I valori record toccati da El Niño allarmano gli esperti del clima, richiamando alla memoria lo scenario meteo del 2015/2016, che bloccò l’inverno mediterraneo sotto imponenti campi di alta pressione.
L’andamento delle temperature superficiali del Pacifico equatoriale sta catturando l’attenzione dei più autorevoli centri di calcolo, evidenziando un aumento di temperatura che proietta il fenomeno di El Niño verso soglie storiche. Le stranezze del clima registrate nelle stazioni meteo più famose dimostrano che la Terra sta accumulando moltissimo calore che finisce inevitabilmente per cambiare il meteo globale.
Quando l’interazione tra oceano e atmosfera raggiunge una simile intensità, gli effetti non rimangono circoscritti all’area equatoriale, ma si propagano attraverso complesse onde planetarie note come teleconnessioni, alterando l’andamento stagionale anche a grandissima distanza. Il meccanismo più importante attraverso il quale un El Niño di forte intensità condiziona il clima europeo risiede nell’alterazione della cella di Hadley e nella ridistribuzione del momento angolare atmosferico.
L’enorme massa di calore rilasciata dall’oceano verso la troposfera equatoriale intensifica la convezione profonda, provocando un’espansione della cella stessa verso latitudini più settentrionali. Questa dinamica si traduce in una forte accelerazione e in uno spostamento più meridionale della corrente a getto subtropicale. Per ciò che riguarda l’Europa, in particolare per l’area mediterranea, questa configurazione barica agisce spesso come un muraglione difensivo contro le correnti instabili atlantiche. Queste ultime sono così costrette a scorrere a latitudini decisamente più settentrionali o a restare bloccate al di là della catena alpina.
Il recente aumento delle temperature ricorda da vicino l’eccezionale situazione vissuta durante l’inverno 2015/2016, l’ultimo grande evento in cui il processo ha raggiunto una forza simile a quella odierna. In quei tre mesi, le temperature record registrate nel Pacifico hanno reso il clima più monotono in Europa e nel Mediterraneo, dando vita a un inverno molto più caldo del normale e bloccato da una robusta area di alta pressione.
La quasi totalità della stagione è trascorsa sotto il dominio di un robusto campo anticiclonico, che ha azzerato le nevicate in montagna e mantenuto le temperature ben oltre le medie stagionali, facendo registrare picchi di caldo eccezionali su gran parte del territorio.
La disamina sinottica di quello storico caso dimostra come i sistemi di blocco anticiclonico, potenziati da un forte El Niño, si autoalimentino tramite la subsidenza, comprimendo e riscaldando adiabaticamente l’aria, favorendo condizioni di alta pressione con tempo stabile e sereno. Questo fenomeno dirada le nubi e facilita il concentrarsi di umidità e sostanze inquinanti verso il suolo.
È il tratto distintivo dell’anticiclone invernale: un’inversione termica che imprigiona le pianure in una coltre di nebbia e freddo umido, regalando al contempo giornate miti e primaverili in montagna. Il rischio reale è che il ripetersi di questa situazione possa causare un inverno caratterizzato da una grave siccità e da pochissima neve, destando allarme per le riserve d’acqua.
Tuttavia, è bene sottolineare che nessuna stagione è identica alle precedenti, poiché l’atmosfera è guidata dall’unione di più variabili. Oltre alla grande influenza del Pacifico, infatti, bisognerà osservare l’evoluzione del vortice polare e i parametri dei ghiacci artici.
Qualora il vortice polare dovesse mantenersi solido e coeso, l’interazione con un El Niño da primato potrebbe sigillare in modo permanente l’inverno europeo sotto un esteso campo di alta pressione. Al contrario, eventuali stratwarming (riscaldamenti stratosferici improvvisi) potrebbero determinare la frammentazione del vortice, agevolando fasi di spiccata variabilità capaci di rompere temporaneamente la stasi anticiclonica.
Per i modelli di previsione a lungo termine, la vera sfida è comprendere a fondo le tempistiche di risposta della circolazione europea all’enorme flusso di calore rilasciato dagli oceani. Analizzando le proiezioni dei più autorevoli modelli fisico-matematici, emerge una netta tendenza verso anomalie bariche positive sul Mediterraneo centro-occidentale: un segnale che avvalora la possibilità di un’evoluzione climatica molto simile a quanto visto tra il 2015 e il 2016.
Seguire gli aggiornamenti meteo nei prossimi mesi sarà importante per scoprire se vivremo un vero inverno o se assisteremo ancora ad una lunga coda della stagione autunnale e subtropicale.
