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Home A Scelta dalla Redazione

Possibile ROTTURA del Vortice Polare dopo il 10 Febbraio: cosa potrebbe accadere

Davide Santini di Davide Santini
03 Feb 2026 - 10:30
in A Scelta dalla Redazione, Ad Premiere, Meteo News
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(METEOGIORNALE.IT) In questo articolo continuiamo a parlare delle proiezioni relative al possibile riscaldamento stratosferico atteso nella finestra temporale compresa tra il 10 e il 15 febbraio. In molti articoli abbiamo trattato questo argomento. Cominciamo col dire che non si tratta di previsioni meteo, ma di tendenze.

 

Questo significa che non possiamo parlare con le certezze, ma dobbiamo utilizzare le dovute cautele. Intanto non è ancora sicuro che si verifichi in maniera esaustiva. E successivamente, qualora dovesse effettivamente originarsi, bisognerà dimostrare che ci sia il trasferimento dalla stratosfera alla troposfera. Ma ne parliamo più avanti.

 

Cosa emerge

Vi mostriamo alcune mappe. Sono un po’ tecniche, cerchiamo di spiegarvele. Si può notare un incremento della probabilità che, dopo il 10-12 febbraio, possa verificarsi un episodio di riscaldamento stratosferico, addirittura di una certa rilevanza. Se prendiamo le mappe a 10 hPa, quelle utili per capire questo tipo di dinamiche meteo, emergono le seguenti cose.

 

L’azione combinata delle principali onde planetarie tenda ad avvicinarsi molto a una possibile rottura (split, in gergo tecnico) del vortice polare stratosferico. Ma attenzione: come detto poco prima, siamo sempre nel campo delle ipotesi. Al momento, questo split non si manifesta ancora in modo netto e inequivocabile.

 

Caso abbastanza evidente di rottura del vortice polare. Si notano due grosse bilobazioni fredde e una centrale molto calda. Questa mappa è indicativa per il giorno 15 febbraio. Ma ovviamente serviranno numerose conferme, visto che mancano un paio di settimane.

 

Analizziamo ancora

Un ulteriore segnale interessante arriva dalle analisi dei grafici ensemble, sempre alla medesima quota di cui sopra. Senza entrare troppo in dettagli tecnici, si possono notare un aumento delle possibilità di una circolazione anti-zonale. Addirittura, pare che l’evento sia piuttosto raro e quasi eccezionale. Ma allora perché non possiamo sbandierare ai quattro venti il freddo? Intanto perché in vari modelli non danno con certezza un risultato, ma semplicemente ne aumentano la probabilità.

 

In secondo luogo, resta comunque fondamentale ricordare che, anche in presenza di qualunque tipo di stratwarming, è assolutamente necessario valutare come tale disturbo si propagherà verso la troposfera e in che modo verranno riorganizzati il vortice polare troposferico e i flussi del getto.

 

In questo grafico un po’ complicato si notano i cosiddetti moti anti zonali. Questo vuol dire che, per circa una settimana, i flussi in alta quota atmosferici andranno da Est verso Ovest e non viceversa. Questo può significare un aumento delle probabilità di masse d’aria retrograde sul nostro paese. Ma ovviamente seguiranno importanti conferme.

 

Giova ricordare che..

Come già detto più volte, la possibilità di un riscaldamento stratosferico anche di grossa portata non è automaticamente correlato a gelo e neve in Italia. La dinamica della nostra atmosfera, a maggior ragione in questi casi, segue una logica probabilistica: uno stratwarming crea condizioni favorevoli a irruzioni fredde di rilievo, perlomeno su suolo europeo, ma non garantisce in alcun modo che il Mediterraneo venga coinvolto.

 

Questo perché, dopo che il freddo si è eventualmente propagato nei bassi strati, il nocciolo gelido deve proprio puntare verso il nostro Paese. Concludiamo dicendo che, in tante occasioni, è finito più a est o è rimasto a nord. Non resta che seguire i nostri aggiornamenti meteo quotidiani per sapere l’evoluzione del tempo.

 

Credits

L’articolo è stato redatto analizzando attentamente i run dei modelli meteo seguenti e rieditati dall’autore: ECMWF, Global Forecast System del NOAA, ICON, AROME, ARPEGE (METEOGIORNALE.IT)

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Davide Santini

Davide Santini

Davide Santini, laureato magistrale in Fisica. Ha effettuato una tesi triennale con il professor Vincenzo Levizzani sui temporali, sulla loro suddivisione e sui fenomeni più violenti. Ha poi approfondito la tesi magistrale, con il professor Maugeri e il professor Miglietta, analizzando la correlazione tra aumento termico della temperatura estiva e probabilità di promontori di alta pressione di matrice subtropicale. Ha collaborato e collabora tuttora con Nimbus, la rivista di meteorologia italiana. Collabora dal 2018 per diverse testate meteorologiche italiane (5 in totale) e in particolare ha una esperienza quinquennale con il sito web Meteo Giornale. Tratta numerose tematiche, tra le quali previsioni a breve, medio e lungo termine; climatologia; cambiamenti climatici; etica ambientale. È esperto di analisi modellistica, di tendenze a lungo termine e analisi di radiosondaggi e profili termici verticali dell'atmosfera. È inoltre insegnante rinomato, dove prepara gli studenti delle superiori e dell'università, idoneo a trattare concorsi pubblici e privati, con professionalità e impegno.

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