lo abbiamo sentito nei mass media – magari leggendo un quotidiano, oppure ascoltando un telegiornale. Questo fenomeno è spiegato dall’indice di disagio da caldo, chiamato in campo meteo Heat Index. Si tratta di un valore estremamente importante che ci dice quanto il corpo umano è sotto stress.
Una breve introduzione
Molti di noi lo sanno. La temperatura indicata dai termometri – che ricordiamo essere un parametro meteo ufficiale – misura soltanto il calore dell’aria, ma il nostro organismo reagisce anche ad altri fattori, in particolare all’umidità relativa e all’assenza di vento.
Quando l’aria contiene molta umidità, il sudore evapora più lentamente e il corpo fatica maggiormente a disperdere il calore accumulato. Per questo motivo una giornata con 30°C afosi può essere meno sopportabile di una con 35°C secchi e ventilati.
Il metodo più conosciuto è l’Heat Index, sviluppato sulla base degli studi di bio-meteorologia che hanno analizzato il rapporto tra condizioni atmosferiche e risposta del corpo umano. Il valore ottenuto non rappresenta una temperatura misurata realmente dall’ambiente, ma una stima in gradi Celsius dello stress che il corpo umano subisce sotto particolari condizioni meteoclimatiche.
Il motivo fisiologico
Tutto questo discorso è legato al sistema naturale di raffreddamento del nostro organismo. Quando la temperatura aumenta, il corpo utilizza la sudorazione come metodo di raffrescamento interno: l’evaporazione del sudore sottrae calore alla pelle e aiuta a mantenere stabile la temperatura corporea.
A tutti noi è capitato di sudare nelle giornate più afose, molto meno quando il sole scotta ma il clima è secco. Questo perché, se l’umidità è elevata, l’aria è già ricca di vapore acqueo e l’evaporazione rallenta; di conseguenza aumenta la sensazione di afa, che può diventare via via più opprimente.
Per capire perché l’umidità causa disagio fisico, è utile pensare a ciò che accade a livello delle ghiandole sudorifere: quando l’aria non riesce ad assorbire ulteriore vapore acqueo, il meccanismo di termoregolazione corporea si inceppa, con conseguenze che possono essere anche serie.
Un ulteriore approfondimento
È importante ricordare che l’indice di disagio da caldo non dipende solo dalla temperatura. Entrano in gioco altri parametri meteo come il vento, l’esposizione al sole, la durata dell’esposizione e – volendo andare ancora più nel dettaglio – le condizioni personali di ciascuno. Facciamo un esempio semplice. Una persona all’ombra e ferma a leggere un quotidiano vive sicuramente una situazione diversa rispetto a chi lavora sotto il sole o pratica sport attorno a mezzogiorno.
Negli ultimi anni, le ondate di calore hanno reso questo indice sempre più rilevante nelle previsioni estive, con alcune aree dell’Italia che entrano regolarmente in soglie di “malessere fisico” anche quando i termometri non raggiungono valori estremi.
Concludendo
La temperatura percepita, in realtà, non esiste come parametro meteo ufficiale. Come illustrato in questo approfondimento, si tratta di una sensazione piuttosto soggettiva, non universalmente riconosciuta. Il termometro, rilevato con strumentazioni e omologazioni specifiche, fornisce un valore ufficiale – e quello è tale quale, da utilizzare per le statistiche climatiche.
Conoscere l’indice di disagio da calore permette invece di interpretare meglio le previsioni estive, per capire quanto siano davvero opprimenti le condizioni meteoclimatiche di una determinata giornata.
Credit
- NOAA / Geophysical Fluid Dynamics Laboratory – Heat Index & Climate Research
- Bulletin of the American Meteorological Society – A New Heat Stress Index (2024)
- Nature Scientific Data – Comprehensive Heat Indices Dataset 1950-2024
- IOP Science – Advancing Heat Wave Definitions: Health Impacts of Extreme Heat (2025)
- Springer / International Journal of Biometeorology – Utility of the Heat Index in defining thermal balance