(METEOGIORNALE.IT) Per molti non sarà affatto un argomento entusiasmante, o magari meritevole di approfondimenti, in realtà ci si dovrebbe fermare un attimo a riflettere. A riflettere sul fatto che l’estremizzazione meteo climatica, vuoi o non vuoi, sta determinando una crescita dell’impatto economico
Spesso e volentieri si sente ripetere “le stagioni non sono più quelle di una volta”. Ed è vero, le stagioni hanno cambiato volto, sovente capita che non rispettino più quella che un tempo era una tabella di marcia scandita con precisione dai solstizi e dagli equinozi. Diciamo che gli anni 2000 hanno segnato un cambio di passo, più o meno gradito non sta a noi dirlo. Il gradimento, si sa, è assolutamente soggettivo.
Quel che possiamo dirvi, comunque, è che la presenza di eventi meteo tanto estremi quanto ripetuti non è affatto un’invenzione. I periodi di siccità si sono allungati, gli eventi alluvionali si sono moltiplicati. Il freddo è pressoché sparito, pioggia e neve cadono irregolarmente. Abbiamo avuto annate particolarmente piovose, altre tremendamente siccitose.
Abbiamo avuto annate con pochissima neve, altre dove la neve è caduta in abbondanza. Alcuni sostengono si tratti della ciclicità climatica, altri ancora sostengono che sia colpa del riscaldamento globale e dei conseguenti cambiamenti meteo climatici. Non sta a noi dirlo, anche se vista l’escalation termica sempre più evidente siamo più orientati nella seconda direzione.
Ma al di là di queste considerazioni climatiche, quel che emerge da approfondite analisi di settore è che l’estremizzazione meteo climatica sta causando impatti economici talvolta devastanti. Si pensi, ad esempio, ai lunghi periodi di siccità. Magari accompagnati da caldo anomalo, insistente e ripetuto. Si pensi all’impatto sull’agricoltura.
Colture letteralmente stravolte nel loro ciclo biologico. Colture in sofferenza per mancanza d’acqua. Consorzi di bonifica in ginocchio perché ovviamente in presenza di poca acqua l’uso di un bene essenziale come l’acqua deve essere garantito anzitutto alla popolazione.
Si pensi, ad esempio, alla crisi – enorme – del turismo invernale. Non sulle Alpi, dove la neve è tornata a cadere abbondante. Ma in svariati comprensori appenninici la situazione non è affatto delle migliori. L’anno scorso nevicò praticamente zero, quest’anno almeno qualcosa s’è vista.
Nel 2024-2025 diversi operatori turistici del Centro Sud dovettero rivedere i loro programmi invernali, inventandosi – è proprio il caso di dirlo – attività alternative pur di provare a salvare la stagione.
E che dire dell’Estate? Quella probabilmente è la stagione che meno di tutte ha risentito degli impatti meteo climatici. Eppure vi sono persone che non sopportano la canicola. Sapevate che il turismo, in parte, è cambiato? Chi soffre il caldo afoso ha deciso di guardare altrove, lontano dal Mediterraneo. Anche questi, vuoi o non vuoi, sono impatti economici importanti.
Insomma, checché se ne dica il tema dell’estremizzazione meteo climatica andrebbe analizzato con attenzione. Onde evitare che in futuro sia troppo tardi. Prevenire è sempre meglio di curare. (METEOGIORNALE.IT)