Tra le motivazioni che faranno segnare un drastico cambiamento da qui a tre-quattro giorni sul Mediterraneo centrale e sull’Italia, ci sarebbe senz’altro anche il caldo torrido di questo epilogo di Giugno. Come annunciato in analisi pregresse, questo ultimo fine settimana del mese sarebbe contrassegnato da una virata dell’asse della cupola anticiclonica nordafricana verso i settori centrali del nostro bacino, con il “core caldo” dell’onda subtropicale verso l’Italia già da oggi e, ancor di più, tra domani e Martedì prossimo.
La colonnina di mercurio lieviterebbe ulteriormente, con massime diffusamente tra 33°C e 37°C su colline e pianure dell’intero territorio nazionale, ma con punte ricorrenti di 38°C/39°C, se non anche di 40°C e oltre in forma localizzata, sia sulle pianure del Nord che su quelle centrali tirreniche e su qualcuna del Sud. Ma per quale motivo il caldo attuale e dei prossimi 2-3 giorni dovrebbe essere concausa di un cambiamento così brusco a seguire?
Fondamentalmente perché tutta l’energia termica che si sta accumulando – e che si accumulerebbe ancora – nei bassi strati, costituirebbe un carburante essenziale nell’alimentazione di una vera e propria “macchina temporalesca” che, stando alle proiezioni più recenti dei modelli matematici, andrebbe organizzandosi proprio sul Mediterraneo centrale e in corrispondenza dell’Italia.
La saccatura atlantica e il crollo barico
Da qui a tre-quattro giorni, si conferma una significativa crisi barica sui settori centro-settentrionali del bacino, a opera dell’affondo di una saccatura instabile nord-atlantica, la quale sconquasserebbe letteralmente l’alta pressione preesistente, confinandola con i massimi pressori a sull’ovest dell’Europa e attivando in corrispondenza dell’Italia una bassa pressione quasi di stampo autunnale.
Alla crisi barica, già di per sé significativa – con autentico crollo dei geopotenziali in quota e della pressione al suolo, e con la possibile attivazione di un minimo depressionario anche importante sul Centro-Sud Italia – si assocerebbe aria molto calda e umida al suolo, che, nel contesto vorticoso e “baricamente” esaltato, costituirebbe un ingrediente fondamentale per temporali violenti e, per qualche fase, piuttosto estesi sul territorio. Ma in quali giornate si compirebbe maggiormente l’azione temporalesca nel nostro paese?
Dal 1° al 5 Luglio: il periodo a più alto rischio
Il periodo a maggior rischio maltempo temporalesco, o perlomeno con rischio più esteso, sarebbe abbastanza lungo: dall’1 al 5 Luglio. In questa fase, a iniziare dalle regioni settentrionali e poi con più insistenza nei giorni a seguire su diverse regioni centro-meridionali, i rovesci e i temporali sarebbero pressoché continui e spesso anche forti o violenti. Diversi temporali si attiverebbero soprattutto sulle Alpi, ma anche lungo l’Appennino, già nel corso di Martedì 30, per i primi ingressi di correnti umide occidentali e già con fenomeni spesso forti.
Sarebbe, tuttavia, da Mercoledì 1 e Giovedì 2 che farebbe ingresso l’onda ciclonica più significativa sul Centro-Nord Italia, con temporali forti o violenti e anche diffusi su molte aree del Nord e poi anche del Centro; nel frattempo, temporali pure al Sud, ugualmente forti localmente, ma un po’ più irregolari.
Il ciclone mediterraneo tra il 2 e il 5 Luglio
Dal 2-3 al 5 Luglio, un vero e proprio minimo depressionario – o ciclone mediterraneo – opererebbe a ridosso dell’Italia, via via di più sulla parte centro-meridionale, con maltempo temporalesco che andrebbe concentrandosi al Centro-Sud, ma ancora diffuso anche al Nord.
Nell’immagine interna sono espresse, a scala di colore blu, le aree più esposte a temporali da Mercoledì 1 prossimo a Domenica 5. Nelle aree in blu tenue e in quelle in blu più scuro, i temporali moderati o forti più ricorrenti, anche grandinigeni, ma temporali violenti e con grandine sarebbero possibili un po’ ovunque, a fasi alterne, sebbene sul resto dei settori con minore ricorrenza. Particolarmente esposte – con delimitazione in blu più scuro – le aree appenniniche centro-meridionali, quelle costiere tra Romagna e Nord Marche e, soprattutto nella prima parte, anche diverse zone del Nord Appennino.
Le temperature sono attese in calo generale, meno significativo fino al 2, poi in diminuzione via via più sensibile, anche di 8-9°C localmente, specie lungo l’Appennino centrale e fino a quello campano, nord pugliese e lucano. Su elaborazione dati del Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio-Lungo Raggio (ECMWF)

