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Ghiaccio artico ai minimi storici: Santini ci spiega perché è un elemento preoccupante

I dati ufficiali di ECMWF / Copernicus sono chiari: l'Artico è in fortissima sofferenza e questo ci riguarda da vicino

Davide Santini di Davide Santini
28 Mag 2026 - 12:00
in A Scelta dalla Redazione, Ad Premiere, Meteo News
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(METEOGIORNALE.IT) In questo articolo non parleremo di previsioni meteo, ma di un fatto che dovrebbe destare preoccupazione e inquietudine. Se ne parla molto poco, quasi per nulla dai telegiornali, eppure si tratta di un problema molto serio: la riduzione dei ghiacci nella zona artica. La redazione ha deciso di intervistare Davide Santini, fisico dell’atmosfera ed esperto in materia.

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Ci parli di questo grave problema

Negli ultimi anni il ghiaccio del Circolo Polare Artico ha mostrato una riduzione costante e sempre più intensa. E anche l’ultimo inverno ha confermato, ancora una volta, questa tendenza. Stavolta i numeri sono davvero pessimi. Si tratta di un dato che allarma gli studiosi del clima, perché rappresenta l’ennesima prova di un cambiamento profondo in atto nelle regioni polari. Queste zone sono definite hotspot climatici mondiali – il che significa che il Riscaldamento Globale vi procede molto più velocemente rispetto alla media del globo, con tutto quello che ne consegue. Se da un lato sono aree praticamente disabitate, dall’altro è proprio da qui che emerge il quadro allarmante di come stiamo trattando male il nostro pianeta.

 

Ci dia qualche dato.

Certamente. Secondo le rilevazioni diffuse dagli enti scientifici JAXA e NIPR, la superficie del ghiaccio marino artico ha raggiunto un massimo di appena 13,76 milioni di chilometri quadrati. Si tratta semplicemente di un nuovo record negativo: mai così poco ghiaccio a fine Marzo. La cosa ancora più inquietante è che ha superato il record dell’anno precedente, ovvero il minimo registrato nel 2025. È un trend assolutamente schiacciante, che peggiora di anno in anno.

 

Ma perché a Marzo e non il dato di questi giorni?

Per il semplice fatto che, a livello statistico, il ghiaccio artico raggiunge la sua massima estensione tra la fine dell’inverno astronomico e l’inizio della primavera. Quest’anno, però, il picco si è fermato su valori molto più bassi rispetto al passato. Il valore più alto del cuore di Marzo è stato incredibilmente scarso. Noi esperti continuiamo a sottolineare che non si tratta di un evento isolato, ma dell’ennesimo tassello di una tendenza che ormai non lascia più spazio ad alcun dubbio: il ghiaccio marino dell’Artico continua a ridursi sia in superficie sia in spessore. E questa è una pessima notizia.

 

È vero che si tratta di un processo irreversibile?

Se non fermiamo immediatamente le emissioni globali di CO2, sì. Anzi, visto che si sta andando esattamente nella direzione opposta – spendendo risorse in guerre e quant’altro, quando invece andrebbero destinate alla scienza – c’è più di qualche motivo di preoccupazione. Senza contare che quello che mi preoccupa personalmente non è solo la ridotta estensione, ma anche la qualità del ghiaccio stesso. Quello più antico e resistente, formatosi nel corso di diversi anni, sta scomparendo – ed è qualcosa di inedito nel corso di migliaia di anni. Al suo posto domina un ghiaccio giovane e sottile, molto più fragile e destinato a fondere rapidamente con l’arrivo delle temperature primaverili ed estive. È come un cane che si morde la coda: un processo destinato a diventare irreversibile.

 

Ci faccia vedere qualche mappa.

Eccola qui. Dobbiamo ringraziare il preziosissimo progetto Copernicus Climate Change Service (C3S), il programma europeo di monitoraggio climatico, una vera eccellenza non solo europea ma mondiale. Come si può notare, vaste aree evidenziate in rosso indicano zone in cui il ghiaccio dovrebbe essere presente secondo le medie climatiche, ma dove risulta invece assente. Tra le regioni più drammaticamente interessate compare il Mare di Barents, ormai quasi completamente privo di banchisa in un periodo dell’anno in cui normalmente dovrebbe esserne ricoperto. Un fatto di straordinaria gravità.

 

 

Perché parlava di circolo vizioso?

L’aumento delle temperature accelera la fusione di neve e ghiaccio e altera gli equilibri naturali dell’ecosistema artico. A peggiorare il tutto, la riduzione della superficie ghiacciata innesca un meccanismo che amplifica ulteriormente il problema: con meno ghiaccio capace di riflettere la luce solare, l’oceano assorbe una quantità maggiore di calore, favorendo sia un ulteriore aumento delle temperature sia una fusione ancora più rapida.

 

Quindi è qualcosa di davvero preoccupante?

Non vogliamo infondere paura o ansia nelle persone. Ma, alla luce di quanto detto, il nuovo minimo raggiunto dalla banchisa artica rappresenta un segnale molto chiaro: il sistema climatico terrestre sta cambiando rapidamente, anzi si sta letteralmente stravolgendo. E le aree polari risultano le più colpite. Da tempo noi scienziati avvertiamo che, senza una drastica riduzione delle emissioni di gas serra, in futuro l’Oceano Artico potrebbe arrivare a essere quasi completamente privo di ghiaccio durante l’estate. Un vero e proprio dramma meteo-climatico.

 

 


Credit: (METEOGIORNALE.IT)

  • NASA Earth Observatory: Arctic Winter Sea Ice Ties Record Low (Marzo 2026)
  • NIPR/JAXA via Phys.org: Arctic winter sea-ice extent fails to expand and sets a new record low in 2026
  • ICCI – International Cryosphere Climate Initiative: Record-Low 2026 Arctic Sea Ice Maximum
  • National Snow and Ice Data Center (NSIDC)
  • Copernicus Climate Change Service (C3S) – ECMWF
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Davide Santini

Davide Santini

Davide Santini, laureato magistrale in Fisica. Ha effettuato una tesi triennale con il professor Vincenzo Levizzani sui temporali, sulla loro suddivisione e sui fenomeni più violenti. Ha poi approfondito la tesi magistrale, con il professor Maugeri e il professor Miglietta, analizzando la correlazione statistica tra aumento termico della temperatura estiva e probabilità di promontori di alta pressione di matrice subtropicale. Ha collaborato e collabora tuttora con Nimbus, la rivista di meteorologia italiana. Collabora dal 2018 per diverse testate meteorologiche italiane (5 in totale) e in particolare ha una esperienza quinquennale con il sito web Meteo Giornale. Tratta numerose tematiche, tra le quali previsioni a breve, medio e lungo termine; climatologia; cambiamenti climatici; etica ambientale. È esperto di analisi modellistica, di tendenze a lungo termine e analisi di radiosondaggi e profili termici verticali dell'atmosfera. È inoltre insegnante rinomato, dove prepara gli studenti delle superiori e dell'università, idoneo a trattare concorsi pubblici e privati, con professionalità e impegno.

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