La redazione del sito meteo giornale ha intervistato Davide Santini, ponendogli una serie di domande circa la frequenza e la violenza delle grandinate.
Ci faccia un’introduzione
La grandine è da sempre uno dei fenomeni atmosferici più temuti e distruttivi, soprattutto per il settore agricolo. Oramai è sotto gli occhi di tutti che sia diventata sempre più frequente e le notizie per il futuro non sono affatto buone. Secondo un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature Climate Change da un gruppo di ricercatori guidato da Timothy H. Raupach dell’Università del New South Wales, in Australia, il riscaldamento globale sta modificando e anzi ampliando la possibilità di avere violente grandinate.
Che cosa emerge?
Le aree più esposte alle grandinate potrebbero spostarsi progressivamente verso latitudini più elevate, arrivando a interessare con maggiore frequenza regioni non troppo distanti dai circoli polari. Se ci pensate è qualcosa di incredibile. Questo cambiamento potrebbe aumentare il numero di eventi estremi in territori che storicamente hanno avuto un rischio minore, creando seri problemi in aree totalmente non avvezze a questo tipo di fenomeno meteo.
Ma come si origina?
La grandine nasce all’interno dei cumulonembi, ovvero le più elevate nubi a sviluppo verticale. La sua formazione dipende dalla presenza di forti correnti ascensionali capaci di trasportare verso l’alto gocce d’acqua, cristalli di ghiaccio e particelle presenti nell’atmosfera.
Quando queste correnti raggiungono quote dove le temperature sono inferiori allo zero, creando minuscoli cristalli di ghiaccio. Ma poi, salendo e scendendo nella nube, si ampliano di spessore fino a diventare di dimensioni anche ragguardevoli.
Perché non c’è in altri tipi di nube?
Abbiamo parlato di nubi a sviluppo verticale e non di quelle più orizzontali. Difatti, soprattutto per chi abita nella Valle Padana, è praticamente impossibile d’inverno. Non a caso servono i moti convettivi. Il chicco ghiacciato, spinto prima verso l’alto e poi verso il basso, attraversa zone dove è presente acqua liquida che aderisce alla sua superficie.
Successivamente viene riportato verso l’alto dalle correnti verticali, dove lo strato esterno congela nuovamente. Questo meccanismo può ripetersi anche numerose volte. Più ci sono saliscendi e maggiori risulteranno le misure del chicco. La dimensione finale dei chicchi dipende quindi soprattutto dalla forza dei temporali e dall’intensità dei movimenti verticali dell’aria. Tutte condizioni tipiche del periodo tra maggio e settembre.
Cosa c’entra il riscaldamento globale?
Tantissimo. Il rapporto tra aumento delle temperature e grandinate più intense è stato studiato già in passato, ma il nuovo lavoro ha cercato di analizzare il fenomeno su scala globale. Cerchiamo di semplificare il concetto. In un’atmosfera più calda, in linea di principio, aumenta l’energia disponibile per alimentare i fenomeni convettivi.
Anche se la grandine è qualcosa di ghiaccio, le temperature più elevate possono dare più spinta energetica dal basso verso l’alto e quindi favoriscono una maggiore permanenza dei chicchi all’interno delle nubi, permettendo loro di crescere fino a dimensioni localmente gigantesche.
Ci può dare degli esempi dello studio?
Analizzando diversi modelli meteo in scenari di aumento della temperatura globale di 2 e 3 gradi rispetto al periodo storico, gli studiosi hanno individuato una chiara tendenza piuttosto inquietante. Le condizioni favorevoli alla grandine si stanno spostando verso le alte latitudini. Le aree maggiormente interessate potrebbero essere le regioni europee oltre i 60 gradi di latitudine, le zone alpine, il Nord America centro-settentrionale, la Nuova Zelanda e ampie aree dell’Asia settentrionale.
E quali sarebbero i danni?
È logico pensare che la maggiore devastazione ce l’abbia l’agricoltura. Lo studio ha valutato il rischio per 26 diverse colture attraverso un parametro specifico HPP, ovvero la percentuale della stagione di crescita in cui una coltura può essere esposta alle grandinate. Soprattutto aree dove un tempo non esistevano grandinate e ora diventano più frequenti.
Qual è la conclusione di questo trattato?
Il cambiamento climatico non solo porta sempre più caldo, ma altera gli equilibri dell’atmosfera. Se c’è più energia in gioco vuol dire che esiste un maggior rischio di fenomeni meteo estremi. E qual è la stagione più delicata? Ovviamente l’estate, in un futuro durerà anche quattro o cinque mesi…
CREDITS
- Raupach T.H. et al. – “The shifting geography of hail under climate change” – Nature Climate Change
Studio internazionale sulla possibile migrazione delle aree favorevoli alla grandine verso latitudini più elevate in scenari di riscaldamento globale.
https://www.nature.com/nclimate/ - The Conversation – Approfondimento degli autori dello studio sulla grandine e cambiamento climatico
Articolo divulgativo firmato dai ricercatori che spiega il legame tra aumento delle temperature e rischio grandinate.
https://theconversation.com/ - Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) – Sixth Assessment Report (AR6)
Rapporti scientifici internazionali sugli effetti del riscaldamento globale sugli eventi meteorologici estremi.
https://www.ipcc.ch/report/ar6/ - World Meteorological Organization (WMO) – State of the Global Climate
Dati e analisi sul riscaldamento globale, aumento degli eventi estremi e cambiamenti nella circolazione atmosferica.
https://wmo.int/ - Copernicus Climate Change Service (C3S) – European State of the Climate
Monitoraggio climatico europeo con dati su temperature, anomalie atmosferiche ed eventi estremi.
https://climate.copernicus.eu/ - European Environment Agency (EEA) – Climate change impacts in Europe
Analisi degli effetti del cambiamento climatico sul continente europeo, compresi fenomeni meteorologici estremi.
https://www.eea.europa.eu/ - NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration – Severe Weather Research
Approfondimenti scientifici su temporali severi, grandine, convezione atmosferica e condizioni favorevoli agli eventi estremi.
https://www.noaa.gov/ - National Severe Storms Laboratory (NSSL) – Hail Science
Centro di ricerca statunitense specializzato nello studio della grandine e dei temporali violenti.
https://www.nssl.noaa.gov/ - European Severe Storms Laboratory (ESSL)
Organizzazione europea che raccoglie dati e studia temporali severi, grandinate e fenomeni convettivi.
https://www.essl.org/ - American Meteorological Society (AMS) – Research on hail and severe convection
Pubblicazioni scientifiche su grandine, temporali intensi e dinamiche atmosferiche.
https://www.ametsoc.org/ - Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) – Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima (ISAC)
Studi italiani sul clima, cambiamenti atmosferici ed eventi estremi.
https://www.isac.cnr.it/ - European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF)
Ricerca avanzata su modelli meteorologici, clima e fenomeni atmosferici estremi.
https://www.ecmwf.int/
