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      Home » Anticiclone Africano: l’unico vero dominatore del meteo estivo
      A Scelta dalla RedazioneAd PremiereMeteo News

      Anticiclone Africano: l’unico vero dominatore del meteo estivo

      Giuseppe Proietti
      Giuseppe Proietti
      Pubblicato: 11/04/2026
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      12 Min Lettura
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      Contents
      • Cosa sta succedendo negli ultimi anni
        • Cosa è successo
        • Dome di calore
        • Rischio 50 gradi
        • Altre conseguenze
        • Nuova normalità temporalesca
        • Non resta altro che adattarsi

       

      Quando parliamo di anticiclone africano, la nostra mente va subito dritta verso le condizioni meteo estive. Vengono immediatamente alla luce ondate di calore estreme, aria soffocante e cieli lattiginosi carichi di pulviscolo sahariano.

       

      E come dargli torto. Dietro questo quadro decisamente poco piacevole c’è un unico grande protagonista. Chi, se non lui, possiede la forza termodinamica per far schizzare le temperature verso l’alto in modo così rapido e brutale?

       

      Cosa sta succedendo negli ultimi anni

      Oggi, pronunciare la parola “estate” nel bacino del Mediterraneo significa quasi esclusivamente fare riferimento a un caldo intenso, persistente, clima umido e sole per settimane. Le dinamiche atmosferiche sono cambiate in modo radicale rispetto a qualche decennio fa.

       

      Oltretutto, per quanto sia umano e comprensibile, non serve più a nulla lamentarsi o sperare in un improvviso cambiamento delle condizioni meteo estive. Quello che un tempo era il nostro protettore, il mite e benevolo Anticiclone delle Azzorre, è diventato un ricordo lontano, quasi una figura mitologica. Pochissime volte lo ritroviamo d’estate, quando abbiamo splendide giornate di sole con massime al di sotto dei 30°C.

       

      Cosa è successo

      Per comprendere a fondo la gravità della situazione attuale, è necessario fare un passo indietro e guardare a come erano le estati italiane fino a un paio di decenni fa. Chi ha qualche annetto sulle spalle se le ricorderà sicuramente bene. Fino agli anni Novanta circa, l’estate mediterranea era dominata dall’azzorriano. Come è facile intuire, si tratta di un promontorio originario dell’Oceano Atlantico, il quale si allungava dolcemente verso l’Europa meridionale.

       

      Il risultato? Giornate soleggiate ma termicamente gradevoli, cieli di un azzurro limpido, tassi di umidità contenuti e, soprattutto, qualche temporale sui monti in maniera molto isolata. Era quasi impossibile vedere le montagne secche, perché c’era letteralmente il temporale quotidiano. A livello di pianura, poi, le temperature massime raramente superavano i 30-32°C e le notti garantivano sonni tranquilli anche senza condizionatore.

       

      Oggi, a causa dei complessi meccanismi legati al cambiamento climatico e all’espansione della Cella di Hadley, le fasce di alta pressione subtropicale si sono spostate drammaticamente verso nord. L’Anticiclone delle Azzorre rimane spesso confinato in pieno oceano o si spinge verso il Nord Europa, lasciando il Mediterraneo scoperto. Non possiamo sperare che arrivino masse d’aria retrograda da est: sarebbe pressoché impossibile avere ondate di freddo in piena estate.

       

      In questo vuoto barico si inserisce con facilità il promontorio subtropicale africano, che non porta sui nostri cieli aria fresca oceanica, bensì masse roventi e secche prelevate direttamente dal cuore del deserto del Sahara – le quali, sorvolando il Mediterraneo, si caricano di umidità. Ecco perché l’afa sta diventando sempre più opprimente.

       

      Dome di calore

      Alla domanda se ci aspetti un caldo feroce in questa estate in arrivo, la risposta, purtroppo, non può che essere affermativa. Le tendenze meteo a lungo termine, i modelli matematici stagionali e le proiezioni climatiche indicano tutti la stessa inequivocabile direzione. Potremo certamente assistere a una certa dinamicità atmosferica, come è successo ad esempio nel Luglio scorso, relativamente fresco e ricco di precipitazioni. Ma ciò non toglie che le fasi anticicloniche dominanti saranno indubbiamente caratterizzate da profonde propaggini africane.

       

      Il promontorio africano agisce come una vera e propria pressa, creando un fenomeno noto come cupola di calore (o heat dome). I moti di subsidenza, ovvero le correnti d’aria che dall’alta troposfera vengono spinte con forza verso il suolo, comprimono l’aria, surriscaldandola ulteriormente per compressione adiabatica e inibendo la formazione di nuvole. Fin qui non ci sarebbe nulla di male, perché l’anticiclone porta sempre tempo stabile.

       

      Il problema è che l’aria ristagna, il vento si placa e l’umidità – specialmente nelle zone costiere e pianeggianti – si accumula giorno dopo giorno. Questo mix porta a temperature elevate e ad anomalie termiche persistenti, senza contare il tasso di umidità. Un altro aspetto critico è quello delle notti bollenti: non c’è più quella freschezza notturna che permetteva di dormire anche con le finestre chiuse. Spesso le minime superano i 25°C per giorni nei grandi centri urbani. Come si fa a essere soddisfatti di un clima simile?

       

      Un esempio scientifico del cosiddetto Dome di calore. Quando l’atmosfera diventa bollente e non riesce a rinfrescare nemmeno nel cuore della notte.

       

      Rischio 50 gradi

      Da anni i climatologi osservano queste dinamiche, avvertendoci che ciò che una volta era considerato un’eccezione estrema – si pensi alla famigerata estate del 2003 – è ora diventato la norma. Paradossalmente, oggi l’eccezione sarebbe vivere un’estate come 50 anni fa. Ma allora la domanda che sorge spontanea è la seguente: si riuscirà a breve a raggiungere la fatidica soglia psicologica dei 50°C?

       

      Sembrava impossibile fino a poco tempo fa, ma basta ricordare la straordinaria ondata di calore del Luglio 2023: ci siamo andati drammaticamente vicini, specialmente nelle aree interne delle Isole Maggiori, toccando quota 48°C.

       

      E non possiamo dimenticare che nell’Agosto del 2021, a Floridia, in provincia di Siracusa, la colonnina di mercurio ha toccato i 48,8°C, segnando il record ufficiale per l’intero continente europeo. Siamo davvero a poco più di un grado dal limite. E purtroppo quel valore è destinato a essere battuto nei prossimi anni – non necessariamente tra qualche mese, ma certamente entro qualche anno.

       

      Altre conseguenze

      C’è un ulteriore elemento di preoccupazione nello scenario meteo delineato. Le analisi indicano un andamento stagionale caratterizzato da una discreta frequenza di fenomeni temporaleschi, con due ricadute molto serie. La prima è che l’alta pressione, quasi sempre presente sulle nostre teste, devierà le normali perturbazioni atlantiche verso le alte latitudini europee, rischiando di far tornare il problema della siccità, anche dopo una primavera molto piovosa.

       

      La seconda è molto più subdola. Il calore estremo accumulato nei bassi strati dell’atmosfera e il surriscaldamento anomalo delle acque del Mar Mediterraneo – che agisce come un immenso serbatoio di energia – creano un potenziale termodinamico esplosivo. Prima o poi l’alta pressione perderà il controllo del Mediterraneo, lasciando infiltrare correnti di aria più fresca e instabile in quota. Ed è in quell’occasione che i contrasti saranno estremi.

       

      Un tempo superare i 40 era un’assoluta rarità. Certo, poteva capitare qualche volta durante l’anno, ma nemmeno in tutti gli anni ed erano valori isolati. Adesso diventano diffusi e capitano anche più volte durante un’intera estate.

       

      Nuova normalità temporalesca

      Quando questi temporali si verificheranno – perché sappiamo con certezza che si verificheranno – non avranno le caratteristiche dei classici e rinfrescanti acquazzoni estivi del passato. Saranno fenomeni molto più intensi, vere e proprie tempeste in grado di generare danni significativi e diffusi.

       

      Parliamo di nubifragi e alluvioni lampo (flash floods). La capacità dell’aria calda di trattenere vapore acqueo è maggiore: quando l’aria condensa rapidamente, scarica quantità d’acqua impressionanti in pochissimo tempo su terreni spesso resi inariditi. Ecco perché, anche quando piove l’intera concentrazione mensile in mezz’ora, una buona parte va perduta perché non riesce a penetrare nel suolo.

       

      Un altro problema molto ricorrente negli ultimi anni sono le grandinate distruttive. Le forti correnti ascensionali (updrafts) all’interno delle famigerate supercelle permettono ai chicchi di grandine di rimanere sospesi a lungo a temperature sotto lo zero, crescendo a dismisura prima di precipitare al suolo, devastando i raccolti, danneggiando le automobili e mettendo in pericolo le persone. Lo ricordiamo bene con il Luglio 2023, ma anche con il Giugno 2025: diversi episodi di grandinate devastanti hanno lasciato il segno.

       

      Chiudiamo con i famigerati effetti da raffiche di vento: downburst e trombe d’aria. I primi sono colpi lineari che precipitano dalla nube temporalesca e si espandono orizzontalmente a velocità paragonabili localmente agli uragani – spesso scambiati erroneamente per tornado – sradicando alberi e scoperchiando tetti. Le seconde sono veri e propri vortici tornadici che aspirano tutto ciò che trovano.

       

      Rischio supercelle nel tempo dei prossimi mesi? La risposta è purtroppo positiva. Sono però situazioni che andranno monitorate di volta in volta.

       

      Non resta altro che adattarsi

      Ormai non è più una novità: fare i conti con il promontorio africano per diverse settimane è il prezzo da pagare per vivere le nostre nuove estati. La sua presenza fissa continua a crescere anno dopo anno, esasperando un trend climatico che ha trasformato ciò che un tempo era un grave e raro evento estremo in qualcosa di ordinario. Avere diverse settimane con temperature superiori a 35°C – magari con punte oltre i 40°C – è ormai considerato normale.

       

      Il caldo sahariano è diventato il denominatore dell’estate, sostituendo in modo piuttosto brusco le gradevoli vacanze mediterranee. Continuerà a portare temperature estreme che possono superare con facilità i 40-42°C in molte regioni del Sud e spingere i termometri su valori critici anche nel Nord Italia, con 36-38°C e tassi di umidità da giungla.

       

      Inutile sperare in un cambio del trend meteo. La nuova normalità è qui: spetta a noi imparare a conviverci con la massima consapevolezza. Senza allarmismi, divulgando quello che concretamente potrebbe riservarci il futuro. Una stagione di vero e proprio adattamento climatico.

       


      Credit:

      • World Meteorological Organization (WMO) – Heat and heatwaves
      • Copernicus Climate Change Service (C3S) – European State of the Climate
      • NOAA National Centers for Environmental Information – Global Climate Report
      • European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF) – Seasonal forecasts
      • NASA Earth Observatory – Heatwaves
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      TAG:adattamento climaticoAnticiclone africanoanticiclone delle Azzorrecambiamento climaticoclima mediterraneocupola di caloredownburstgrandinateheat domemeteo estateondate di calorerecord di caldoriscaldamento globalesiccitàsupercelletemperature estremetemporali estremitrombe d'aria
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