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Quando configurazioni sinottiche di questo tipo si stabilizzano sulla nostra Penisola, la percezione della stragrande maggioranza della gente tende a uniformarsi verso lโidea di indissolubilitร , quasi come se lโanticiclone subtropicale fosse un โmacignoโ impossibile da scalzare in tempi brevi. Fortunatamente, in meteorologia, ogni fase di stasi anticiclonica rappresenta un graduale immagazzinamento di calore latente che lโatmosfera, prima o poi, si troverร a dover scaricare sotto forma di elevato gradiente termico.
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โPartendo proprio da queste considerazioni e decifrando i dubbi dei tantissimi lettori che in queste ore leggono i nostri articoli, sono stato intervistato dalla Redazione. Mi sono state poste una serie di domande molto dirette e urgenti sullโeffettiva tenuta di questa โcupola di caloreโ, chiedendomi se esistano giร concreti segnali di โrotturaโ nei principali modelli fisico-matematici o se lโattuale canicola sia destinata a radicarsi fino a data da destinarsi. Ho deciso quindi di sintetizzare in questo editoriale le risposte e le analisi emerse durante il nostro confronto, per fare chiarezza su una tendenza che mostra elementi di spiccata capacitร premonitrice.
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Lโanalisi dei modelli e lโindividuazione della data del cambiamento
โLa prima questione sollevata dalla Redazione riguardava proprio la tempistica di una possibile via dโuscita da questo disagio bioclimatico. Osservando le mappe a medio e lungo termine dellโautorevole modello europeo ECMWF, la mia attenzione si รจ concentrata sul progressivo abbassamento di latitudine del flusso perturbato atlantico. La risposta alla domanda sulla durata del caldo si focalizza su una scadenza ben precisa: giovedรฌ 28 maggio.
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Sarร proprio da questa data che un nucleo dโaria decisamente piรน fredda e instabile, in arrivo dal nord Europa, riuscirร a scalfire il bordo settentrionale dellโanticiclone, irrompendo sulla nostra Penisola e interrompere lโegemonia di matrice nord-africana.
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Le dinamiche gradiente termico e la fisica dei fenomeni
โDurante lโintervista, la Redazione ha giustamente evidenziato un punto cruciale: quale tipo di influenza dobbiamo aspettarci da un cambio di circolazione cosรฌ โbrutaleโ? La mia idea su questo cambiamento รจ che non assisteremo ad un passaggio graduale, ma a un vero e proprio sbalzo termico.
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Lโaria fresca in quota troverร infatti terreni giร ampiamente surriscaldati e, soprattutto, bassi strati saturi di umiditร , un mix esplosivo che fungerร da carburante per la genesi di celle temporalesche particolarmente severe. Lo scontro tra masse dโaria dalle caratteristiche diametralmente opposte favorirร lโinnesco per fenomeni convettivi localizzati e potenzialmente violenti.
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La mappa delle aree piรน a rischio secondo Angelo Ruggieri
โSollecitato poi dalla Redazione a indicare con precisione la diffusione areale del peggioramento, ho tracciato la mappa dei settori che dovranno prestare maggiore attenzione nel corso della giornata di giovedรฌ 28 maggio. I primi focolai temporaleschi sbocceranno a ridosso dellโarco alpino e prealpino, con una forte predisposizione per i settori centro-orientali di Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia.
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Con il passare delle ore, tra il pomeriggio e la sera, lโinstabilitร muoverร verso la pianura padana. Le pianure a nord del Po diventeranno le aree piรน esposte a fenomeni violenti, dove lโelevato indice CAPE (lโenergia potenziale disponibile) potrebbe favorire non solo piogge torrenziali, ma anche grandinate di medie dimensioni e forti colpi di vento, noti in gergo come downburst. LโAppennino vedrร fenomeni piรน isolati ma comunque intensi, aprendo la strada ad una rinfrescata che progressivamente si estenderร al resto del Paese.