
(METEOGIORNALE.IT) Non è un semplice “disturbo” stagionale: i principali scenari modellistici convergono verso un forte riscaldamento stratosferico (SSW) nella seconda metà di febbraio, con segnali compatibili con un evento di tipo Major Midwinter Warming e con una possibile evoluzione in split/collapse del vortice a 10 hPa.
In altre parole: la macchina emisferica sta per cambiare regime.
Cosa sta succedendo in stratosfera: il vortice perde compattezza
Le ultime elaborazioni in quota (10 hPa) mostrano un vortice polare sempre meno “tondo” e sempre più deformato e vulnerabile. Il cuore freddo tende ad allungarsi, mentre sul Polo si inseriscono anomalie positive di geopotenziale, tipiche delle fasi in cui le onde planetarie iniziano a “mordere” davvero la struttura stratosferica.
In questa configurazione, anche il segnale dei venti zonali diventa determinante: quando si avvicinano alla soglia di inversione (o la superano), si entra nel campo degli SSW maggiori, quelli che statisticamente hanno maggiori probabilità di produrre conseguenze concrete anche nella troposfera.
La domanda chiave: il disturbo scenderà verso il basso?
Il punto non è solo “quanto” sia forte l’SSW, ma se e come si attiverà il cosiddetto downward coupling, cioè la trasmissione verso la troposfera delle anomalie generate in stratosfera.
Quando il coupling riesce, il risultato tipico è:
- AO e NAO più spesso negative
- getto polare più ondulato
- maggiore frequenza di blocchi alle alte latitudini
- aumento della probabilità di irruzioni fredde ripetute verso le medie latitudini
È qui che il Mediterraneo entra nel gioco: non come “bersaglio garantito”, ma come area che può improvvisamente passare da una circolazione zonale mite a scenari molto più dinamici.

Finestra 20–22 febbraio: perché è un passaggio da monitorare
Nella terza decade di febbraio, e in particolare tra 20 e 22, la statistica post-SSW e le attuali tendenze sinottiche indicano una finestra in cui il pattern potrebbe diventare più favorevole a:
- discese fredde da nord verso l’Europa
- blocchi in area groenlandese/artica
- corridoi più “aperti” per affondi artici o artico-continentali
Per l’Italia, questo può tradursi in tre strade principali:
- Irruzione fredda diretta, con calo termico netto e neve in calo di quota
- Ciclogenesi mediterranea, con maltempo intenso e rischio neve a bassa quota se l’aria fredda entra nel modo giusto
- Passaggi perturbati miti ma violenti, con contrasti marcati e dinamiche “a strattoni”
Primavera meteorologica: lineare o piena di scossoni?
Qui serve un concetto chiaro: anche se il trimestre primaverile può chiudere termicamente sopra media, un grande SSW aumenta la probabilità di rientri freddi tardivi tra fine febbraio e marzo.
Quindi il rischio non è “una primavera fredda”, ma una primavera non lineare, con fasi molto miti alternate a colpi di coda invernali, gelate tardive e neve fuori stagione sui rilievi (e localmente anche più in basso, in caso di incastri favorevoli).
Perché a fine mese i modelli diventeranno instabili (e sarà normale)
Dopo un SSW importante, la previsione oltre 7–10 giorni entra spesso in una fase di forte incertezza per motivi fisici ben noti:
- la circolazione passa a un regime più caotico, con onde planetarie e blocchi mobili
- il coupling non è uniforme: scende in modo diverso tra Atlantico, Eurasia e Pacifico
- gli ensemble aumentano lo spread e i run “saltano” più facilmente da uno scenario all’altro
Tradotto in comunicazione: il cambio di regime può essere reale, ma i dettagli (quota neve, traiettoria dei minimi, intensità del freddo sull’Italia) andranno letti giorno per giorno, senza trasformare un singolo run in una sentenza.
Conclusioni
Se i segnali verranno confermati, metà/fine febbraio potrebbe rappresentare il vero passaggio chiave dell’inverno 2026, non solo per eventuali episodi freddi, ma per la riorganizzazione del pattern emisferico e per il modo in cui l’Europa entrerà nella primavera meteorologica.
In questo tipo di fase, la parola più corretta non è “certezza”: è potenziale. Ma un potenziale, questa volta, sostenuto da una dinamica stratosferica di peso.
Credit: questo articolo è stato realizzato analizzando i dati dei modelli matematici ECMWF e Global Forecast System del NOAA, ICON, AROME, UKMO per le previsioni meteorologiche. (METEOGIORNALE.IT)
