
Un’area di alta pressione in cui il meteo rimane sostanzialmente stabile. La sua presenza assicurava estati con una relativa escursione termica tra il giorno e la notte, massime non troppo alte e temporanee diminuzioni delle temperature dovute ai temporali che si sviluppavano a livello locale.
Purtroppo, negli ultimi anni, a causa principalmente del cambiamento climatico, la capacità di movimento dell’Anticiclone si è ridotta e il fenomeno ha smesso così di influire sulle stagioni estive su gran parte dell’Europa, sostituito da aree di alta pressione provenienti dal nord Africa che contribuiscono alle sempre più temibili ondate di calore.
Indagare sui motivi di questa assenza non significa vivere di passato, ma analizzare i profondi cambiamenti che interessano la cella di Hadley e la ridistribuzione del calore a livello globale. Negli ultimi anni, l’espansione verso nord della fascia delle alte pressioni subtropicali ha letteralmente confinato l’Anticiclone delle Azzorre verso latitudini molto più occidentali, impedendogli di ‘spanciare’ longitudinalmente verso l’Europa centrale.
La modifica della circolazione atmosferica ha privato il Mediterraneo dell’influsso mitigatore dell’Oceano Atlantico, lasciando anche la nostra Penisola esposta a due configurazioni sinottiche e tra l’altro anche piuttosto estreme: le avvezioni sahariane o le brusche irruzioni di masse d’aria fredda di matrice polare-marittima verso Mediterraneo e Italia.
IL DECLINO DELLE AZZORRE: la ‘latitanza’ di questa figura barica
La mia idea sul cambiamento climatico si concentra innanzitutto sull’ondulazione del Jet Stream, che ha perso la sua regolare andatura zonale e cioè da ovest verso est. Quando il flusso atlantico rallenta, tende a formare ampie ondulazioni meridiane che in pratica stoppano l’Anticiclone delle Azzorre in pieno oceano, impossibilitato a muoversi verso l’Italia.
Cosi facendo la nostra estate ha radicalmente cambiato aspetto. Dagli anni ’80 in poi è stato un continuo alternarsi di estati roventi con l’aria calda africana che punta verso il centro sud europeo, con addirittura puntate sulla Scandinavia. Il gran caldo è solitamente accompagnato da un elevato tasso di umidità perché l’aria si umidifica durante il passaggio sopra il Mar Mediterraneo, rendendo il caldo difficilmente sopportabile dal punto di vista fisico.
TROPICALIZZAZIONE: perché il Mediterraneo è diventato una succursale nord-africana
Questo scombussolamento si converte istantaneamente nel fenomeno della tropicalizzazione, un processo in cui il microclima italiano muta i propri parametri termodinamici standard. Senza il flusso portante atlantico, i bassi strati della troposfera accumulano una quantità impressionante di calore latente.
La stagnazione anticiclonica indotta dal cuscino nord-africano non permette il ricambio d’aria, trasformando aree come la Pianura Padana e le valli interne del Centro-Sud in vere e proprie ‘ricettacolo di afa’. I tassi di umidità costantemente elevati e i valori di dew point che sfiorano livelli tropicali sono il sintomo evidente di un sistema che non riesce più a smaltire l’energia in eccesso, portando ad una percezione del calore decisamente superiore rispetto ai valori effettivi.
LE CONSEGUENZE: passaggi diretti dall’afa estrema ai violenti temporali
La latitanza dell’Anticiclone delle Azzorre comporta un’altra gravissima conseguenza: l’estremizzazione climatica. La mia visione scientifica evidenzia che, in assenza di una figura come l’Anticiclone delle Azzorre, le caldissime estati vengono alternate da altre (oppure all’interno delle stesse per alcune settimane), con sapore decisamente autunnale dove a farla da padrone sono le correnti fresche nord atlantiche.
I fenomeni subiscono dunque una estremizzazione che sono nella memoria di tutti in questi ultimi anni. Correnti di origine sub polare (la scintilla), vengono a contatto con altre di origine sub tropicale (la benzina), con conseguenti manifestazioni temporalesche molto intense e in alcuni casi devastanti.
Basti pensare ai temporali violentissimi (solitamente a causa della formazione di supercelle), che interessano attualmente l’Europa centrale e l’Italia. I temporali supercellulari possono innescare forti raffiche di vento nelle linee di groppo (anche oltre 90 Km/h), grandinate di inaudita violenza e purtroppo anche tornado. (METEOGIORNALE.IT)
