
Il debutto della prima vera e intensa
ondata di caldo di matrice subtropicale sul bacino del
Mediterraneo sta imponendo ritmi tipici della stagione estiva, costringendo milioni di italiani a fare i conti con un’
afa prematura e tassi di
umidità in espansione continua.
(METEOGIORNALE.IT) Quando configurazioni sinottiche di questo tipo si stabilizzano sulla nostra Penisola, la percezione della stragrande maggioranza della gente tende a uniformarsi verso l’idea di indissolubilità, quasi come se l’anticiclone subtropicale fosse un ‘macigno’ impossibile da scalzare in tempi brevi. Fortunatamente, in meteorologia, ogni fase di stasi anticiclonica rappresenta un graduale immagazzinamento di calore latente che l’atmosfera, prima o poi, si troverà a dover scaricare sotto forma di elevato gradiente termico.
Partendo proprio da queste considerazioni e decifrando i dubbi dei tantissimi lettori che in queste ore leggono i nostri articoli, sono stato intervistato dalla Redazione. Mi sono state poste una serie di domande molto dirette e urgenti sull’effettiva tenuta di questa ‘cupola di calore‘, chiedendomi se esistano già concreti segnali di ‘rottura’ nei principali modelli fisico-matematici o se l’attuale canicola sia destinata a radicarsi fino a data da destinarsi. Ho deciso quindi di sintetizzare in questo editoriale le risposte e le analisi emerse durante il nostro confronto, per fare chiarezza su una tendenza che mostra elementi di spiccata capacità premonitrice.
L’analisi dei modelli e l’individuazione della data del cambiamento
La prima questione sollevata dalla Redazione riguardava proprio la tempistica di una possibile via d’uscita da questo disagio bioclimatico. Osservando le mappe a medio e lungo termine dell’autorevole modello europeo ECMWF, la mia attenzione si è concentrata sul progressivo abbassamento di latitudine del flusso perturbato atlantico. La risposta alla domanda sulla durata del caldo si focalizza su una scadenza ben precisa: giovedì 28 maggio.
Sarà proprio da questa data che un nucleo d’aria decisamente più fredda e instabile, in arrivo dal nord Europa, riuscirà a scalfire il bordo settentrionale dell’anticiclone, irrompendo sulla nostra Penisola e interrompere l’egemonia di matrice nord-africana.
Le dinamiche gradiente termico e la fisica dei fenomeni
Durante l’intervista, la Redazione ha giustamente evidenziato un punto cruciale: quale tipo di influenza dobbiamo aspettarci da un cambio di circolazione così ‘brutale’? La mia idea su questo cambiamento è che non assisteremo ad un passaggio graduale, ma a un vero e proprio sbalzo termico.
L’aria fresca in quota troverà infatti terreni già ampiamente surriscaldati e, soprattutto, bassi strati saturi di umidità, un mix esplosivo che fungerà da carburante per la genesi di celle temporalesche particolarmente severe. Lo scontro tra masse d’aria dalle caratteristiche diametralmente opposte favorirà l’innesco per fenomeni convettivi localizzati e potenzialmente violenti.
La mappa delle aree più a rischio secondo Angelo Ruggieri
Sollecitato poi dalla Redazione a indicare con precisione la diffusione areale del peggioramento, ho tracciato la mappa dei settori che dovranno prestare maggiore attenzione nel corso della giornata di giovedì 28 maggio. I primi focolai temporaleschi sbocceranno a ridosso dell’arco alpino e prealpino, con una forte predisposizione per i settori centro-orientali di Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia.
Con il passare delle ore, tra il pomeriggio e la sera, l’instabilità muoverà verso la pianura padana. Le pianure a nord del Po diventeranno le aree più esposte a fenomeni violenti, dove l’elevato indice CAPE (l’energia potenziale disponibile) potrebbe favorire non solo piogge torrenziali, ma anche grandinate di medie dimensioni e forti colpi di vento, noti in gergo come downburst. L’Appennino vedrà fenomeni più isolati ma comunque intensi, aprendo la strada ad una rinfrescata che progressivamente si estenderà al resto del Paese. (METEOGIORNALE.IT)