
(METEOGIORNALE.IT) Non si tratta di un prodotto “spettacolare”, ma di uno degli strumenti più solidi per capire se e come il vortice polare stia subendo un attacco dinamico reale, e soprattutto se tale disturbo abbia le carte in regola per propagarsi verso la troposfera, influenzando il tempo alle medie latitudini.
La sezione mostrata per l’11 febbraio 2026 fotografa una fase chiave: il rapporto tra onde planetarie, getto polare e vortice stratosferico entra in una zona di equilibrio instabile.
Cosa rappresenta davvero questa sezione zonal-media
Il pannello ECMWF è una sezione media lungo tutti i meridiani: sull’asse orizzontale troviamo la latitudine, su quello verticale la pressione, dalla media troposfera fino all’alta stratosfera.
Lo sfondo colorato indica la tendenza del vento zonale medio (accelerazione o decelerazione), calcolata a partire dalla divergenza del flusso di Eliassen-Palm (EP-flux). Le frecce nere, invece, mostrano direzione e intensità del trasporto di quantità di moto associato alle onde planetarie di Rossby.
In termini pratici:
- Blu = il flusso zonale viene frenato
- Rosso = il flusso zonale viene accelerato
- Frecce verso l’alto e verso il polo = onde che trasferiscono energia dalla troposfera alla stratosfera

Il segnale chiave: frenata netta del vortice in alta stratosfera
Il dato più rilevante del run è la presenza di un’ampia area blu tra 1 e 10 hPa alle latitudini 60–80°N. Qui il vento zonale mostra una decisa tendenza negativa, segnale inequivocabile di convergenza di EP-flux. In termini dinamici, significa che le onde planetarie stanno sottraendo quantità di moto al polar night jet, rallentandolo.
Questa configurazione è tipica delle fasi che precedono un forte indebolimento del vortice polare e, in molti casi, rappresenta il preludio a un SSW o a un evento di vortice fortemente disturbato.
Un disturbo forte, ma ancora “alto”
Scendendo di quota, tra 30 e 100 hPa, il segnale diventa più sfumato: le anomalie risultano debolmente negative o localmente neutre. Questo suggerisce che, allo stato attuale, il disturbo è ancora concentrato in alta stratosfera, con una propagazione verso il basso non ancora pienamente strutturata.
È un passaggio cruciale:
- se il segnale resterà confinato in alto → impatto troposferico limitato
- se inizierà a scendere → aumento concreto del rischio di NAM/AO negativi
Perché questo meccanismo è così importante
Le onde planetarie a grande scala (wavenumber 1–3) si generano nella troposfera extratropicale e, in determinate configurazioni, riescono a propagarsi verso l’alto. Quando rompono o si dissipano in stratosfera polare, l’EP-flux converge, sottraendo energia al vortice.
Un wave driving prolungato porta a:
- rallentamento o possibile inversione dei venti zonali
- riscaldamento stratosferico
- dislocazione o split del vortice
Solo se queste anomalie scendono progressivamente verso 100–300 hPa si apre però la porta a effetti concreti sul tempo europeo.
Implicazioni operative: cosa osservare nei prossimi run
Questa mappa non va letta come una previsione “deterministica”, ma come un indicatore di tendenza. I segnali da monitorare sono chiari:
- persistenza del blu in stratosfera polare
- estensione della convergenza EP verso quote più basse
- rallentamento del getto polare medio
Se questi elementi si consolideranno, aumenterà la probabilità di blocchi alle medie latitudini, con conseguenze potenzialmente rilevanti anche per Europa e Mediterraneo nella seconda metà di febbraio.
In sintesi
La mappa ECMWF dell’11 febbraio mostra un vortice polare sotto forte stress dinamico, colpito da un’intensa attività ondulatoria. Il segnale è robusto in stratosfera, ma la partita decisiva si giocherà sulla capacità del disturbo di propagarsi verso il basso. È qui che si decide se resterà un evento “alto” o se diventerà un vero cambio di regime atmosferico per l’inverno europeo.
Credit: questo articolo è stato realizzato analizzando i dati dei modelli matematici ECMWF e Global Forecast System del NOAA, ICON, AROME, UKMO per le previsioni meteorologiche. (METEOGIORNALE.IT)
