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      Home » Meteo, El Niño accelera: l’Italia può finire nel “corridoio” delle TEMPESTE Atlantiche
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      Meteo, El Niño accelera: l’Italia può finire nel “corridoio” delle TEMPESTE Atlantiche

      In alcune configurazioni, la corrente a getto tende a scorrere più bassa di latitudine: in quel caso l’Italia può diventare un obiettivo

      Angelo Ruggieri
      Angelo Ruggieri
      Pubblicato: 06/02/2026
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      5 Min Lettura
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      I primi segnali stagionali per il 2026 stanno riportando l’attenzione su un possibile cambio di fase nel Pacifico equatoriale, con un passaggio dall’attuale La Niña debole verso condizioni di El Niño entro l’estate boreale.

      Contents
      • ENSO verso El Niño: perché i modelli stanno “girando” così presto
      • La stagione atlantica 2026: il “baseline” oggi è vicino alla media
      • L’Atlantico resta caldo: un carburante reale, non un dettaglio
      • Il vero ago della bilancia: shear e subsidenza da El Niño
      • Una lettura realistica: stagione “quasi normale”, ma con rischio di sorpresa
        • Scenario centrale (più probabile)
        • Rischio al rialzo
        • Rischio al ribasso
      • Il punto chiave per i prossimi mesi

       

      È un dettaglio tutt’altro che secondario, perché proprio l’evoluzione di ENSO è uno dei fattori in grado di spostare sensibilmente l’equilibrio della prossima stagione degli uragani atlantici.

       

      Al momento, il messaggio più corretto non è “stagione tranquilla” né “stagione estrema”, ma un concetto più realistico: Atlantico molto caldo, ma con un possibile freno dinamico in arrivo dal Pacifico.

       

      ENSO verso El Niño: perché i modelli stanno “girando” così presto

      Le proiezioni più recenti dei principali centri internazionali (con ECMWF tra i più decisi) stanno mostrando una transizione relativamente rapida: erosione di La Niña tra primavera e inizio estate e successiva tendenza verso El Niño tra maggio e luglio 2026.

       

      Qui si gioca il punto cruciale: non basta sapere “se” arriverà El Niño, ma quanto sarà forte e quando si consoliderà davvero. Le uscite multi-modello restano infatti più prudenti: lo scenario va da caldo-neutrale fino a un Niño moderato o persino forte. Questa dispersione non è rumore: è l’incertezza fisica che decide se l’Atlantico avrà una stagione vicina alla norma, leggermente sotto media oppure, in caso di Niño tardivo o debole, ancora sopra media.

       

      La stagione atlantica 2026: il “baseline” oggi è vicino alla media

      Le prime indicazioni stagionali disponibili disegnano per ora una stagione in linea con la climatologia 1991–2020, con numeri headline simili a:

      • circa 14 tempeste denominate
      • 7 uragani
      • 3 uragani maggiori
      • ACE intorno a 125

      Sono valori che non suggeriscono un’annata eccezionale, ma nemmeno un anno “scarico”. E soprattutto: a questa distanza temporale lo skill è limitato, perché l’ENSO non è ancora “locked-in”.

       

      L’Atlantico resta caldo: un carburante reale, non un dettaglio

      Un elemento emerge in modo coerente: la Main Development Region (MDR) e i Caraibi vengono spesso previsti con SST sopra media (anche solo di pochi decimi, ad esempio +0,3°C).

       

      Questo significa maggiore contenuto di calore oceanico, più energia disponibile per intensificazione e maggiore resilienza dei cicloni tropicali una volta formati. In altre parole, l’oceano atlantico non parte “scarico”: parte con un potenziale termodinamico favorevole.

       

      Il vero ago della bilancia: shear e subsidenza da El Niño

      Il motivo per cui El Niño può ridurre l’attività atlantica è noto: un Niño in crescita tende ad aumentare il wind shear verticale sui Caraibi e sull’Atlantico tropicale.

      Tradotto in modo operativo:

      • più shear = più difficoltà per i sistemi a organizzarsi
      • minore probabilità che una tempesta diventi uragano intenso
      • più frequenti onde tropicali abortite

      Se El Niño dovesse chiudere l’estate su un’intensità moderata-forte, la probabilità di una stagione sotto media diventerebbe concretamente più alta, anche con un Atlantico caldo.

       

      Una lettura realistica: stagione “quasi normale”, ma con rischio di sorpresa

      La cornice più solida oggi è questa:

      Scenario centrale (più probabile)

      Stagione vicina alla media 1991–2020, con attività moderata.

       

      Rischio al rialzo

      Se El Niño sarà debole o tardivo, l’Atlantico caldo potrebbe prevalere e spingere verso una stagione più attiva.

       

      Rischio al ribasso

      Se El Niño sarà moderata-forte entro agosto-settembre, lo shear potrebbe “tagliare le gambe” alla stagione, portandola anche sensibilmente sotto media.

       

      Il punto chiave per i prossimi mesi

      Per chi comunica meteo-clima in modo serio, il messaggio non deve essere un numero secco, ma una variabile: la magnitudo di El Niño entro il picco della stagione (agosto-ottobre). È questo che deciderà se il 2026 sarà un anno “normale”, un anno sorprendentemente tranquillo o, al contrario, un anno ancora molto attivo nonostante le premesse.

       

      Credit: questo articolo è stato realizzato analizzando i dati dei modelli matematici ECMWF e Global Forecast System del NOAA, ICON, AROME, UKMO per le previsioni meteorologiche.

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      TAG:Effetti El NiñoEl NinoEl Niño recordinfluenza di El NiñoLa Ninauragani atlantici
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