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El Niño Strong: l’esperto ci spiega gli effetti sulla nostra Estate

Si sente dire che con un Nino fortissimo avremo un'Estate calda: ma questo legame è molto superficiale

Giuseppe Proietti di Giuseppe Proietti
26 Mag 2026 - 17:00
in A Scelta dalla Redazione, Ad Premiere, Meteo News
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(METEOGIORNALE.IT) Quante volte vi sarà capitato di leggere che, nei prossimi mesi, il pianeta dovrà fare i conti con un possibile Super El Niño. Dando per scontato quello che ormai è certo, la redazione ha deciso di intervistare Giuseppe Proietti, esperto collaboratore in campo climatico.

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Perché l’aggettivo “strong”?

Fermo restando che ormai è chiaro che ci troviamo in una fase di El Niño, bisogna subito chiarire un concetto importante: non si tratta di un banale riscaldamento dell’Oceano Pacifico, ma di un evento estremo capace di modificare profondamente gli equilibri di buona parte del pianeta. Per dirla in modo semplice, gli esperti definiscono “Super” un episodio di El Niño quando le temperature superficiali dell’Oceano Pacifico orientale superano di oltre 2°C la media climatologica – e questo sarà esattamente il caso.

 

Che effetti avrà sul pianeta?

Questo surplus termico produce effetti a catena. A titolo di esempio, alcune regioni vengono colpite da precipitazioni eccezionali e alluvioni devastanti, mentre altre affrontano lunghi periodi di siccità, incendi e crisi idriche. Le conseguenze non riguardano soltanto i numeri in campo meteorologico: ne risentono duramente l’agricoltura, l’economia, le risorse idriche e la sicurezza alimentare, con ripercussioni che possono essere molto pesanti.

 

Si può spiegare cos’è El Niño?

Per comprendere meglio il fenomeno bisogna partire dall’ENSO, acronimo di El Niño-Southern Oscillation, un grande sistema climatico che coinvolge oceano e atmosfera nella fascia equatoriale del Pacifico. Si tratta di un ciclo naturale che alterna due fasi opposte: El Niño e La Niña.

 

Prendiamo il primo caso. Gli alisei, i venti che normalmente soffiano da est verso ovest lungo il Pacifico tropicale, tendono a indebolirsi. Quando accade, le enormi masse di acqua calda che di solito si accumulano tra Indonesia e Australia iniziano a spostarsi verso est, raggiungendo le coste del Sud America, soprattutto Perù ed Ecuador: in queste zone si registra un riscaldamento deciso e un aumento delle precipitazioni.

 

La Niña rappresenta invece la situazione opposta. Gli alisei si rafforzano notevolmente, spingendo ancora più acqua calda verso il Pacifico occidentale e favorendo la risalita di acque fredde dagli abissi lungo le coste sudamericane. Praticamente l’uno l’opposto dell’altro.

 

E allora perché “strong”?

Quando la temperatura superficiale marina supera di oltre 2°C i valori medi storici, l’oceano libera nell’atmosfera una quantità davvero impressionante di energia. Possono sembrare pochi due gradi, ma ricordiamo che parliamo di centinaia di milioni di chilometri quadrati d’acqua, e quindi di miliardi e miliardi di litri.

 

Capite quanto può evaporare in più? Questo processo modifica la posizione delle grandi correnti atmosferiche e altera il comportamento dei venti a livello planetario. Le conseguenze si propagano attraverso le cosiddette “teleconnessioni” – una sorta di collegamento tra aree remote del mondo, che vengono condizionate dall’El Niño stesso.

 

Ci faccia altri esempi.

Nelle aree del Pacifico centro-orientale e lungo parte delle coste americane aumentano fortemente le precipitazioni, con il rischio di piogge torrenziali, alluvioni e smottamenti. Uno scenario del tutto diverso si osserva invece in altre zone, come alcune aree dell’Australia, dell’Indonesia e del Sud-Est asiatico, che possono sperimentare condizioni eccezionalmente secche, con lunghi periodi di siccità e un aumento degli incendi boschivi.

 

È vero che farà molto caldo?

Assolutamente sì. Basti pensare che le temperature globali tendono ad aumentare negli anni dominati da El Niño. Il calore accumulato negli oceani contribuisce a far salire ulteriormente la temperatura media terrestre, incrementando sia il caldo in sé sia la probabilità di eventi meteo estremi.

 

E non dimentichiamo le conseguenze per la fauna marina: il surriscaldamento delle acque tropicali favorisce lo sbiancamento delle barriere coralline e può compromettere interi habitat oceanici. Spesso passano in secondo piano, ma le ripercussioni sull’ecosistema oceanico sono davvero allarmanti.

 

Veniamo alla domanda cardine: le conseguenze in Europa.

Per quanto riguarda l’Europa, il legame con El Niño è più complesso e molto meno diretto rispetto ad altre regioni del mondo. Il motivo è logico: la grande distanza dal Pacifico e l’influenza dell’Atlantico rendono difficile individuare effetti immediati e lineari. Attenzione però: quando il fenomeno raggiunge intensità eccezionali, anche il clima europeo può avvertire in lontananza qualche strascico.

 

Storicamente, i forti episodi di El Niño hanno spesso favorito, nei mesi estivi, un’espansione verso nord dell’Anticiclone Subtropicale Africano. In pratica, le masse d’aria calda provenienti dal Sahara riescono a spingersi con maggiore facilità verso il Mediterraneo e l’Europa meridionale – qualcosa che già, anche senza El Niño, è un fenomeno molto presente.

 

Il caldo in atto è colpa di El Niño?

Assolutamente no. Per adesso non c’entra nulla, sia perché questa ondata di calore è arrivata quando le acque superficiali non sono ancora così calde, sia perché il massimo effetto sulle temperature dovuto a un episodio di El Niño si manifesta tipicamente nell’autunno e nell’inverno successivi – non certo all’inizio dell’estate. In uno scenario già segnato dal Riscaldamento Globale, la presenza di un Super El Niño potrebbe agire come un amplificatore.

 

E in Italia?

Come detto, il caldo di questi giorni non è imputabile all’El Niño. Le eventuali conseguenze, inoltre, non si limiterebbero all’estate. Un Mediterraneo surriscaldato, dopo mesi di forte accumulo di calore, può trasformarsi in un enorme serbatoio energetico pronto ad alimentare fenomeni violenti durante l’autunno. Si tratta di un aspetto tutt’altro che secondario.

 

Ricordiamo che, in presenza di una depressione islandese abbastanza vigorosa, quando masse d’aria instabile incontrano acque marine molto calde, il contrasto termico diventa un ingrediente ideale per la formazione di temporali molto violenti – eventi che un tempo si concentravano nei mesi centrali estivi e che oggi si registrano da Maggio a Settembre.

 

Quindi avremo un autunno perturbato?

Non è una certezza, ma un aumento della probabilità. È proprio in queste situazioni che cresce il rischio di nubifragi intensi, sistemi temporaleschi autorigeneranti e alluvioni lampo – eventi che negli ultimi anni hanno colpito con crescente frequenza molte aree del nostro paese.

 

Naturalmente, è ancora impossibile stabilire con precisione quali saranno le zone maggiormente esposte ai fenomeni più estremi, anche perché stiamo delineando scenari a molti mesi di distanza, non certo previsioni puntuali. Le attuali proiezioni climatiche consentono però di tracciare una tendenza generale e di individuare aree ad alto rischio. Ne riparleremo all’inizio dell’autunno, molto probabilmente quando sentiremo i massimi effetti del Niño anche in Italia.

 


Credit: (METEOGIORNALE.IT)

  • WMO – World Meteorological Organization: Likelihood increases of El Niño (Aprile 2026)
  • Nature: Are we really headed for a ‘super’ El Niño?
  • Yale Environment 360: How the Next El Niño Could Lock in a Hotter Climate
  • NCBI/NIH: Synergies Between Observed Warming and ENSO Episodes on Extreme Events
  • Gizmodo: Here’s What a Super El Niño Could Mean for the Climate Crisis
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