C’è un dato che merita attenzione: il 96% dei pensionati italiani dichiara di conoscere la cessione del quinto della pensione. Ne ha sentito parlare, ne coglie a grandi linee il funzionamento, non la considera uno strumento finanziario sconosciuto.
Eppure solo l’11% l’ha effettivamente sottoscritta negli ultimi tre anni. Un divario che si inserisce in un quadro più ampio di attenzione e prudenza nelle scelte finanziarie: quasi 1 su 2 dichiara di aver rinunciato o rimandato una spesa importante per mancanza di liquidità.
I numeri vengono dall’indagine realizzata da SWG per conto di Compass Banca nel novembre 2025 su un campione di 405 pensionati tra i 65 e gli 83 anni, stratificato per genere, età, area geografica e dimensione del comune di residenza.
Un’immagine del pensionato da aggiornare
Il ritratto tradizionale del pensionato italiano (reddito fisso, vita tranquilla, nessuna esigenza di liquidità straordinaria) non trova piena conferma nei dati.
- Il 37% degli intervistati ritiene di essere il principale percettore di reddito nella propria famiglia allargata, figli e nipoti inclusi.
- Il 52% ha sostenuto economicamente familiari non conviventi nell’ultimo anno: bollette, ristrutturazioni, altre necessità.
- Uno su tre si considera un pilastro finanziario stabile per le persone che gli stanno intorno.
La pensione, in molti nuclei familiari italiani, non è un reddito residuale. È spesso l’unica entrata regolare e prevedibile, soprattutto dove i figli lavorano in modo discontinuo o precario.
Non a caso il 65% dichiara di vivere esclusivamente della pensione, senza entrate integrative. Tra le donne la quota sale al 74%. Persone che sostengono altri, ma che quando si tratta delle proprie esigenze tendono a privilegiare cautela e autosufficienza.
Stabilità percepita e liquidità reale sono due cose diverse
Il 78% dei pensionati considera soddisfacente la propria situazione economica, il 67% si dichiara sicuro per i prossimi dodici mesi. Un’immagine di stabilità complessiva, almeno nella gestione delle spese ordinarie.
Di fronte a una spesa imprevista da 10.000 euro, il quadro cambia. Il 57% attingerebbe ai risparmi, ma il 18% ricorrerebbe a un prestito e il 17% ammette di non riuscire a farvi fronte.
Il 47% dichiara di aver rinunciato o rimandato almeno una spesa importante negli ultimi tre anni. La stabilità percepita riguarda le spese ordinarie; quando entrano in gioco esigenze straordinarie (una riparazione urgente, una spesa sanitaria, un progetto rimandato da anni) il margine si restringe.
Perché lo strumento c’è, ma non si usa?
La cessione del quinto della pensione funziona in modo diverso da un prestito tradizionale. La rata, che per normativa non può superare il 20% dell’importo netto della pensione, viene trattenuta direttamente dall’ente previdenziale, senza scadenze da ricordare o bonifici da gestire.
La durata può arrivare fino a dieci anni, con importi determinati in funzione della pensione percepita. Per alcuni istituti di credito è possibile soddisfare richieste fino a 75.000 euro. L’accesso e le condizioni di importo e durata dipendono dalla situazione individuale, dalla documentazione valutata dall’istituto.
La valutazione non si basa esclusivamente sulla storia creditizia del richiedente nel senso convenzionale: vede nell’ente pensionistico la garanzia, in alternativa al garante richiesto in altri tipi di finanziamento. La presenza della pensione cedibile, tuttavia, non elimina la necessità da parte dell’intermediario di verifica dei requisiti e della documentazione.
Nonostante queste caratteristiche, l’elevata familiarità non si traduce in utilizzo. Le ragioni sembrano anche culturali, oltre che economiche: molti pensionati associano il ricorso al credito a una condizione di difficoltà e preferiscono fare affidamento sulle proprie risorse, anche quando avrebbero le condizioni per accedere allo strumento.
L’indagine mostra che il 93% di chi ha sostenuto economicamente i figli lo ha fatto per senso del dovere, anche a costo di sacrifici personali.
I progetti ci sono. La liquidità, non sempre
L’Osservatorio Compass ha chiesto ai pensionati cosa intendono fare nei prossimi dodici mesi. Emergono progetti concreti, con un costo stimabile e spesso rimandati durante la vita lavorativa:
- il 24% vorrebbe viaggiare;
- il 22% prevede spese sanitarie importanti, proprie o di familiari;
- il 16% ha in programma lavori di ristrutturazione;
- il 14% vuole dedicarsi ad attività per il tempo libero rimaste in sospeso.
Il 66% degli intervistati dichiara di aver posticipato passioni, viaggi o interessi personali per mancanza di tempo durante la vita lavorativa. La pensione, almeno nelle intenzioni, dovrebbe essere il momento per recuperarli.
Il paradosso resta: si tratta di uno strumento ampiamente conosciuto, ma utilizzato in misura contenuta. Resta quindi da comprendere quali fattori incidano sul passaggio dalla conoscenza dichiarata all’utilizzo effettivo. E capire cosa sia quel qualcosa è, forse, più interessante dei numeri stessi.